Caparezza e il suo viaggio tra musica e fumetto
“Orbit orbit” è il nuovo album di Caparezza: si direbbe che viene ancora dalla luna, o quanto meno dallo spazio. È il nono dell’artista, ma non è solo un altro capitolo della sua storia musicale, è un romanzo a sé stante: sin dalla sua nascita quest’album è stato concepito diversamente, e si sente.

È ancora il Caparezza che conoscevamo, sia chiaro, ma l’album – che a tutti gli effetti è un concept album – è stato partorito in una commistione fra arti: la seconda, la musica, e la nona, il fumetto. Più che un progetto musicale, infatti, è la colonna sonora del fumetto che ha scritto, riuscendo a trovare un punto di incontro tra ciò che gli ha salvato la vita, in momenti diversi.
Se il fumetto è stato il suo primo amore, ciò attraverso cui ha scoperto l’arte da piccolo, la musica – lo sappiamo – è stato ciò che l’ha reso artista: qui le due versioni di Caparezza si incontrano in un idillio sugellato dalla consapevolezza che senza l’una, il fumetto, non avrebbe ritrovato l’amore per l’altra, la musica.
Odi et amo: quando ciò che ami diventa ciò che può farti del male
Come si fa non disamorarsi di ciò che ti ha reso l’artista – e la persona, in qualche modo – che sei se è lo stesso strumento che potrebbe peggiorare la tua salute? Al rapper pugliese sono infatti state diagnosticate l’acufene, ovvero un fischio costante nell’orecchio e l’ipoacusia, che sarebbe la riduzione dell’udito, che degenerando può portare alla perdita dello stesso. Entrambe le condizioni potrebbero essere state causate dall’esposizione prolungata a casse e cuffie, che rischiano, a loro volta, di aggravare ulteriormente il problema. La musica: croce e delizia, insomma.
In A comic book save my life racconta quanto è stato difficile prendersi carico di una malattia che lo potrebbe portare a non sentire più la voce di chi ama, la rabbia di questa seconda diagnosi che si somma al fischio continuo e quindi si fottano i dischi. Ma lo dice cantando, lo dice scrivendo un altro disco grazie al fumetto, la ciambella di salvataggio, che gli ha permesso di riavvicinarsi alla musica non da rivale, ma da vecchio amico che ha perdonato all’altro tutto.
Per diventare uomo, devi uccidere il padre: Caparezza sceglie di farlo
Quest’album, con tutte le paure che vengono raccontate al suo interno, con il desiderio e la vertigine di libertà, raccontano un viaggio: per poter andare avanti, per poter crescere e diventare uomo – è da Edipo che abbiamo appreso questa amara certezza – bisogna uccidere il padre. Caparezza uccide i suoi padri: le sue versioni passate e le sue certezze, anche ciò che l’aveva reso immediatamente riconoscibile dal punto di vista musicale – non è più presente infatti la voce sottile e acuta che in molti pezzi era un vero e proprio marchio distintivo.
Questo esce fuori in Autovorbit in cui racconta come tutti cercano la stessa persona di 20 anni fa, ma quella persona non può ritornare; non esiste lo stesso Caparezza che ha scritto Vieni a ballare in Puglia, o Vengo dalla Luna (per quanto, evidentemente abbia un debole per lo spazio). A restare uguale però è l’ironico distacco con cui sembra raccontare anche il dolore.
In Comosmonaufrago parla del desiderio di libertà, ma anche della vertigine di Kierkegaard di fronte ad essa: la libertà pone di fronte alla più pericolosa delle opzioni, perchè il tutto ti si pone davanti agli occhi e l’unica possibilità praticabile sembra non scegliere niente, per fuggire dalla morsa opprimente della domanda: sono davvero in grado di riporre la mia fede, la mia vita in un’unica scelta? Molto Kierkegaard, effettivamente, anche un po’ Mastroianni in 8 e 1/2. Ci vuole coraggio a scegliere, ci vuole coraggio non tanto per la scelta che si compie, ma per tutte le altre che vengono lasciate indietro.
Ma Caparezza la vertigine la supera, decide di fare il salto nel vuoto: decide di continuare a ridere fino a strozzarsi, di non chiudersi atterrito in un’indifferente apatia, di provare dolore, di provare ancora emozioni. Si lancia nella Pathosfera: sofferente, impaurito, ma con il sangue che rimpolpa il corpo di una fantasma. Perché Caparezza non è un fantasma, non è un personaggio di un fumetto, non è un alieno, ma viaggia nello spazio e noi per capirlo davvero possiamo compiere questo viaggio insieme a lui.

