Fata Morgana: memorie dall'invisibile

Fata Morgana: memorie dall’invisibile

Tra visioni, illusioni e sussurri ultraterreni: quando l’arte rivela ciò che l’occhio non vede.

Un viaggio nel mistico e nell’irrazionale a Palazzo Morando

C’è una soglia, entrando a Palazzo Morando a Milano, oltre la quale la realtà sembra sfilacciarsi. È qui che prende vita Fata Morgana: memorie dall’invisibile, mostra voluta dalla Fondazione Nicola Trussardi e interamente costruita intorno a un universo che scivola tra magia, automatismo psichico e immaginazione visionaria. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: richiama la figura di Fata Morgana, la maga dell’immaginario arturiano, potente, ambivalente, custode di luoghi misteriosi e dotata di un sapere che oscilla tra benevolenza e crudeltà. Allo stesso tempo rimanda al poema di André Breton, per il quale l’accesso al mondo irrazionale richiede un gesto di abbandono: lasciare andare la ragione, aprire le porte all’onirico, farsi attraversare da ciò che non si vede.

La mostra Fata Morgana nasce proprio da un concetto di base che lega questi temi a un luogo preciso: lo storico palazzo è stato dimora della contessa Lydia Capraro, figura affascinata dall’occulto e da discipline esoteriche. Non stupisce quindi che le sale in cui abitò diventino oggi scenario ideale di un’esposizione che setaccia ciò che sta tra visibile e invisibile, tra controllo e trascendenza, tra gesto e destino.

fata morgana

Un percorso tra medianità, pulsioni e automatismi

Il cuore della mostra è un ampio corpus di opere che attraversano linguaggi diversi: pittura, disegno, scrittura automatica, audiovisivo, installazioni, firmate da artisti che hanno intrecciato la propria pratica con una tensione verso il trascendente. Alcuni hanno vissuto episodi psichici o mistici poi riflessi nei dipinti; altri hanno dichiarato di dipingere guidati da entità superiori; altri ancora hanno trasformato il proprio lavoro in un talismano, un mezzo attraverso cui far arrivare messaggi dal mondo dell’oltre.

Il filo più evidente che unisce queste esperienze è il concetto di automatismo psichico, teorizzato da Breton come “dettato del pensiero in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione”. È un gesto libero, puro, non mediato, che ritroviamo nelle opere dei grandi protagonisti del Surrealismo come Man Ray o Marcel Duchamp, entrambi presenti in mostra con lavori chiave. Negli automatismi non è il prodotto finale a costituire l’avanguardia, ma il processo: il movimento della mano, la sospensione della logica, la spontaneità che scardina regole estetiche e morali.

Fata Morgana non si limita quindi a radunare opere “misteriose”: costruisce una costellazione di testimonianze che raccontano un altro modo di concepire l’atto artistico.

Il percorso

Il percorso di Fata Morgana si articola su due livelli. Il primo è più narrativo e introduce il visitatore all’universo mistico della mostra. Il secondo — dove talvolta il percorso non è immediato da seguire — permette di incontrare altre opere dialogando con le sale storiche del palazzo. Qui, come piccola sorpresa, si può sbirciare anche la collezione permanente dedicata alla storia di Milano: un diversivo piacevole che permette di conoscere meglio l’edificio e di respirare la sua stratificazione storica.

Un’esperienza, non un dogma

Importante sottolinearlo: la mostra non vuole confermare né promuovere alcuna dottrina spirituale, né avvalorare episodi mistici. È piuttosto una retrospettiva sulle molte forme in cui l’arte — soprattutto quella femminile, spesso marginalizzata — ha indagato dimensioni della realtà che si sottraggono alla logica comune. Un viaggio nelle possibilità del pensiero, nelle feritoie dell’immaginazione, nelle zone di buio e luce da cui l’arte continua a nascere.

L’ingresso è completamente gratuito, e l’esposizione dialoga idealmente con un’altra mostra attualmente in città, quella di Leonora Carrington a Palazzo Reale, con cui condivide lo sguardo mistico e visionario.

Fata Morgana: memorie dall’invisibile è un varco. Sta a chi entra decidere quanto lasciarsi attraversare.

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