I Cani sono tornati, e ce n’era proprio bisogno
Era il 2016 quando la pagina Spotify de I Cani, progetto musicale del cantautore e produttore romano Niccolò Contessa, si aggiornava per l’ultima volta con l’aggiunta del loro terzo album, Aurora. Da quel momento, il silenzio. Solo la comparsa di un singolo nel 2018, Nascosta in piena vista e, nel 2023, totalmente a sorpresa, un EP di due soli brani in collaborazione con Baustelle.
Nel mezzo, molto poco. Alcune collaborazioni illustri: un singolo con Max Pezzali, la scrittura di alcuni testi di Coez, la produzione di ben due album di Tutti Fenomeni Poche le apparizioni. Una, davvero singolare, a Una pezza di Lundini (minuto 13:32). Moltissime le domande dei fan lasciate senza risposta. Il progetto di Contessa sembrava essere finito.

Invece, dal nulla, ecco post mortem, il quarto album de I Cani. Uscito così, senza annunci, senza anteprime, senza singoli anticipatori, in un tiepido giovedì primaverile che si è improvvisamente scaldato. “Non se l’aspettava nessuno. Lo aspettavamo tutti”. Così l’ha salutato l’etichetta 42 Records, che ha prodotto quest’album così come tutti gli altri.
In visibilio il mondo dei social, che ha reagito con meme, video e totale incredulità verso un evento che sembrava ormai impossibile. Proprio per questo la gioia è stata anche doppia, come dimostra la reazione di una pagina Facebook nata con il solo obiettivo di aggiornare il pubblico online sull’eventuale pubblicazione di un nuovo album.
Le tracce
Sono ben 13 i brani che vanno a comporre post mortem. Ognuno ha un suo significato profondo, con cui Niccolò Contessa tenta di gettare una luce inquietante sulle contraddizioni della società, soprattutto quella italiana. L’esempio principe è nella parte del mondo in cui sono nato, con la prima lettera volutamente in minuscolo. Si tratta di una canzone parlata, dove la musica fa da sottofondo e ci si concentra molto di più sul testo.
Caratteristica principale del brano è che il titolo viene ripetuto all’inizio di ogni strofa (figura retorica che, in gergo tecnico, viene chiamata anafora). Questo lascia molta più libertà all’autore e gli consente anche di non dover utilizzare alcun ritornello. Si tratta di una vera e propria denuncia sociale verso tutte le stranezze o storture della società occidentale, ossia la parte di mondo in cui il cantautore è nato, per l’appunto.
Come non citare poi il brano felice, il cui titolo, ironicamente, è di tutto altro avviso rispetto alla traccia: piatta, monotona, lenta così come la musica che accompagna le parole. Qui la band sembra giocare molto sul ritornello, che ripete il titolo ma sembra in totale contraddizione con quanto cantato in precedenza, arrivando quasi a sfiorare l’assurdo.
Anche f.c.f.t. fa della critica ironica il suo mantra. Il titolo è un acronimo, che sta per Fare Come Fanno Tutti. Ed infatti si tratta di un testo sul desiderio, sulla stanchezza e sull’esasperazione di conformarsi alla massa per sentirsi parte di qualcosa, anche se ci si sente un po’ a disagio nel farlo. Dal parlare del più del meno in ascensore ad andare in vacanza dove vanno tutti, in modo da non sentirsi diversi.
Interessante anche la traccia che porta il nome dell’album, che consiste in una semplice strumentale, senza testo, ma dai toni funebri, quasi gotici, con un tetro scampanio all’inizio e alla fine.
Molto profonda anche carbone, che tratta dei problemi di coppia, di come due persone che un tempo si amavano inizino, col passare degli anni, a sopportarsi semplicemente, lasciandosi bruciare dentro fino a diventare carbone, appunto. Rimane solo una vuota parola, “amore”, che però perde completamente di significato.
A loro si aggiungono buco nero, davos, un’altra onda e tante altre, ognuna con un tema ben distinto, trattato sempre con lo stile inconfondibile e un po’ sommesso de I Cani e di Niccolò Contessa, che per molto tempo, troppo, si era fatto attendere.

