Sethu

Sethu, tutti i colori del buio

Tra salute mentale e incertezza del futuro

di Alessia Maselli

Sethu, tutti i colori del buio

In occasione dell’uscita del suo album ‘Tutti i colori del buio’, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Sethu, che ci ha raccontato l’essenza di questo disco.

«Dopo il periodo di grande intensità e messa in gioco del Festival di Sanremo, è arrivato il contraccolpo del tornare a destreggiarsi con l’essere Artista in un periodo storico molto complesso. (?) Verso la fine dell’estate sono riaffiorati i primi episodi di depressione, facendomi tornare in luoghi bui della mente in cui ero convinto non sarei più passato, tanto da decidere – sia io che Jiz – di tornare in terapia. È la terapia ad averci sbloccato nella scrittura del disco, l’esigenza di questo album è scaturita da lì»

Sethu

Undici tracce che raccontano e condividono tutte le sfumature dei mesi seguenti al Festival di Sanremo, un periodo vissuto tra luci e ombre, soddisfazioni e disfatte, profondo buio e nuova luce.
Non è un caso che tutte le tracce dell’album – a sola eccezione del brano “troppo stanchi” – siano state realizzate dai due gemelli nell’arco di pochi mesi, tra settembre e lo scorso febbraio, dopo aver preso la scelta di tornare in terapia e darsi l’opportunità di tornare a stare bene.

«La salute mentale e la depressione vengono spesso viste come entità monolitiche, invece credo che esistano tante sfaccettature al loro interno che riflettono momenti diversissimi fra loro. Non è bianco o nero. Ho scritto questo album partendo dalla mia esperienza personale, ma vuole parlare ai tantissimi ragazzi, più o meno grandi di me, che vivono le stesse difficoltà».

Sethu
Sethu


Tutti i colori del buio‘ esplora le diverse sfumature dell’universo artistico di Sethu anche sul piano musicale, non solo quello contenutistico: oltre ad un’attenta cura verso l’estetica dark tratta dall’immaginario dei film horror degli anni Settanta, l’album è ricco di ricerca, citazioni e dinamicità. Le influenze dell’hardcore punk incontrano la breakbeat, il pop e le colonne sonore cinematografiche, mentre i testi accolgono citazioni liriche che riprendono i film The lost boys” (1987) di Joel Schumacher e Tutti i colori del buio” (1972) di Sergio Martino piuttosto che i testi di Club Dogo, CCCP, Vasco Brondi, Kaos One e persino Baudelaire.

Si hanno poi gli inserti vocali di Emma Galeotti sull’incipit di “i ragazzi perduti”, quello di Carlo Vanzini campionato in “problemi” e quello di Jiz in “tutti i colori del buio (outro)”.


Quella di Sethu è una lettura del mondo contemporaneo condivisa soprattutto dalle nuove generazioni che stanno cercano di concretizzare i loro sogni e obiettivi, ma che nel farlo si imbattono inevitabilmente tra precariato, ecoansia, negazionismo, paura per il futuro e guerre, cadendo nella disillusione che questo mondo non conceda più la possibilità di sognare. Nonostante tutto, persiste la speranza di trovare salvezza, quella che affiora limpida in “i ragazzi perduti”, focus track del disco.

Questa è la prima canzone che abbiamo scritto grazie al ritorno in terapia. É la traccia-manifesto del disco, quella che al contempo descriverei essere la più personale e universale di tutte. Riesce a toccare tanti temi differenti, anche molto pesanti, come il suicidio, ma lascia spazio alla speranza. E si rivolge a un “tu” che corrisponde a me, Sethu, ma che potrebbe parlare vis a vis a chiunque l’ascolti.
Il testo mi tocca molto, resta una ferita aperta per quanto mi sento ancora nel pieno di quello che canto. Continuo a emozionarmi molto quando la riascolto.
Il messaggio è: nonostante ti senta perso e smarrito, un giorno anche tu riuscirai a ritrovare te stesso e stare bene. Dalle lacrime nascerà qualcosa di buono, anche se oggi ti sembrano vane. Un giorno andrà meglio, questo dolore ti sarà utile.

Sethu


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