“Giorno 5. L’ispettore Merer passa la giornata con il suo za (squadra) caricando pietre sulle imbarcazioni bau dell’élite a Tura nord, trascorre la notte a Tura…”
Wadi-al-Jarf, Egitto, 24 marzo 2013, a cinque metri dall’ingresso della galleria G2, viene fatta un incredibile scoperta: una collezione di antichi papiri, il Diario di Merer, il caposquadra adetto alla costruzione delle Piramidi di Giza. Sul diario Merer ha riassunto sinteticamente il lavoro svolto ogni giorno, per tre mesi, da parte di una squadra di operai che partecipò alla costruzione della Grande Piramide di Cheope. Finalmente gli studiosi hanno scoperto come venivano costruite le piramidi egizie.
Come venivano costruite le piramidi egizie?
Ubicato sulla costa del Mar Rosso, Wadi-al-Jarf è un sito portuale scoperto nel 1823 dal viaggiatore e antiquario inglese John Gardner Wilkinson. Inizialmente pensava che si trattava di una necropoli greco-romana, solo nel 2008 l’egittologo francese, Pier Tallet, capisce che si trattava di una struttura portuale appartenuta alla IV dinastia, inagurato all’epoca di Snefru, e poi abbandonato negli ultimi anni del regno del faraone Cheope.
Il sito è composto da diverse aree distribuite lungo diversi chilometri. Trentuno magazzini scavati nella roccia, accampamenti, e una residenza.

Le imbarcazioni partivano dal porto e attraversavano il Mar Morto, per raggiungere la costa occidentale del Sinai, alla ricerca di rame. All’andata trasportavano squadre di minatori, e anche le provviste di cui avevano bisogno. Al ritorno invece, tornavano cariche di lingotti di rame, usato per costruire utensili e armi.

I blocchi di pietra calcarea venivano caricati e trasportati via nave lungo il fiume, sfruttando le piene, per poi essere contabilizzati in un’area di controllo, e trasferiti al porto del cantiere, dove venivano poi trascinati da altre squadre di lavoratori fino alla base della piramide. Il trasporto delle pietre s’interrompeva durante la stagione in cui il livello del Nilo era basso, e le squadre di operai venivano utilizzate per svolgere altre mansioni. Le imbarcazioni venivano tenute al sicuro bloccando le entrate con delle grosse pietre.

“Giorno 25: L’ispettore Merer passa la giornata con la sua za (squadra) trascinando pietre a Tura sud; trascorre la notte a Tura sud. Giorno 26: L’ispettore Merer salpa con la sua za da Tura sud, con un carico di pietre, alla volte di Akhet Khufu (nome egizio della Grande Piramide); trascorre la notte a She Khufu (area di controllo prima di Giza). Giorno 27: imbarco a She Khufu, navigazione verso Akhet Khufu, carico di pietre, pernottamento ad Akhet Khufu.”
Sul Diario di Merer si trovano anche le razioni date agli operai, cioè i salari che percepivano per il loro lavoro, il suo compreso. Nell’Antico Egitto non esisteva una moneta e i pagamenti venivano fatti in natura, solitamente con cereali. I papiri ci mostrano che non si trattava di schiavi, ma di operai specializzati e retribuiti. La loro dieta era costituita da pane, birra, datteri, miele, carne e legumi.

Uno degli architetti della Grande Piramide, Ankhhaf, era il fratellastro di Cheope, e ricopriva la posizione di Capo di tutte le opere del Re.
“Giorno 24: l’ispettore Merer trascorre la giornata con il suo za trascinando (pietre? barche?) con persone d’élite, squadre aper e il nobile Ankhhaf, direttore di Ro She Khufu.”
Per oltre duemila anni si è creduto che le piramidi egizie venivano erette impiegando una quantità inimaginabile di schiavi, ma i papiri di Wadi-al-Jarf hanno sfatato questo mito.

