Jordan Jeffrey Baby

Jordan Jeffrey Baby, una fine evitabile

Cosa si è fatto per evitare questa fine?

di Melpot Cosmos

In memoria di Jordan Jeffrey

Quest’articolo forse, nell’Antitesi, stona un pochino.
Non posso certamente scagliarmi contro una persona che ora riposa in pace, e anzi: non è questo il mio obiettivo, e non lo sarà mai.
Per quanto possa essere la mia idea personale su chi sia stato Jordan Tinti, non credo abbia senso in questo momento attaccare chi e cosa è stato.

Jordan Jeffrey su Instagram
Jordan Jeffrey su Instagram

L’arte, l’artista, la persona

Lo ammetto però, non ero e non sono fan della sua musica che parlerà eternamente per lui.
Non credo fosse una leggenda, ma come ogni vita strappata troppo presto (il ragazzo aveva infatti solo 26 anni) mi dispiace non possa aver dato di più e non aver dimostrato il suo intero potenziale.
Era arrivato alla ribalta per colpa di un giornalismo imbarazzante che attaccava lui come esponente di un genere, tramite invettive inutili e puerili.

Un innalzamento dei suoi numeri si deve infatti all’invito al programma di Giletti ‘Non è l’arena’ dove venivano strumentalizzate le canzoni di Jordan, tutto per dimostrare un’inadeguatezza del genere Trap.
Tutto questo senza citare motivazioni, cultura, satira, l’utilizzo di un forte immaginario come denuncia: insomma, si attaccava la musica e la persona di Jordan Jeffrey come veniva fatto con GTA negli anni 2000.
Tutte le devianze giovanili erano spiegate dalla trap, e il rapper ne é il principale responsabile, poiché aveva accettato di essere ospite, alla veneranda età di 21 anni.

Gli errori si pagano

Con questo, non voglio giustificare le azioni che ha commesso Jeffrey, il reato di cui è stato condannato è grave e la condanna giusta, non poteva dimostrarsi innocente essendo stato ripreso durante l’atto.
Insomma: colpevole e punito, senza poter dimostrare il contrario.

…ma non con la vita

Ma questo non giustifica la perdita della sua vita, soprattutto quando accade mentre veniva punito per la sua precedente colpa.
Una morte in carcere è sempre una sconfitta, per un sistema carcerario e per l’intero stato italiano.

Non importa le colpe (che c’erano) ma come si può sperare in un miglioramento o in un reintegro all’interno di una società se non si è neanche certi di uscire dalla propria gabbia?
Morire all’interno di uno stabile che, per quanto poco ospitale debba essere, rimane comunque dello stato con degli obiettivi chiari e precisi, è una vergogna.

Jordan non meritava il trattamento che gli è stato riservato al di fuori del carcere e a quanto pare anche dentro, poiché dai suoi errori non gli è stata concessa una crescita, nonostante avesse tutta la vita davanti a sé.

Per un mondo migliore

Spero che quanto successo possa accendere un faro sulle situazioni in cui versano le carceri italiane, e soprattutto sulla poca attenzione che si dà alla salute mentale.
Perché il peso di un genere è stato messo sulle spalle di un ventenne a cui non è stato risparmiato nulla, ma anzi, dopo che è stato punito per una condotta non accettabile non è stato aiutato a migliorarla.
Jordan Jeffrey viene quindi a mancare nonostante fosse quantomeno palese avesse bisogno di aiuto, che non gli è stato concesso.

Un ventiseienne che aveva tutto il diritto di dare di più, di migliorare in ogni aspetto della sua vita, perde tutto, e sento solo commenti sul suo viso tatuato.
Jordan Tinti, che la terra ti sia lieve.

Jordan Jeffrey Baby
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