Baby Touché Dargen D'Amico

Baby Touché e Dargen D’Amico: 2 facce della stessa medaglia

Se ti fermi al titolo, godi solo a metà

di Clu

La domenica mattina, invece di dormire, Baby Touché

Nella settimana scorsa, che posso ancora riuscire a descrivere e ricordare in maniera abbastanza lucida, poche cose hanno colpito la mia attenzione in maniera significativa. In primis, da pochi giorni, ho qualche concetto geografico in più: ora so con esattezza dove si trova ubicata Times Square (in effetti nutrivo qualche dubbio a riguardo ma adesso, per fortuna, la mia sicurezza non vacilla più). Ho molto apprezzato anche l’intervista che Loredana Berté ha rilasciato a ‘Belve‘ di Francesca Fagnani durante la quale si è aperta e ha ripercorso i momenti probabilmente più carichi di emozioni nella sua vita.

Ma il vero motivo per cui, di domenica mattina, ho deciso di scrivere queste poche righe è stato il dibattito avvenuto a ‘Dritto e rovescio‘ su rete4 tra il presentatore Paolo Del Debbio e il trapper Baby Touché, culminato con l’allontanamento di quest’ultimo dagli studi Mediaset.

Baby Touché
Fonte: IG Baby Touché

Riassunto del dibattito a Dritto e rovescio

Per farla breve, l’artista padovano (salito agli onori della cronaca per il brutto episodio subito una sera, durante la quale fu sequestrato e picchiato dal trapper rivale Simba La Rue, processato e condannato in seguito per questo motivo, QUI l’articolo completo) è stato invitato nel programma di approfondimento condotto dal giornalista lucchese proprio per essere testimone del mondo della strada, e ha dovuto interagire con diversi opinionisti e politici. Tra questi erano presenti il deejay Ringo, il produttore Edy e Daniele Capezzone.

In studio vengono mostrati videoclip di canzoni, spezzoni di interviste, insomma tutto il materiale necessario per palesare ciò che non serviva nemmeno dire: un determinato tipo di musica, oggi, in Italia, descrive e racconta una realtà fatta di illegalità, degrado, violenza. Ecco allora che, proprio in linea con il genere musicale di cui si parla, la tavola è imbandita magicamente di spazzatura e l’epilogo è, da prima, un’uscita del trapper accompagnato dal manager verso i camerini; per poi fare il suo ingresso nuovamente nello spezzone successivo del programma e, dopo l’ennesimo alterco con Del Debbio, la definitiva cacciata dagli studi con tanto di scorta della sicurezza verso l’uscita.

Una delle scene più trash e agghiaccianti che ho visto negli ultimi 3 anni almeno. A fine teatrino il conduttore, sicuramente in buona fede, arriva a chiedere scusa a tutto il pubblico a casa per la brutta pagina di televisione alla quale li ha costretti.

Baby Touché è solo la conseguenza di un problema che facciamo finta di non vedere

Riassumendo: i 30 minuti di intervento nella loro totalità sono stati l’ennesima, inutile perdita di tempo alla quale la tv ormai ci abitua da troppi, troppissimi anni (forse uno dei tanti motivi per i quali sta perdendo sempre di più audience). Perché non avevamo bisogno di 4 ‘intellettuali’ contro un figlio di immigrati a insegnare alle persone a casa cosa sia legale e cosa non lo sia. Non serviva Daniele Capezzone (che adesso è passato dal politico radicale, poi liberale a essere direttore editoriale di una testata giornalistica) a ricordarci che avere in casa un machete (acquistato al Brico) non è una cosa normale.

Magari una persona della taratura del Capezzone avrebbe potuto interrogarsi su come mai ci siano ragazzi che scrivono cose così violente. Oppure avrebbe potuto domandarsi come mai questi artisti siano così tanto ascoltati anche dai nostri di ragazzi, e come mai le major e i gruppi editoriali a loro legati investano su questo tipo di musica.

E invece no! Invece, come sempre, si sta a dibattere sul ‘dito’ senza minimamente accorgersi dell’imponenza della luna piena che veglia su di noi dall’alto. Eppure Daniele Capezzone, sempre per rimanere in tema, si occupa di politica sia direttamente che indirettamente dal lontano 2001 (so che la maggior parte di voi manco era nata quando il buon vecchio Daniele provava a ‘cambiare le cose’). Ecco, basti pensare che dal 2001 a ora sono cambiate in peggio tantissime cose e l’amico Capezzone è stato seduto per tanti anni nella stanza dei bottoni. Fatevi qualche domanda e datevi le rispettive risposte.

La mia idea personalissima è che ‘chi dirige questa orchestra non abbia minimamente il tempo in testa’ tanto per usare un immagine poetica. Allora voglio essere io a pormi e a porci delle domande, una volta ogni tanto semplici. Prima cosa: come mai i giovani scrivono cose così tremende? Probabilmente lo fanno perché, anche se facciamo finta di non capirlo, le vivono.

Probabilmente lo fanno e non ce ne accorgiamo perché, semplicemente, ci conviene di più girare la testa dall’altra parte e raccomandare ai nostri figli o fratellini di ‘non passare da quella piazza (o via, o quartiere) che c’è gentaglia’. Ecco, la nostra soluzione al disagio di una piazza sapete qual’è? Frequentare una piazza non disagiata. Una delle cose più individualiste di questa terra.

Dall’altra parte della medaglia: Dargen D’Amico

Ed ecco, finalmente, arrivare il parallelo con Dargen D’amico che, lo ammetto, riesco musicalmente a seguire con molta più facilità e interesse del giovanissimo Baby Touché. Perché alla fine di tutto, è solo un problema di linguaggio. Dargen D’Amico, per la seconda volta consecutiva, si presenta in gara alla scorsa edizione del Festival di Sanremo e quest’anno ha scritto un testo che meritava probabilmente proprio il Premio Mia Martini che è andato invece a Loredana Berté (senza voler nulla togliere alla grandissima artista in questione).

dargen d'amico

Lo fa con una canzone ‘Onda alta’ che è solo la sintesi di un progetto discografico e sociale molto più ampio. L’artista è riuscito a inserire un testo che cela un messaggio enorme in un arrangiamento moderno e dance, portando il pubblico a ballare su argomenti che, invece, parlano di qualcosa che ha ben poco a che spartire con il divertimento. Perché in questo pianeta siamo sempre più persone e le risorse sono limitate: e l’ 1% di tutta l’umanità (nella quale statistica rientriamo tutti noi) detiene il 99% di queste ricchezze senza voler minimamente pensare a ridistribuirle, a scapito di tutti quei poveracci che sono costretti a subire le conseguenze delle nostre politiche, oramai da secoli.

E il pubblico dell’Ariston ballava, si divertiva, dava pacche sulle spalle all’artista che (durante l’esibizione) si muoveva tra le poltroncine. Una scena di una profondità e inquietudine (allo stesso tempo) che fa raggelare il sangue nelle vene e fermare il cuore (sempre che chi ascolta lo abbia). Ecco, capite che l’unica cosa di davvero differente tra D’Amico e Touché sono proprio le parole? Intendiamoci, come diceva Nanni Moretti ‘le parole sono importanti’ ma se non ci fermiamo al dito possiamo facilmente capire che, nella scena iconica tratta dal film ‘Palombella rossa’, l’attore si scagliava contro il retro pensiero che si celava dietro le parole che il suo interlocutore (in quel caso una giornalista) stava usando nei suoi confronti.

Proprio perché, come ho detto a inizio articolo, le parole sono molto spesso quel dito iconico che, mentre lo stiamo guardando, sta indicando alla luna cerchiamo di capirlo una volta per tutte: Baby Touché e Dargen D’Amico non sono la luna, ma solamente altre due dita che non sono state capite.

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