Biancaneve favola

Biancaneve e i sette nani: una fiaba tra realtà e fantasia

Un classico con le radici nella realtà

di Daniela Castiglia

La fiaba di Biancaneve e i sette nani che conosciamo è molto differente dall’originale, uscita nel 1812. La matrigna è in realtà la madre di Biancaneve, una bambina di sette anni, e vuole farla uccidere per mangiare il suo fegato e i suoi polmoni, conditi con sale e pepe. Decidono di avvelenarla con una mela. Biancaneve rimane chiusa in una teca di vetro, non si sa per quanto tempo, finché il principe non la trova. Biancaneve però, non viene risvegliata dal bacio del principe, ma dai servi, stufi di vederlo arrabbiato per la morte della sua amata.

I fatti storici che hanno ispirato la fiaba di Biancaneve

Secondo lo storico tedesco Eckhard Sander, il personaggio di Biancaneve si ispira alla storia di Margaretha di Waldeck, una contessa di Wildungen, figlia di Filippo IV e la sua prima moglie Margherita. A soli sedici anni, viene costretta ad allontanarsi di casa dalla matrigna, Katharina di Hatzfeld. Margaretha è costretta ad andare a Bruxelles. Qui incontra un principe di cui si innamora, Filippo II. Il padre e la matrigna erano contrari, perché ritenevano la relazione politicamente scomoda. Margaretha muore a 21 anni per avvelenamento.

Secondo resoconti storici, il probabile mandante dell’omicidio è il Re di Spagna, che si oppose alla storia d’amore tra sua figlio Filippo II e Margaretha.

In questa storia, i sette nani rappresentano gli schiavi di Filippo II, che lavoravano nelle sue miniere di rame, e che a causa degli sforzi disumani procurati dal duro lavoro in miniera, crescevano deformati.

La mela avvelenata invece, sarebbe riconducibile a un evento storico accaduto in Germania, quando un anziano viene arrestato per aver dato delle mele avvelenate a dei bambini, colpevoli di aver tentato di rubare della sua merce.

Biancaneve che scappa nel bosco Illustrazione presa da Schneewittchen di Franz Jüttner (1865–1925)
Illustrazione presa da Schneewittchen di Franz Jüttner (1865–1925)

Non tutti però concordano con la versione sostenuta da Sander. Secondo altri studiosi bavaresi, la fiaba di Biancaneve si ispira alla vita di Maria Sophia di Erthal, figlia di un proprietario terriero, il principe Philipp Christoph di Erthal e la baronessa di Betterndorff.

Dopo la morte della baronessa, il principe si risposa con la contessa di Reichenstein, Claudia Elisabeth Maria di Venningen. Vivevano in un castello, ora museo, dove c’era uno specchio parlante, un giocattolo che registrava e riproduceva la voce di chi gli parlava, donato dal principe alla sua seconda moglie Claudia.

La matrigna davanti allo specchio magico, Illustrazione di Franz Jüttner, 1905
La matrigna davanti allo specchio magico, Illustrazione di Franz Jüttner, 1905

Alla contessa non piaceva Maria, era gelosa della sua bellezza, e la costrinse a fuggire di casa. Maria, dopo aver vissuto anni nei boschi li vicino, aiutata da piccoli minatori che lavoravano nelle miniere del padre, muore di vaiolo.

Anche in questa storia i nani rappresentano dei minatori piccoli, con cappucci colorati, mentre la mela avvelenata è associata al veleno belladonna.

La fiaba di Biancaneve sembra proprio essere ispirata a fatti reali, accaduti in Germania, tra il XVII e il XVIII secolo. Un mix di elementi presi da diverse storie realmente accadute, personalità e leggende, che hanno dato vita a questa famosissima fiaba dei fratelli Grimm.

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