Brunori Sas

Perché “Brunori Sas”? Curiosità sul cantautore calabrese e sul suo brano “L’albero delle noci”

L'origine familiare del nome d'arte di Dario Brunori e le gioie e le inquietudini dell'essere genitori descritte ne L'albero delle noci

Dario Brunori, in arte Brunori Sas, sarà uno dei 29 Big in gara del Festival di Sanremo 2025.

Nato a Cosenza il 28 settembre 1977, trascorre l’infanzia a Joggi per poi trasferirsi a Guardia Piemontese durante l’adolescenza. Dopo il diploma giunge a Siena per avvicinarsi a Giacomo Castellano, chitarrista fiorentino che insegnava a Fiesole. Come dichiara lui stesso al Corriere, in quel periodo aveva iniziato a suonare la chitarra elettrica attraverso il manuale rock/heavy del metodo di Castellano. A Siena frequenta anche l’università, laureandosi in Economia e Commercio.

Da cosa deriva lo pseudonimo Brunori Sas?

Molti sono incuriositi dall’appellativo Brunori Sas, ma qual è il suo significato? Brunori, come si evince facilmente, è il cognome, per Sas, invece, si intende “Società in accomandita semplice”. Utilizzando questo nome d’arte, il cantautore calabrese ha voluto rendere omaggio all’azienda di famiglia che si chiama allo stesso modo.

L’albero delle noci a Sanremo

Brunori dall’inizio della sua carriera ha pubblicato cinque album in studio: Vol.1 (2009), Vol.2 – Poveri Cristi (2011), Vol.3 – Il cammino di Santiago in taxi (2014), A casa tutto bene (2017), Cip! (2020). 

Il 14 febbraio 2025 uscirà il suo ultimo album, L’albero delle noci, in cui sarà contenuta l’omonima canzone che presenterà a Sanremo. Il brano racconta le gioie e le paure che contraddistinguono la paternità, la rivoluzione che la nascita di un figlio o una figlia determinano dentro sé stessi e dentro il nucleo familiare. Ciò che viene descritto è il divenire padre, condizione che crea delle inquietudini, che fa riflettere su quanto ci si senta ancora figli e se si è pronti a rinascere, diventando genitori.

Il cantautore celebra l’arrivo della figlia, la piccola Fiammetta, nata nel 2021 dalla relazione con Simona Marrazzo, cantante e co-fondatrice della casa discografica Picicca Dischi.

Il titolo della canzone deriva dall’albero che si trova di fronte casa del cantante in Calabria e a cui l’artista attribuisce l’ispirazione per le sue canzoni.

Secondo Lorenzo Coveri, professore dell’Accademia della Crusca che da anni analizza i testi dei partecipanti al Festival, solamente il testo di Brunori Sas e quello di Lucio Corsi si distinguono dalla piattezza riscontrata negli altri brani.

Secondo Coveri il testo di Brunori è «letterario, con immagini sofisticate, figure retoriche di livello. Interessante, intimo, autobiografico, nel parlare della gioia e della responsabilità di mettere al mondo una figlia».

L’albero delle noci

Sono cresciute veloci le foglie sull’albero delle noci
E nei tuoi occhi di mamma adesso splende una piccola fiamma
Io come sempre canguro fra il passato e il futuro
Scrivo canzoni d’amore alla ricerca di un porto sicuro
E come un ragioniere in bilico fra il dare e l’avere
Faccio partite doppie persino col mio cuore


Come si può cadere in basso
Da una distanza siderale
Sono passati veloci questi anni feroci
E nel mio cuore di padre il desiderio adesso è chiuso a chiave
E tu sei stata bravissima all’esame di maturità
Ad unire i puntini fra la mia bocca e la verità
Che tutto questo amore io non lo posso sostenere
Perché conosco benissimo le dimensioni del mio cuore
E posso navigare anche in assenza di stella polare

Vorrei cambiare la voce
Vorrei cantare senza parole
Senza mentire
Per paura di farti soffrire
Vorrei cantarti l’amore, amore
Il buio che arriva nel giorno che muore
Senza cadere
Nella paura di farti male


Sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele
E le persone buone portano in testa corone di spine
Ed ho imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino
E che una vita si può spezzare per un pezzetto di carne o di pane
E a tutta questa felicità io non mi posso abituare
Perché conosco il sogno del faraone
Le vacche grasse e le vacche magre
E che si può cadere da una distanza siderale


Vorrei cambiare la voce
Vorrei cantare senza parole
Senza mentire
Per paura di farti soffrire
Vorrei cantarti l’amore, amore
La notte che arriva nel giorno che muore
Senza cadere
Nella paura di farti male
Sono cresciuti troppo veloci questi riccioli meravigliosi
E ora ti vedo camminare con la manina in quella di tua madre
E tutta questa felicità forse la posso sostenere
Perché hai cambiato l’architettura e le proporzioni del mio cuore
E posso navigare sotto una nuova stella polare

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