Jack Scarlett

Jack Scarlett racconta le vulnerabilità emotive

L'artista svela la sua essenza e i suoi pensieri in una lunga intervista

di Alessia Maselli

Jack Scarlett, “la nostra unicità è il nostro super potere”

Cantautore e attivista LGBTQ+, Jack Scarlett ha da poco pubblicato il suo ultimo singolo ‘Discorsi a metà’, brano che esplora l’amore attraverso la lente della nostalgia e del rimpianto. Ne abbiamo parlato in una lunga intervista lasciandoci andare anche a riflessioni sul panorama musicale attuale.

Jack Scarlett

Jack, in ‘Discorsi a metà’ racconti la fine di un amore che lascia spesso rabbia, delusione e rimuginio. Credi che sia necessario attraversare il dolore per riuscire poi a superarlo completamente? E quanto, in base alla tua esperienza, la musica è stata uno strumento catartico?

Assolutamente si, la gente ha paura del dolore, cerca di non guardarlo in faccia per non soffrire, io invece sono grato alla sofferenza che ho vissuto, è il mio più grande tesoro, ciò che ha fatto nascere l’arte più vera e profonda dentro di me. È la nostra storia, ciò che ci fa capire e sentire davvero che siamo vivi, che anche noi abbiamo sentimenti e un cuore che batte. Sembra banale, ma spesso tendo a dimenticarlo. 

Il dolore non si supera, chi dice che il tempo lo cancella si prende in giro. Il dolore è come un sacco di pietre che conserviamo nello stomaco e grazie alla musica io riesco a espellerlo, sapendo di regalarlo a terze persone, ma le cicatrici rimangono e ci facciamo i conti tutti i giorni.

Nel testo dici ‘quel vetro che hai innalzato fra di noi’. E’ un vetro e non un muro in quanto simboleggia una divisione non propriamente definita dal quale si può ancora guardare dall’altro lato?

Le persone hanno paura di amare e di soffrire per amore e alla prima difficoltà costruiscono questi vetri divisori per cercare una scappatoia e allontanarsi dal partner. Mi piace vederlo come un vetro perché a differenza del muro, esso si può distruggere, se una coppia è solida e si ama davvero tutto si può superare, ma solo insieme. Quindi la mia fiducia verso il prossimo mi fa sperare che qualcuno abbia il coraggio di mettersi al mio fianco per abbatterlo, anche se ancora quella persona non è arrivata. Ma sono un eterno romantico e credo nel principe azzurro!

Jack Scarlett

Oggi si pensa che la musica abbia perso la sua valenza sociale. Tu però sei un esempio di artista impegnato nella lotta dei diritti LGBTQ+. Qual è secondo te il modo più efficace per poter lanciare un messaggio?

Ogni essere umano nel suo lotta per qualcosa. Noi artisti lo facciamo tramite la nostra arte. La musica ha un impatto sociale fortissimo, può cambiare il modo di pensare, può entrare negli altri, farli empatizzare con cose che prima non capivano. Il modo migliore è essere diretti. Ora sto preparando un progetto che potrete vedere già il mese prossimo; tratta la delicatissima tematica del bullismo, è un omaggio a tutte quelle persone che proprio a causa di questa violenza si sono tolte la vita.

Purtroppo viviamo in una società dove si crede che se sei un cattivo ragazzo, una persona tossica, allora sei figo, quello che voglio dire è che non è così, se sei gentile, se tieni agli altri e li rispetti lo sei. Questo è un messaggio che tutta la scena italiana vuole lanciare alle nuove generazioni, la speranza è che se un ragazzo che sta prendendo una brutta strada vede il suo idolo dare esempi positivi, le cose possono cambiare.

In questi giorni incalza la polemica sui testi trap. Pensi che remino contro a chi cerca di combattere il bullismo anche attraverso l’arte? E perché, secondo te, ottengono tanto successo in classifica?

Diciamo che buona parte della scena trap lavora con tutt’altro tipo di persone, team ed etichette che non hanno nulla a che fare con le persone con cui lavoriamo noi che facciamo pop e cantautorato. Vi assicuro che nella scena cantautorale pop si sta molto attenti a dare solo buoni esempi. Il bullismo e la violenza non sono tollerati, per questo molti trapper lavorano proprio in un altro circuito. Purtroppo è palese che non siano buoni esempi, oltre che dai loro testi e dai loro prodotti anche dal pubblico che li segue.

Il pubblico è esattamente lo specchio dell’artista. Quando vedo per le strade ‘maranza’, baby gang pronte a vandalizzare, insultare le persone e terrorizzarle, solo per un desiderio di emulazione nei confronti dei loro ‘idoli’, da quello denoto l’oggettività della situazione; anche a Milano, centro nevralgico di alcuni movimenti, la situazione è degenerata.

Jack Scarlett

“La nostra unicità è il nostro vero superpotere” è il tuo motto. Tu in cosa ti senti unico?

Mi sento unico nell’essere Jack Scarlett. Non assomiglio a nessun altro, non ho mai imitato nessun altro, sono me in tutta la mia essenza più pura, sono orgoglioso che con gli anni sono riuscito a crearmi una personalità così solida e caratteristica. Anche nella musica che produco, sono talmente vero e trasparente che quando racconti di te stesso, del tuo vissuto, dei tuoi sentimenti, per forza di cose non puoi assomigliare a nessun altro.

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