"La Sirenetta", live action Disney,

La Sirenetta e il suo vero amore. Quello che tutti non sanno

Nella mareggiata di critiche, e insulti razzisti, che ha travolto il live action de “La Sirenetta”, saremo la vostra bussola nella tempesta.

di Melania Grelloni

Prima di salpare in questa avventura, iniziamo col dire che no, il cartone animato che tutti noi conosciamo ha pochissimo a che vedere con il libro “The Little Mermaid”, scritto da Hans Christian Andersen.

Ricordate il matrimonio felice tra Ariel ed Eric? Bene, dimenticatevelo perché il principe sposa un’umana.

Ricordate l’happy ending con tanto di arcobaleni e Poseidone in festa? Bene, dimenticatevelo perché la Sirenetta – e sì, nel romanzo non ha un nome, ma viene sempre menzionata in questo modo – morirà. Anzi, potremmo dire che si suiciderà, sarebbe potuta sopravvivere se avesse ucciso il Principe.

Matrimonio "La Sirenetta".

Ricordate la gentilezza di Eric? Bene, nella versione originale fa dormire la giovane ai piedi del letto trattandola come un animale domestico.

Ricordate come Ariel camminava tranquillamente sulla terraferma? Bene, sappiate che il patto con la Strega del Mare implicava provare un dolore così forte pari a quello procurato da mille coltelli per ogni singolo passo fatto.

Nel qual caso stiate pensando “l’amore fa fare cose disperate”, vi informiamo che la Sirenetta desiderava diventare umana anche per un altro motivo: l’anima immortale. Difatti, nel racconto di Andersen, le sirene possono vivere per trecento anni, ma una volta morte tramutano in schiuma di mare, al contrario degli uomini che hanno un’anima immortale.

La Sirenetta.

Quindi, se appartenete alla fascia di pubblico che ha criticato la scelta di Halle Bailey come protagonista del live action perché “non è conforme alla storia in sé”, mi duole dirvi – a dire il vero no – che nulla di ciò che conoscete è conforme a “The Little Mermaid”, tantomeno l’amore che l’ha ispirato.

Poster "La Sirenetta".

L’ultima lettera d’amore.

Pubblicato nel 1836, il libro è l’ultima lettera d’amore che Andersen scrive al suo più caro amico: Edvard Collin. I due si conobbero quando Jonas Collin, padre di Edvard, divenne il benefattore dell’autore, tuttavia allo scrittore l’etichetta “amico” andò sempre stretta, dato che era “amore” il sentimento che provava.

Hans Andersen, autore de "La Sirenetta".

Nell’intensa attività epistolare che intercorse fra loro, Andersen gli scrisse «ti desidero come una splendida ragazza calabrese» o «i sentimenti che provo per te sono quelli di una donna», e altre corrispondenze testimoniano il corteggiamento univoco avvenuto dal 1835 al 1836. Un corteggiamento non ricambiato poiché, se lo scrittore era bisessuale – per altri biromantico asessuale –, sir. Edvard Collin era eterosessuale tant’è che sposò Henriette nel 1835.

Non a caso, “The Little Mermaid” uscì nel 1836.

La statua della Sirenetta.

La Sirenetta, Andersen e la sofferenza diventata arte.

Scindere l’opera dall’artista è spesso impossibile e così lo è anche per l’autore danese. Tutti i libri scritti da Andersen celano il disagio da lui provato: “Il brutto anatroccolo” è allontanato dalla famiglia perché diverso; “Il soldatino di piombo” soffre la sua diversità fisica, mentre “La Sirenetta” giunge a un nuovo grado di profondità e identità.

La Sirenetta.

Il disagio e la sofferenza provate dallo scrittore si tradussero in una storia fantastica, tragica e spirituale dove un amore impossibile ha pur sempre un lieto fine nella sua tristezza: la sirena verrà trasformata in una figlia dell’aria, con la promessa di ottenere l’anima eterna fortemente desiderata. Un’anima priva di qualsiasi peccato del quale la protagonista si sarebbe potuta macchiar pur di salvarsi. Un’anima degna, simile a quella di Andersen che lo avrebbe fatto vivere in eterno, un’eternità che l’autore voleva fosse impressa perfino sulla tomba: «Non sono morto davvero».

Come alla Sirenetta viene imposto il silenzio, le convenzioni sociali della Danimarca ottocentesca soffocarono il canto d’amore dello scrittore.

La Sirenetta

L’incipit come addio.

In una lettera che Andersen inviò a Collins, nel 1835, possiamo inoltre cogliere quello che diventerà l’incipit de “La Sirenetta”.

Se tu guardassi in fondo alla mia anima capiresti appieno la fonte del mio desiderio e mi compatiresti. Anche il lago aperto e trasparente ha le sue profondità sconosciute che nessun subacqueo conosce.

The Little Mermaid”, infatti, comincia con queste parole:

In mezzo al mare l’acqua è azzurra come i petali dei più bei fiordalisi e trasparente come il cristallo più puro; ma è molto profonda, così profonda che un’anfora non potrebbe raggiungere il fondo; bisognerebbe mettere molti campanili, uno sull’altro, per arrivare dal fondo fino alla superficie. Laggiù abitano le genti del mare.

Andersen conosceva la profondità con cui amava l’amico, conosceva il dolore che provava, ma era in altrettanto modo consapevole che soltanto nella solitudine e nel silenzio avrebbe potuto far battere il suo cuore, lì, in quegli abissi oscuri che nessun altro avrebbe potuto – e dovuto – vedere.

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