Piotta poeta dell’Africano intero
“Perché alla Maranella lì all’incrocio dell’Acqua Bullicante e la Casilina c’era più via vai di macchine e di gente che in Via Veneto”.
Ragazzi di vita, Pierpaolo Pasolini.
Si apre così il video di Professore, uno dei brani contenuti all’interno di Nà notte infame. Una citazione pasoliniana che sintetizza il senso dell’album: acre, vero, intenso.
Ho ascoltato il disco di Tommaso tantissime volte, e se fin da subito ho pensato che avrei dovuto scriverci qualcosa, rimanevo sempre intrappolata da un incipit che non riuscivo a elaborare, temendo di banalizzare anche solo un concetto. E’ così che questo editoriale arriva dopo il clamore del caso Premio Tenco. ‘Na notte infame’ aveva bisogno di essere interiorizzato. E probabilmente questo processo non è ancora terminato, ma il fatto che ci sia in circolazione questo album mi dà speranza.

Undici tracce evocative
Inizierò col dire che quest’album è intriso di romanità fino al midollo, anche se non perfettamente conforme alle regole sul dialetto. Il progetto artistico del Piotta è un viaggio all’interno della storia contemporanea con Roma che fa da scenario. L’artista è un cantastorie che ci prende la mano, senza sopraffarci, e ci trasporta nella macchina del tempo risvegliando nelle nostre coscienze aneddoti crudi come gli anni di piombo.
Serpico è uno dei pezzi meglio riusciti, e racconta la caduta di Francesco Evangelista, poliziotto ucciso il 28 Maggio 1980 per mano di un gruppo di terroristi di estrema destra appartenenti al NAR (Nucleo Armati Rivoluzionari). La storia è raccontata dal punto di vista di un bambino, Tommaso, che all’epoca frequentava le scuole elementari. Indirettamente coinvolto nell’accaduto, in quanto il fratello Fabio fu tra i primi a chiamare la polizia, e quindi interrogato sui fatti.
Dalla metrica musicale perfetta che si appoggia sulle note di un rap puro, incontaminato…romano. Il ritornello è affidato a Federico Zampaglione dei Tiromancino, che assolve perfettamente la sua parte. Piotta è rimasto fedele alla prima scuola, raggiungendo una maturità artistica che esplode nel testo, assolutamente meritevole di un premio, in quanto poesia contemporanea.
Di colpo come pioggia hanno sparso l’erba
Da Villa Ada a Val padana e l’Africano intero
Fiamma dello squaglio, conca di cucchiaio
Sangue sul divano ricordo operaio
In rivolta perduta generazione dissolta, illusa rivoluzione
Mentre Serpico controlla a colpi di pistola
Ucciso una mattina così, fuori da scuola
Professore è un altro pezzo evocativo all’interno dell’album. Dedicato al fratello Fabio, che si era guadagnato quest’appellativo grazie alla passione per i libri, e per la sua attività didattica tra gli stranieri, ai quali impartiva lezioni di italiano.
È il niño del barrio, parla italiano
Al bar del cinese, parla italiano
Il bangla di Marra, parla italiano
Ogni bambino qui, parla italiano
La niña de rua, parla italiano
La tipa che è afro, parla italiano
E’ il dipinto di una Roma multietnica, vera natura della città da sempre crocevia di mescolanze, oggi più che mai. Una società in evoluzione, spesso ai margini, che Tommaso cita in ricordo di Fabio.
Un poeta era qui come quelli big
Dentro a casa nostra insieme a John Keats
Ci sono tutti i libri che hai lasciato qui
Con le rime non chiuse, non dette, C
Prima le persone, poi le cose
Prima le parole poi le banconote
Prima lezione, viva l’amore
Ecco la tua classe, professore
Lella…e poi, storia di un femminicidio
Lella…e poi è il riadattamento del classico di Edoardo De Angelis. Storia di un uomo che uccide l’amante, la vicenda è narrata dall’assassino in dialetto romano. Nella sua riedizione Piotta non ha voluto solo regalare a questo brano un sound più contemporaneo, ma portare all’attenzione una dinamica che ha sempre seguito gli stessi schemi, ennesima dimostrazione che basta guardare indietro per capire il presente. Lella viene uccisa perché dice no al suo aguzzino, e il rifiuto è inaccettabile.
Lontano da chi sputa su tastiera l’anima più nera
Osservatore della società contemporanea, Piotta in questo album ci presenta introspezioni, ricordi e pezzi di storia dimenticati sulle note di un rap che viaggia su binari differenti. E’ un rap cantautorale che che ha come fondamenta i classici del passato, non vi è dubbio. A Roma restituisce la sua essenza verace, a tratti malinconica, un analisi che vale molto di più di una frase dialettale.

