Non servono troppi preamboli per parlare di Victoria Beckham, una delle più famose icone pop anni ’90 e 2000: anzi, della sua storia, della sua carriera, del suo corpo ne hanno parlato tanti – pure troppi. è uscito su Netflix il documentario in cui decide di raccontarsi dal proprio punto di vista e sceglie di farlo partendo dall’inizio: prima della moda, prima delle Spice Girls, prima, insomma, della popolarità.

Che Posh Spice non sia esattamente la ragazza della porta accanto potevamo immaginarlo: le 70 mila sterline all’anno spese per le piante nel suo ufficio, con tanto di 15 mila sterline annue per un impiegato che le annaffiasse – sì, solo quelle dell’ufficio -, ce lo confermano. Lei stessa afferma che il problema è stato che nessuno le ha saputo dire di no; Roland Mouret, stilista che ha aiutato molto Victoria nel suo primo approccio alla moda, nello stesso documentario afferma: “Se non sei severo con Victoria lei ti passerà sopra”.
Victoria Beckham e la…passione per le piante
Il risultato è stato un calo economico così vertiginoso da dover cercare un socio che potesse risollevare le sorti dell’azienda di moda che porta il nome dell’icona millennials. Questa spesa delle 70 mila sterline – che sarà una goccia nel mare rispetto a tutte le uscite che hanno fatto andare in rosso il bilancio dell’azienda – ci può dare un’idea sia della reverenza che prova il suo team nei suoi confronti, tanto da avallare idee quantomeno eccentriche (fosse in lei indagherei per capire se il fioraio e il commercialista fossero complici); sia dello scollamento con la realtà che al di sopra di un certo reddito colpisce chiunque in modo più o meno indistinto.
Il documentario
Victoria racconta le lezioni di danza, la sua tenacia, la solitudine provata prima di incontrare le altre Spice… Eppure, mentre si racconta come un’underdog, come la ragazza di provincia che si è dovuta costruire da zero non si può fare a meno di pensare ad una scena del documentario del marito David, in cui mentre lei, con grande umiltà, racconta della sua famiglia come di una famiglia proletaria David spunta dalla porta e le chiede quale fosse la macchina con cui andava a scuola. Dopo varie esitazioni, lei risponde una Rolls Royce.
Qui non si sta cercando di dire che le cose necessariamente si escludano e che Victoria Beckham non abbia dovuto davvero essere tenace, d’altronde la sua carriera ci dimostra come sia pronta a reinventarsi per esprimersi nella forma che più le si addice. è vero anche che la possibilità di cercare sé stessa e ritrovarsi in un’elegantissima linea d’alta moda non fa di Posh Spice la più comune fra le ragazze. Loro, tendenzialmente, si accontentano di cambiare taglio o di iscriversi in palestra.
è interessante tuttavia notare come Victoria Beckham arrivi ad andare in rosso perché, mentre spende cifre folli (per noi comuni mortali), nessuno ha avuto il coraggio di dirle che stava oltrepassando il limite, ma soprattutto perché vive – certo non è la sola – in un mondo così alienato da quello reale da non rendersi conto che era il caso di fermarsi. Qual è il punto di non ritorno? Qual è la cifra da raggiungere sul conto prima che ci si dimentichi – se mai si fosse imparato – qual è la soglia tra ciò che le persone comuni possono ancora concepire e le 70 mile sterline di piante per l’ufficio?
L’unica vera Posh Spice
Poor it’s cool, finché dura un pomeriggio. Sul programma Keeping up with the Kardiashian, Kylie Jenner sembra essere la protagonista della canzone dei Pulp, mentre va a fare la spesa con la madre per la prima volta in vita sua; fa quasi tenerezza quando, soddisfatta della sua avventura, non sa che deve fare con il carrello dopo aver riposto le buste in macchina; quasi, perché resta comunque un carrello della spesa fuori da un supermercato. Ma tralasciando i casi estremi, la stessa Victoria Beckham vuole nascondere la Rolls Royce con cui il padre l’accompagnava a scuola, perché raccontarsi come venuta dalla working class it’s cooler.
Forse è la fascinazione nei confronti del sogno americano, in senso lato, ovvero di chi viene dal nulla e diventa qualcuno, a spingere verso questa auto-narrazione, come se essere poveri dalla nascita ed essersi costruiti la propria ricchezza con il sudore legittimasse le piante, le velleità, la vita sotto i riflettori.
Ma non c’è nulla da legittimare, Victoria: chi potrà permetterselo continuerà a comprare i tuoi vestiti; agli altri, per chi fosse interessato, restano le tue canzoni, i documentari e le immagini su Instagram della vera royal family d’Inghilterra, quella Beckham.

