Paolo Sorrentino è noto per il suo stile visivo inconfondibile, fatto di contrasti eleganti, inquadrature surreali e ritratti di umanità fragili e grandiose. Ma c’è un elemento che trasforma le sue immagini in esperienze ancora più profonde: il suono. Le colonne sonore dei suoi film non sono mai semplici accompagnamenti musicali, ma vere e proprie componenti narrative, capaci di dare nuova luce e nuovi significati alle scene, immergendo lo spettatore in atmosfere uniche e sorprendenti.
Ecco un viaggio attraverso le colonne sonore più interessanti e atipiche nei film di Sorrentino, in ordine cronologico, per capire come la musica sia diventata un tratto distintivo del suo cinema e del nostro modo di viverlo.

L’Uomo in Più (2001): Il Debutto con Toni Servillo e le Note Anni ’70
Il primo film di Paolo Sorrentino, L’Uomo in Più, introduce già una delle sue muse, Toni Servillo, e getta le basi per la poetica sorrentiniana: l’isolamento, il fallimento, la disillusione. La colonna sonora riflette il mondo interiore del protagonista, un cantante di successo anni ’70 in declino, con brani che oscillano tra atmosfere malinconiche e vibranti. Qui, Sorrentino sperimenta con sonorità vintage, che catturano perfettamente il mood nostalgico della pellicola e danno profondità al personaggio.
- Malafemmena – Canzone napoletana tradizionale interpretata da diversi artisti
- Oro – Mango
Le Conseguenze dell’Amore (2004): Minimalismo ed Elettronica per un Noir Moderno
In Le Conseguenze dell’Amore, la scelta musicale vira su toni cupi e raffinati. La colonna sonora, in gran parte elettronica, segue il ritmo ipnotico della vita di Titta Di Girolamo (sempre interpretato da Toni Servillo), un uomo che vive in un esilio volontario in un albergo svizzero. La musica minimalista e ripetitiva, con brani di Pasquale Catalano e pezzi internazionali come One Evening di Feist, crea un’aura di tensione sospesa, conferendo al film il fascino misterioso e noir di una poesia silenziosa.

- One Evening – Feist
- It’s Raining Today – Scott Walker
- Senza Fine – Gino Paoli
L’Amico di Famiglia (2006): Ironia e Grottesco tra Swing e Musica Italiana
L’Amico di Famiglia si distanzia ulteriormente dalle scelte musicali convenzionali. Il protagonista Geremia, un usuraio di provincia dall’animo grottesco, è accompagnato da una colonna sonora che spazia dallo swing alla musica italiana, creando un effetto quasi straniante. Sorrentino mescola generi musicali e si diverte a rompere i canoni, rendendo le scelte musicali specchio della complessità e ambiguità dei personaggi.
- E’ La Vita – Sergio Bruni
- Ciao Amore Ciao – Luigi Tenco
- The Carnival of the Animals – Camille Saint-Saëns
Il Divo (2008): Dramma e Satira con Brani Pop e Opera
Con Il Divo, Paolo Sorrentino mette in scena un Giulio Andreotti solenne e grottesco, con una colonna sonora che gioca su contrasti forti. In una delle scene più memorabili, Andreotti (di nuovo Servillo) passeggia per i corridoi della politica italiana sulle note di Toop Toop dei Cassius, un brano pop elettronico che rompe completamente l’atmosfera seria e politica della scena. Questa scelta musicale, ironica e volutamente esagerata, diventa la firma di un regista capace di mescolare stili e di trasformare un biopic in una riflessione satirica sul potere.
- Toop Toop – Cassius
- Almendra – Abelardo Barroso y La Sensación
- Danse Macabre – Camille Saint-Saëns
- Da Da Da – Trio
- Orchard House – Nicholas Britell
This Must Be the Place (2011): La Rockstar in Crisi e il Fascino di David Byrne
Con This Must Be the Place, Paolo Sorrentino sceglie la strada del road movie con protagonista un’icona del rock in declino, interpretata da Sean Penn. La colonna sonora è arricchita dalla collaborazione con David Byrne, frontman dei Talking Heads, che contribuisce alla creazione di un universo sonoro perfetto per il protagonista, Cheyenne. Le canzoni dei Talking Heads, in particolare la title track, diventano il cuore del film e lo accompagnano in un viaggio interiore che riflette sulla fama, la redenzione e l’identità. L’incontro tra la musica di Byrne e l’estetica di Sorrentino è una delle esperienze più memorabili del cinema di quegli anni.

- This Must Be the Place (Naive Melody) – Talking Heads
- If It Falls, It Falls – Iggy Pop
- Lay & Love – Will Oldham
- Every Single Moment In My Life Is A Weary Wait – Julia Kent
Il capolavoro di Paolo Sorrentino. La Grande Bellezza (2013): Contrasti Musicali per un’Opera Totale
La Grande Bellezza è forse il film che più rappresenta la fusione tra musica e immagine nel cinema di Sorrentino. Qui, le scelte musicali spaziano dalla musica sacra al pop, dall’elettronica al classico, in un mix che accompagna lo spettatore attraverso le strade di una Roma decadente e splendida. Dai cori gregoriani all’electropop di Bob Sinclair, la musica riflette la dicotomia tra la bellezza assoluta e la superficialità della società. Le scene si trasformano in tableaux vivants accompagnati da suoni che amplificano la grandezza e la vanità della “Dolce Vita” contemporanea.
- The Beatitudes – Vladimir Martynov
- Far l’Amore – Bob Sinclar e Raffaella Carrà
- My Heart’s in the Highlands – Arvo Pärt
- I Lie – David Lang
- A Far L’Amore Comincia Tu – Raffaella Carrà
- Mueve la colita – Sonora Dinamita
Youth – La Giovinezza (2015): La Poesia della Musica nella Vecchiaia
In Youth, la musica è un tema centrale, con un direttore d’orchestra (Michael Caine) e un regista (Harvey Keitel) che si confrontano con la vecchiaia e i ricordi. La colonna sonora, affidata a David Lang, si muove su toni delicati e malinconici, arricchita da brani di Mark Kozelek e The Retrosettes. Un momento particolarmente potente è l’esecuzione del Simple Song di Lang, che rappresenta la bellezza e la vulnerabilità della vita e fa della musica la lingua attraverso cui i personaggi comprendono se stessi e il proprio passato.
- Simple Song #3 – David Lang
- You Got The Love – The Retrosettes
- Just (After Song of Songs) – David Lang
- The Crying Game – Boy George
- I Feel Love – Donna Summer
Loro (2018): Pop, Eccesso e Critica Sociale

Nel dittico Loro, Paolo Sorrentino racconta il mondo di Silvio Berlusconi con ironia e sfarzo, utilizzando una colonna sonora che rispecchia l’eccesso e l’edonismo dell’ambiente. La musica pop e dance accompagna le scene di feste e sfarzi, ma non manca di farsi critica, evidenziando la superficialità di un mondo in cui apparenza e potere sono tutto. Anche qui, la colonna sonora diventa strumento di satira, capace di enfatizzare il contrasto tra luci e ombre, tra seduzione e cinismo.
- Good Times – Chic
- Mueve la colita – Sonora Dinamita
- Io Mammeta e Tu – Renato Carosone
- Più Bella Cosa – Eros Ramazzotti
È Stata la Mano di Dio (2021): Nostalgia e Melanconia Napoletana
Infine, in È Stata la Mano di Dio, Sorrentino ritorna alla sua Napoli, raccontando una storia intima e autobiografica. La colonna sonora è caratterizzata da brani che evocano la Napoli degli anni ’80 e ’90, con pezzi di Franco Battiato e canzoni della tradizione partenopea che rispecchiano il dolore, la scoperta e la crescita del giovane protagonista. La musica, in questo caso, è un filo conduttore che accompagna lo spettatore tra nostalgia e rivelazioni, arricchendo la narrazione di un profondo senso di appartenenza e perdita.
- Come un Sole All’Improvviso – Franco Battiato
- Napule è – Pino Daniele
- Il Sogno di Saragat – Canzone napoletana
- Varsavia – Franco Battiato
Parthenope (2022): Un Omaggio a Napoli tra Musica e Silenzio
In Parthenope, Paolo Sorrentino ritorna alla sua città natale, Napoli, in un omaggio delicato e intimo. Qui la musica non è presente come sottofondo costante, ma emerge con delicatezza, creando momenti di riflessione e di pausa. Il regista gioca con il silenzio, che diventa un protagonista invisibile, permettendo alla città di “respirare” e di raccontarsi attraverso immagini e suoni ambientali, come il mare, i passi, le voci di fondo.
Quando la musica entra in scena, lo fa con melodie che evocano il passato e il folklore napoletano, senza cadere nel cliché, ma offrendo una visione più autentica e personale della città. La colonna sonora di Parthenope alterna momenti di silenzio e frammenti musicali che ricordano Napoli come città di forti contrasti, sospesa tra tradizione e modernità, tra storia e contemporaneità.
Essendo un progetto molto intimo e sperimentale, Parthenope non ha una colonna sonora tradizionale, ma si affida principalmente a suoni ambientali e ad alcuni brani musicali selezionati con cura per esprimere l’anima della città.

Ecco alcuni elementi della colonna sonora e dei brani utilizzati:
Suoni ambientali
- Suono del mare: simbolo del legame di Napoli con il Mediterraneo e della forza della natura
- Voci di strada e rumori cittadini: catturano l’energia quotidiana della città e la vitalità del popolo napoletano
- Campane e suoni ecclesiastici: richiamano la presenza religiosa e la tradizione che permeano la cultura locale
Musica tradizionale e classica napoletana
- Brani di musica napoletana classica: sebbene non ci siano informazioni dettagliate su specifici brani tradizionali, Sorrentino utilizza arrangiamenti ispirati alla tradizione musicale napoletana, evocando temi di nostalgia e appartenenza
- Musica strumentale delicata: per accompagnare scene suggestive della città senza sovrastare i suoni naturali, ma piuttosto integrandoli armoniosamente.
La delicatezza e l’autenticità dei suoni di Parthenope fanno immaginare influenze di compositori come Franco Battiato o Roberto Murolo, artisti che spesso Sorrentino ha richiamato nei suoi lavori per rappresentare il legame con Napoli. Essendo Parthenope un progetto molto viscerale, il regista ha scelto di enfatizzare la narrazione visiva e sonora della città stessa, con meno enfasi sui brani specifici e più sul paesaggio sonoro napoletano.
Per finire
Attraverso una selezione musicale audace e mai scontata, Paolo Sorrentino ha creato un’identità sonora tanto riconoscibile quanto la sua estetica visiva. Le sue colonne sonore, composte da brani che spaziano dai classici all’elettronica, dal pop all’opera, hanno contribuito a fare dei suoi film esperienze sensoriali complete, capaci di lasciare una traccia nell’immaginario collettivo. In ogni suo film, la musica non è solo un elemento di contorno, ma una voce invisibile che racconta ciò che le parole e le immagini, da sole, non potrebbero esprimere.


