Diane Keaton e Al pacino

Diane Keaton e Al Pacino: quando la vita scrive meglio del cinema

Tra indipendenza, stile e amori impossibili, la vita di Diane Keaton resta la sceneggiatura più autentica che abbia mai interpretato.

Sofisticata, elegante, dallo stile androgino e dall’indimenticabile sorriso.
Mentre facevo un rewatch de Il Padrino, è arrivata la notizia che Diane Keaton , icona del cinema americano, si è spenta a 79 anni.

Una carriera brillante

Nata a Los Angeles come Diane Hall, decise da giovanissima di adottare il cognome della madre per rendersi maggiormente riconoscibile al momento della sua adesione alla Actors’ Equity Association. Fu la vittoria della madre ad un concorso per casalinghe a farle nascere la propensione verso per il teatro ed in concomitanza l’ispirazione verso figure femminili indipendenti e libere.

Gli esordi sul palcoscenico non solo come attrice ma, ma anche come cantante e performer di teatro musicale, le aprirono la strada per una carriera cinematografica straordinaria, costellata da ruoli memorabili e riconoscimenti. Parallelamente, Keaton si cimentò anche nella regia e produzione, firmando negli anni Ottanta il documentario Heaven (1987) diversi film, oltre a diversi videoclip musicali e progetti televisivi che portarono alla luce il suo sguardo ironico e raffinato anche dietro la macchina da presa.

Tra i suoi sodalizi più noti, impossibile non ricordare quello con Woody Allen, compagno artistico e sentimentale per diversi anni. Con lui girò Play It Again, Sam, Manhattan e soprattutto Io e Annie (Annie Hall, 1977), che le valse l’Oscar come migliore attrice protagonista e la consacrò come una delle interpreti più amate della sua generazione.

Diane Keaton
Fonte: instagram

Lei, Lui e Il Padrino

Indimenticabile anche il suo ruolo di Kay Adams ne Il Padrino, accanto ad Al Pacino, con il quale nacque una lunga e intensa storia d’amore. Amanti sul set e nella vita, i due vissero un rapporto profondo e turbolento, segnato da grandi sinergie ma anche da differenze inconciliabili, a partire della loro infanzia: lui cresciuto nel Bronx, lei figlia di un’America borghese e solare. Le loro strade si separarono definitivamente quando Al Pacino rifiutò l’idea di sposarla: un dolore che Keaton, anni dopo, raccontò senza rancore, ricordando come la sua vita avesse comunque trovato pienezza nella maternità dei suoi due figli adottivi, Dexter e Duke.

Nel film, Diane Keaton e Al Pacino interpretano una coppia solida, unita anche davanti alle mille peripezie  se così vogliamo chiamarle. Kay si mostra da subito un’amante devota, anche quando vede il suo compagno, Michael Corleone, cambiare, diventare via via più freddo e impenetrabile. In un’intervista del 2017, Diane ricordò il loro primo incontro con dei dettagli che sembravano profeticamente coerenti con la pellicola che vede protagonista la famiglia Corleone.

Si conobbero durante le audizioni de Il Padrino: lui ordinò da bere senza chiederle nulla, distante ma irresistibilmente magnetico, nervoso, sportivo. Parlava di cinema, di autori che lei non conosceva ancora. Fu proprio Diane a caldeggiare la sua partecipazione al film, nonostante molti lo ritenessero inadatto: troppo particolare, troppo fuori dagli schemi. Ma Francis Ford Coppola vide in lui quello che sarebbe diventato: il cuore oscuro della saga.

Le dediche pubbliche

Il loro amore si esaurì poco dopo Il Padrino – Parte III, ma Diane non smise mai di definirlo “l’amore della mia vita”. E quando, anni dopo, Al Pacino salì sul palco durante la cerimonia dell’AFI Life Achievement Award per omaggiarla, pronunciando le parole “I’ll love you forever”, quella frase suonò come il saluto perfetto a una storia che, pur finita, non è mai davvero passata.

Una pellicola senza finale

Oggi, la sua morte lascia in Al Pacino  e in tutti noi un senso di malinconia. È l’epilogo amaro di un legame che forse non aveva mai smesso davvero di esistere. Se questo finale fosse un film, per noi di wheremagichappens sarebbe il doveroso momento di richiamare, come in un flashback, la lettera che l’attore scrisse per lei tra le strade di Roma:

“Cara Di, mi sento incredibilmente solo più di quanto mi sia mai sentito in moltissimo tempo. Non so perché sia così. Forse è perché mi trovo in un paese straniero e non riesco a parlare la lingua; si potrebbe dire che questo è uno dei motivi. Ma principalmente è perché sono lontano da te e da quello che abbiamo insieme. Mentre scrivo questa lettera sono seduto in un caffè all’aperto a Roma, piove a dirotto. Sto guardando una bellissima piazza con una chiesa parlando tra me e me. Ho le mani conserte come se pregassi. Ma in mezzo alle mie mani c’è un piccolo registratore. Quindi sembra che stia parlando alle mie dita. Così appare. Se solo potessi dettare questa lettera senza muovere le labbra. Solo cercando di dirti che mi manchi, ‘cara’. In un certo senso in modo tortuoso sembra. Ti risponderò. Con amore, Al”

Una lettera, una città, una pioggia lontana  e l’eco eterna di una donna che ha saputo essere brillante e libera. 
Poi, un’inquadratura sfocata e un sorriso fuori campo: il suo modo perfetto di restare.

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