Dura tre ore, parla del progetto Manatthan che dal 1939 al 1946 portò alla realizzazione della bomba atomica, è una festa per gli occhi (e per le orecchie), al centro di tutto la figura del fisico Robert Oppenheimer, a capo del progetto… Ma Nolan, purtroppo, anche in questo film si rivela uno sceneggiatore carente, nonostante l’ottima regia. Vediamo perché.
Un inizio in gran stile
La parte iniziale del film è quella più strettamente legata alla questione scientifica: stupendo il momento in cui Oppenheimer parla di stelle, di una particolare variante di stelle nere, capace di espandersi e di risucchiare tutto quello che incontrano. I buchi neri, in sostanza. Nolan riesce a introdurre lo spettatore alla complessità dell’argomento affascinando e dispensando particolari con precisione e maestria.
Un proseguo in via di scissione
Il film prosegue interessante, fra scissioni atomiche e gruppi di fisici al lavoro in una regia che non sbaglia mai un colpo (né una formula), poi si disperde, in un saltellare di flash back e flash forward che a volte un po’ incasinano, musica emozionale pompata in sottofondo fino all’eccesso, donne che vanno vengono tornano (e poi si suicidano) circondate da un’aura di stereotipo e di pateticità inaudita e dialoghi a volte didascalici, a volte di pessimo gusto. Non mancano citazioni alla Bhagavad Gita in situazioni di post intimità.
“Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi”
Verso la fine la disgregazione totale
Verso la fine la pellicola diventa davvero pesante, ripetitiva, la musica si fa eccessivamente rimarcata, le interazioni fra personaggi risultano sostanzialmente deboli, la psicologia stucchevole e senza profondità. Il film ha lo scopo di indagare l’uomo Oppenheimer, tuttavia non sonda abbastanza a fondo le relazioni e le sfumature biografiche del protagonista. Nolan enfatizza la narrazione in chiave emotiva, ma questa emotività odora di artificio forzato, superficiale: mostra, senza rivelare nulla.
La sentenza col botto
Questo film è, in definitiva, l’ultima americanata totale di un regista che, nonostante l’indubbia bravura tecnica, fotografica e sonora, non riesce ancora a costruire una sceneggiatura coesa. Ho trovato Oppenheimer un film al limite del ridicolo, con tante pretese, tanto rumore, e poco senso effettivo. Buona solo la fotografia, alcune rese sceniche (lo scoppio della bomba, la resa degli interni). Naif e kitsch la recitazione, di tutti. Un film tremendo, in sostanza. E il fatto che si parli di ‘grande storia‘ non lo eleva, ma anzi, lo rende ancora più brutto e brutale.