Marracash “intinge veleno nella penna”
E’ arrivato come un fulmine a ciel sereno, o meglio, come un’oasi nel deserto, quello della discografia italiana, che mai come in questo momento storico mira al profitto trascurando la sostanza. Ma non se ne prenda tutte le responsabilità, infondo il pubblico, anch’esso lobotomizzato, sceglie cosa ascoltare. Con “E’ finita la pace” però, Marracash porta un barlume di speranza, fotografando senza paternali, una società in declino sovrastata dalla tecnologia e ormai indifferente e incapace di empatizzare con il mondo circostante, convinta che “il resto” non la riguardi, “Non siamo in pericolo, siamo il pericolo”.
Al tempo stesso ne analizza le problematiche, parlando di lavoro precario in “Factotum”, e descrivendo la vita degli “ultimi”, quelli ormai dimenticati anche nei testi delle canzoni. Che sia il Marra il nuovo volto del cantautorato? Quest’album stupisce perché dopo tanto qualcuno prende la parola per lanciare dei messaggi universali.
Ultimamente la musica, seppur di qualità, era diventata uno strumento appannaggio del “personale”, e nei testi delle canzoni risuonava un io che anche se condivisibile, risultava ridondante. Un’opera è senz’altro personale, ma per far si che diventi arte ha bisogno di essere universale. Marracash ha afferrato a pieno questo concetto, e il consenso che sta avendo quest’album dimostra che è quella la chiave. Non manca ovviamente il suo vissuto in brani più introspettivi in cui si racconta, senza maschere, mostrandosi fragile e svelando i lati meno edificanti. Apprezziamo anche questo in un contesto in cui tutti sono migliori di qualcun altro, ed è bene farsi vedere “vincenti”, quando non è sempre così.
Rimane fedele al mondo rap, di cui ne è certamente precursore, mantenendo la tradizione del dissing e dimostrando che questa pratica può essere utilizzata anche con sottigliezza, non necessariamente perseguibile di denuncia. Li mette un po’ tutti sotto scacco il buon Marracash, perché “il livello è troppo trash, serve un power slap”. Ne descrive il piattume in cui il genere è caduto, dal consenso facile, “tutti platini, tutti bravi”, sottolineando, probabilmente con amarezza, come “il circoletto” sia composto sempre dalle stesse facce, alias autori. Della serie squadra che vince non si cambia, per rimane fedeli all’obiettivo del profitto.

Tanti i riferimenti al mondo social, di cui ormai siamo assorbiti, sottolineando la pratica del commento facile, e di come oggi i “termini offensivi siano sinonimo di libertà d’espressione“. E ancora perché il sentimento anticelebrity? Forse perché quello che viene mostrato come ordinario sulle piattaforme è lontanissimo dalla realtà?
Anche il mito americano è caduto, ormai scostante dal modello dei suoi padri fondatori. E la politica di casa nostra? Quella di cui oggi nessuno parla, troppo rischiosa, non più oggetto di critica nel mondo dell’arte. Marracash scomoda anche quella denunciandone l’operato discutibile e il linguaggio antidemocratico.
Nei suoi pezzi più intimi è disilluso, troverà mai il suo amore ideale? Ma infondo lo vuole davvero trovare?E poi l’apatia, il bornout che l’ha colpito, la necessità di fermarsi, tutto descritto in “Detox/Rehab”. C’è tanto in “E’ finita la pace”, album che arriva dopo la consacrazione di “Persona” e che riesce egregiamente a tenergli testa. Marracash descrive la bolla e nella bolla stessa è entrato per osservare sé stesso e uscito per osservarne la società.
Un progetto maturo che a suon di rime convince tutti e costringe tutti a riflettere, restituendo al mondo rap quella dignità che è stata trafugata negli anni e che ha portato il genere a uno scontro generazionale in cui gli adulti non capivano il linguaggio dei giovani. Ma che musica ascolti? No non era colpa del genere, che ormai va accettato come il sound predominante dei nostri giorni, andava solo riequilibrato, e ci ha pensato il Marra.


