cimitero monumentale di Milano

Il Cimitero Monumentale di Milano: anche le statue piangono

Un viaggio tra arte, memoria e meraviglia al Cimitero Monumentale di Milano

C’è un luogo a Milano dove ho visto una statua piangere, un uomo riposare sorvegliato da due buoi, e un’Ultima Cena in cui gli apostoli bevono Campari.
Quel luogo è il Cimitero Monumentale di Milano, un museo a cielo aperto dove si intrecciano vita e aldilà, arte e cultura, sacro e profano.

Il Cimitero Monumentale come gioiello funebre

Il Monumentale è immenso — mi ci sono volute un paio d’ore solo per visitarne metà a passo svelto — e in ogni marmo si nasconde una storia, un pensiero, un frammento di poesia. Progettato da Carlo Maciachini, il cimitero fu frutto di una lunghissima gestazione e riflette uno stile eclettico, in cui convivono elementi gotici, neoclassici, liberty e romanici, passando anche dall’informale e il razionalismo.
Nato per raccogliere le sepolture dei cimiteri minori, si trasformò presto in un luogo elitario e straordinariamente opulento, arricchito nel tempo grazie ai contributi di architetti, scultori e famiglie della borghesia milanese che ne hanno fatto un vero e proprio scrigno d’arte.

La facciata principale si presenta, nella sua maestosità, ordinata e simmetrica, ma appena varcato l’ingresso il visitatore viene avvolto da una moltitudine di forme e stili: un viale centrale, suddiviso in moduli regolari (che scandiscono le zone di acattolici; cattolici; istraelici), si anima della varietà delle opere che lo costeggiano, rendendo quasi impossibile distinguere a colpo d’occhio le diverse sezioni.


Il cuore pulsante del complesso è il Famedio, il tempio della memoria dove, sotto una cupola stellata, riposano figure illustri come Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Salvatore Quasimodo, Giorgio Gaber, Carla Fracci. Per poter accedere a questa sepoltura elitaria, il defunto deve rispettare i canoni dettati in un regolamento disposto nel 1884, il quale fissa le tre categorie di cittadini i quali possono considerarsi degli di questo privilegio: gli “illustri”; i “benemeriti” e i “distinti nella storia patria”.


Sono però molteplici anche i personaggi che nel Famedio vengono commemorati per le loro virtù ma che vedono la loro effettiva sepoltura altrove, quali Arturo Toscanini o Giuseppe Verdi. Nella cripta di questa zona elitaria riposano altrattanti personaggi di spicco quali Dario Fo, Franca Rame, Giorgio Gaber, Alda Merini e tanti altri.

Ogni sepoltura racconta una storia: dalle cripte sotterranee ai monumenti più grandiosi, ognuna sembra custodire un frammento dell’anima di Milano. Alcune, però, lasciano letteralmente senza fiato.
Come la tomba di Gian Maria Volonté, che raffigura un ultimo bacio; o quella della famiglia Campari, una spettacolare Ultima Cena a grandezza naturale, dove gli apostoli, dice la leggenda, abbiano i volti di persone realmente esistite.
C’è poi il monumento Besenzanica di Enrico Butti, e ancora la tomba Casati, sempre dello stesso autore, in cui la moglie del committente è ritratta nel suo eterno riposo. Nella necropoli spicca infine l’edicola Bernocchi, una struttura maestosa che si erge come un obelisco funebre, quasi a toccare il cielo.

Passeggiare tra queste opere significa camminare dentro una riflessione: tra i simboli di vanitas e caducità, ci si domanda quanto anche nella morte esista la diversità, o se invece il modo in cui la celebriamo dica più di noi che della fine stessa.
Forse è proprio questo il mistero del Monumentale: un luogo dove il silenzio parla e la bellezza non smette mai di respirare.

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