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Tra monopoli e Crusca
Dall’11 al 15 Febbraio, andrà in onda la 75esima edizione del Festival di Sanremo. Quest’anno rispetto alle scorse edizioni ci sono stati dei cambiamenti, a partire dal conduttore ,con il ritorno di Carlo Conti e la novità di 30 cantanti in gara. Invece alcuni aspetti sono rimasti gli stessi, come ad esempio i fan che in questi giorni studieranno le migliori mosse per aggiudicarsi “il fantasanremo“ e i brani in gara.
I testi delle canzoni di questa edizione hanno suscitato diverse polemiche, la prima è partita dal Codacons che si è scagliato contro il festival, o meglio, contro gli autori onnipresenti nelle canzoni in gara. Il tutto è iniziato il 21 Gennaio quando il programma “Striscia la notizia” ha reso noto che 19 testi su 30 appartengono ad autori della stessa casa discografica.
Per la precisione, si tratta di Federica Abbate, Jacopo Ettorre, Davide Petrella, Nicola Lazzarin e Stefano Tognini.
A seguito del servizio, il Codacons ha deciso di presentare un esposto all’antitrust contro la cosiddetta “casta discografica“. L’organizzazione ha sollevato preoccupazioni: per la difficoltà di altri brani ad emergere sul mercato e di un appiattimento stilistico.
Quest’ultimo punto è stato confermato dalle analisi condotte dall’Accademia della Crusca. Il linguista Paolo D’Achille ha affermato: “i testi di Sanremo contengano un numero ridotto di lessemi, che ricorrono molte volte, non è di per sé indice di un basso livello qualitativo sul piano linguistico anche se, certo, viene voglia di mettere in rapporto questo dato con la povertà lessicale delle ultime generazioni, che viene spesso lamentata e che certamente un fondamento“.

Per un pugno di libri
Nel nostro paese dovrebbe preoccupare il fenomeno della scarsa propensione alla lettura. Secondo i dati Eurostat ,il 65% degli italiani non legge neanche un libro all’anno, considerando che la media europea è del 47%.
I giovani tra i 16 e i 24 anni aiutano a migliorare questi numeri, il 47% dichiara di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno. I problemi maggiori sono stati riscontrati nella fascia over 65 dove la percentuale di lettori è salita al 27%, è il risultato più alto mai registrato per questa fetta di popolazione.
L’analfabetismo che non funziona
Ai giorni nostri, esporre i cittadini di una nazione che non è abituata alla lettura, a contenuti grammaticamente piatti, rischia di far dilagare la piaga dell’analfabetismo funzionale.
Un indagine Ocse del Dicembre 2024, ha rilevato che oltre un terzo degli adulti in Italia ha problemi in termini di capacità di leggere, comprensione di testi scritti e informazioni numeriche. La ricerca afferma anche che quasi la metà di loro ha difficoltà nel “problem solving“.
Le persone di 55-65 anni mostrano i valori di competenza più bassa rispetto ai giovani di 16-24 anni e le donne sono ancora lontane dagli uomini nella capacità di comprensione e utilizzo di informazioni matematiche e numeriche. Uno dei pochi segnali positivi ce lo hanno dato i giovanissimi (16-24 anni) che sono in grado di raggiungere punteggi di competenze superiori al resto della popolazione e, nel caso delle abilità coi numeri, anche dei giovani di 25-34 anni.
Le considerazioni di questa indagine sottolineano che nel caso italiano, si osserva una notevole perdita di competenze all’avanzare dell’età, ma con un bagaglio di partenza.
in una società come la nostra, dove abbiamo la fortuna di avere a portata di mano qualunque tipo di informazione, sembra quasi impensabile che il nostro bagaglio culturale si svuoti invece di riempirsi. Nel mondo ipertecnologico di oggi è fondamentale che le menti dei cittadini siano il più preparate possibili per fronteggiare l’avvento di nuove tecnologie nella nostra quotidianità.
Perciò è importante selezionare in maniera accurata i contenuti che decidiamo di guardare, perchè non è solo intrattenimento ma è una vera e propria sopravvivenza cognitiva.


