Femminicidio

Femminicidio: perché gli uomini arrivano a uccidere?

“L'assassinio è l'ultima risorsa dei vigliacchi" Edward Gibbon

di Daniela Castiglia

“Io stessa non sono mai stata in grado di scoprire cosa è esattamente il femminismo; so solo che la gente mi chiama femminista ogni volta che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino.” Rebecca West

Zerbini, o meglio, oggetti di proprietà di uomini narcisisti, misogini, che hanno sviluppato una mentalità profondamente sessista, tipica di una società patriarcale come la nostra, che fatica a maturare, a cambiare. Non donne, ma oggetti prive di libertà individuale. Secondo il rapporto dell’Ansa, dal 1 gennaio al 3 giugno, le vittime donne sono 45, di cui 37 uccise in ambito familiare o affettivo, altre 22 uccise per mano del partner o ex partner, casi registrati sotto il nome di: femminicidio.

Le vittime di una società patriarcale

Donne uccise dal proprio compagno o ex compagno. Donne uccise dalla gelosia. Donne uccise da uomini che non le vedevano come persone, ma come oggetti di loro proprietà, la cui vita non contava nulla. Uomini che usano i figli per rovinare la vita all’ex, o addirittura uccidono i propri figli per vendicarsi e recare danno all’ex.

Le donne sono colpevoli di non voler obbedire agli schemi sessisti di uomini che le vorrebbero ingabbiate e marchiate come loro proprietà. Ma queste donne a volte si ribellano, riescono a spezzare le catene che le tengono legate a questi uomini, cercano di riconquistare la propria dignità, la propria libertà, il proprio diritto di autodeterminazione, per poi essere brutalmente uccise.

È paura, è terrore puro. È ansia, e non dormire, e aver paura che da un giorno all’altro quell’uomo manterrà le sue promesse, le sue minacce, e ucciderà lei, o anche i figli. Non vive bene, perché ogni giorno, anche se per poco, anche durante una splendida giornata, il pensiero andrà lì. Perché la pressione psicologica che fanno questi uomini violenti, manipolatori e bugiardi, è tanta. Ti accompagna sempre. Ma perché certi uomini arrivano a uccidere?

Tutte le inclinazioni egoiste, il culto di se stessi, le faziosità a proprio vantaggio, cose che vediamo tutte presenti nell’umanità, hanno la loro origine e le loro radici nell’attuale strutturazione dei rapporti fra uomini e donne, e ne traggono il loro principale nutrimento. Pensiamo alla deformazione che determina nella mente di un ragazzo la credenza che per il solo fatto di essere nato maschio si deve ritenere superiore a tutti e a ciascuno dei membri di un’intera metà della specie umana nata femmina.”.
John Stuart Mill e Harriet Taylor Mill, La servitù delle donne, 1869

Che cosa significa società patriarcale?

Patriarcato significa legge del padre e storicamente questo termine indicava il predominio del padre sulla famiglia. Il patriarcato si manifesta in stereotipi e pregiudizi sulle donne, che possono culminare in atti drammatici, come lo stupro (si è vestita in modo provocante quindi è colpa della donna), come nel caso del revenge porn (condividere immagini scattate nell’intimità di coppia senza il consenso della donna), fino al femminicidio. Da una recente inchiesta ISTAT emergono dati spaventosi:

  • il 7,4% delle persone ritiene accettabile, sempre o in alcune circostanze, che un uomo schiaffeggi la sua fidanzata;
  • Il 39,3% della popolazione è convinta che la donna se davvero vuole può sottrarsi a uno stupro;
  • Il 23,9% pensa che sono le donne a indurre lo stupro, magari vestendosi “troppo provocanti” o magari perché “avevano bevuto troppo”;
  • Infatti il 15,1% pensa che uno donna ubriaca o sotto effetto di sostanze stupefacenti sia in parte responsabile dello stupro;
  • Il 10,3% della popolazione pensa che spesso le accuse di violenza sessuale sono false;
  • Il 6,2% pensa che le donne serie non vengono violentate;
  • L’1,9% ritiene che se un uomo costringe sua moglie o compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà, non è violenza.

Che cosa si intende per femminicidio?

In Italia nel 2009, compare per la prima volta, nell’edizione del Devoto-Oli, il termine femminicidio: “È qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”

poesia di shakespeare, femminicidio

Nell’Inghilterra dell’800, nei registri della polizia, comincia a fare la sua comparsa il termine “feminice”. Erano gli anni dei primi movimenti femministi che combattevano contro un sistema patriarcale e sessista. Diana Russell, criminologa ed esponente del femminismo mondiale, già negli anni settanta del ‘900 aveva introdotto il termine “omicidio di genere” e aveva lottato per l’istituzione di un Tribunale Internazionale sui Crimini contro le Donne, a Bruxelles, nel Palazzo del Congresso, dichiarando che: “Femminicidio è l’omicidio di femmine in quanto femmine operato da maschi.”

Nel suo libro-antologia Femicide: The Politics of Woman Killing, scriveva: “Il termine femicide va ben oltre la definizione giuridica di assassinio, in quanto deve includere le situazioni in cui la morte della donna configura il risultato/la conseguenza di comportamenti o pratiche sociali misogine.”

“Nella società si accetta che ci sia violenza sulla donna. Una violenza che la società ignora, zittisce, oscura, sminuisce, normalizzando la violenza contro le donne. E a loro volta le comunità (famiglia, quartiere e le diverse forme di organizzazione sociale) minimizzano questa violenza, adottando e promuovendo meccanismi violenti di relazione comportamentale con le donne. L’organizzazione sociale è tale che la violenza è parte delle relazioni parentali, di lavoro, educative, in generale delle relazioni sociali […]. Siamo di fronte al paradosso di una violenza illegale ma legittimata. Questo è uno dei punti chiave del femminicidio.”
Conferenza del 12 gennaio 2006 all’università di Oviedo

Ma perché l’uomo arriva a uccidere?

Ci sono diverse teorie a riguardo. Secondo l’antropologia, l’uomo nel corso dei millenni ha esercitato un predominio sulla donna, e vorrebbe continuare a farlo, nonostante i tempi e i costumi sociali siano profondamente cambiati. Secondo questa teoria, l’uomo si sente legittimato a dominare la donna, considerandola come un oggetto e non come un soggetto, utilizzando anche la violenza.

Secondo la Teoria della supremazia perduta, l’uomo proprio perché è biologicamente predisposto al predominio e alla soggiogazione della donna, non riesce ad accettare i cambiamenti della società, dove la donna ha una maggiore dignità e autonomia. E così, agisce spinto dalla rabbia e dal rancore, in un inconscio tentativo di riprendere il controllo su di essa.

Secondo una teoria socio-criminologica, un soggetto che cresce e vive in un habitat sociologico dove si verifica spesso la violenza di genere, quindi il femminicidio, anche se in forme estreme, in molti casi sarà portato ad agire allo stesso modo perché lo ritiene giusto.

La teoria sull’attaccamento abnorme e possesso, si basa appunto sull’attaccamento e sulla mancanza di accettazione della perdita del possesso. Molti omicidi sono infatti commessi da uomini che non accettano di essere lasciati, non riescono a metabolizzare psichicamente il fatto che il rapporto con quella donna è finito.

Questo articolo lo voglio dedicare a tutte quelle donne vittime di femminicidio. A tutte quelle donne che hanno subito violenza e ne portano ancora le ferite. A tutte quelle donne che sono ancora vittime di violenza, e non riescono a uscire da questo tunnel. Denunciare non è facile, soprattutto se ci sono di mezzo dei figli. La paura di vederseli portare via è terrificante, angosciante. Denunciare significa realizzare che ciò che ti succede è reale, comporta una frattura netta nella relazione che stai vivendo, con tutti i tuoi vissuti emotivi. E molte volte significa anche peggiorare la situazione, perché in certi casi manco le istituzioni e la giustizia ti capiscono e ti aiutano.

È importante saper riconoscere ed essere consapevoli di tutti quei segnali di prevaricazione, che cominciano ancora prima, molto prima che diventi fisica. La gelosia, l’essere allontanata dai propri familiari o amici, l’imposizione sessuale per amore, tutto questo NON è AMORE. Sono comportamenti dominanti e aggressivi che non devi accettare. In questo articolo puoi trovare i centri antiviolenza di tutta Italia.

E a tutte le mamme che leggono, insegnate ai vostri figli maschi il rispetto per le donne. Educate alla non violenza fin dall’infanzia. Aiutate i vostri figli a sviluppare la capacità di costruire relazioni basate sui principi di parità, di rispetto, di equità. E non giustificate mai nessun tipo di violenza. Mai.

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