Hans Baluschek, Annientamento, 1915, Guerra di trincea

La vita in trincea attraverso i racconti dei soldati

“Le menti erano incrinate dal rombo continuo” Eric J.Leed

di Daniela Castiglia

“Ogni tanto si accendevano in aria dei razzi, che servivano per illuminare la zona, e noi del secondo plotone che eravamo stati mandati fuori oltre la trincea, dovevamo stare schiacciati a terra, per fare il minimo bersaglio.
Ogni poco tempo, a distanza di pochi minuti, eravamo investiti da molti colpi di artiglieria, e da violente scariche di mitragliatrice e fucileria, che sibilavano fischiando a qualche centimetro sopra le nostre teste, e questi colpi non facevano che mietere sempre nuove vittime. Infatti seppur in mezzo al grande frastuono, distinguevamo bene le grida e i lamenti dei tanti feriti che invano chiedevano di essere aiutati, ma nessuno questo poteva farlo, perché la battaglia divampava, sempre più aspra e violenta.
Quando venne giorno e la battaglia si calmò, ci rendemmo conto del perché del puzzo che c’era in quella zona: il terreno era tutto cosparso di cadaveri insepolti, sia dalla parte delle nostre trincee sia verso quelle del nemico.”

Dal diario di U. Baldinotti, La guerra grande
Sentinella di trincea nella battaglia della Somme, luglio 19165
Sentinella di trincea nella battaglia della Somme, luglio 1916

La vita in trincea era un po’ come essere all’inferno. La tensione che provavano i soldati era logorante. La morte poteva arrivare in ogni momento. I cadaveri erano in bella vista, tra le opposte trincee, in una zona chiamata terra di nessuno, per giorni e anche per molto più tempo.

“È la terra della morte… L’altro giorno ero nelle trincee. Non ho mai visto nulla di così orribile. Le avevano costruite su cadaveri ricoperti di terra, ma con la pioggia il fango scivola via e all’improvviso vedi spuntare una mano o un piede, nero e gonfio.”
Brigadiere Taupiac, 14 febbraio 1915

Caduti tedeschi nella battaglia di Guillemont, 1916
Caduti tedeschi nella battaglia di Guillemont, 1916

Erano un covo di sporcizia e topi, e si dovevano difendere anche dalla violenza della natura, dalla neve, dal gelo, dalla pioggia e dal caldo. Terrore, confusione e stress, erano all’ordine del giorno a causa degli incessanti bombardamenti, che a volte duravano anche giorni.

“La trincea è fango, sono giorni e notti passati al freddo più rigido o al caldo più disumano perdendo la cognizione dello scorrere del tempo segnato quasi solamente dalla luce e dal buio. La trincea è anche il luogo dove gli uomini che l’abitavano avevano però modo di manifestare sentimenti diversi come il patriottismo e l’esaltazione il senso del dovere, il cameratismo, l’amicizia e lo spirito di gruppo.”
Parole e immagini dalla Grande guerra, in Storia e Futuro

La resistenza dei soldati era messa a dura prova, e chi non riusciva a resistere alla pressione psicologica dei generali, alla tensione e al terrore, arrivava alla follia e anche al suicidio.

“Chi tenterà di arrendersi o di retrocedere con disonore sarà raggiunto dal piombo delle linee più arretrate o da quello dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre che prima non sia stato freddato dal suo ufficiale. Per chiunque riuscisse a sfuggire a questa forma di giustizia, subentrerà quella dei tribunali militari.
Come marchio d’infamia dei colpevoli e come esempio per gli altri, la pena di morte verrà eseguita alla presenza di rappresentanti dei vari corpi militari. Anche chi, arrendendosi con vigliaccheria, riuscisse a cadere vivo nelle mani del nemico, verrà processato in contumacia e la pena di morte verrà eseguita a guerra finita.”
Direttiva di L. Cadorna, in L’esercito italiano nella grande guerra

La struttura di una trincea

Le trincee erano inizialmente dei semplici fossati, che nel corso della Prima Guerra Mondiale, si trasformarono in complessi sistemi militari di protezione. In realtà le trincee erano utilizzate anche nell’antichità ed era una delle tecniche militari più importanti a scopo difensivo. Non era quindi una novità per gli esperti militari della Prima Guerra Mondiale, anzi già nel 1911 era uscito un manuale d’ingegneria da campo inglese che spiegava come costruirle: Manual of Field Engineering.

come costruire una trincea secondo il manuale inglese Manual of Field Engineering
Manual of Field Engineering
come costruire una trincea secondo il manuale inglese Manual of Field Engineering
Manual of Field Engineering

Le prime strategie offensive della battaglia delle Frontiere del 1914, fallirono miseramente. Si pensava di poter spazzare via il nemico attraverso uno scontro in campo aperto, grazie a un imponente schieramento di uomini, che avrebbe dovuto sopraffare le postazioni nemiche dal punto di vista numerico. Ma la realtà si mostrò ben diversa, e i vari tentativi francesi, tedeschi e inglesi, terminarono in una carneficina.

All’inizio del conflitto le trincee erano considerate una misura temporanea. Erano improvvisate e poco profonde. I soldati per proteggersi dal fuoco nemico, si riparavano dietro a dei piccoli terrapieni. Durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, dal 1914 al 1918, le trincee vengono perfezionate sempre di più. I soldati a volte potevano stare anche in piedi e muoversi da un punto all’altro, grazie ai collegamenti tra i vari fossati.

fanteria russa in trincea che attende l'attacco tedesco
Fanteria russa in trincea che attende l’attacco tedesco

Ogni schieramento costruiva le trincee in modo differente, ma possiamo trovare degli elementi comune di base, come ad esempio il terrapieno. Era dotato di un gradino di tiro e un poggiagomiti rivolto verso il nemico, e poteva avere diverse forme, a seconda della posizione e delle esigenze. Scavare una trincea non era un lavoro semplice.

“Abbiamo scavato trincee da quando siamo arrivati. È un lavoro duro perché il terreno è molto denso, tra i più densi che mi sia mai capitato di lavorare, e di esperienza come manovale ne ho in abbondanza. Per darvi un’idea della velocità con cui procediamo: un soldato deve scavare una sezione di 1,8 metri di lunghezza, 1,2 metri di larghezza e 75 centimetri di profondità in un pomeriggio. Eri mi sono ritrovato a scavare proprio al fondo di una trincea, quindi per superare il parapetto ero costretto a gettare palate di terra oltre a un’altezza di 3,5 metri”
J.B Priestley, reggimento del duca di Wellington

All’interno delle trincee vengono creati dei rifugi sotterranei per proteggersi dalle granate nemiche. Anche se a volte si poteva rimanere intrappolati sotto le macerie, in caso di crollo. Vengono inoltre dotate di nidi di mitragliatrici, postazioni di soccorso, latrine e bunker per i comandanti.

La guerra di trincea si lasciò dietro, oltre ai cadaveri dei soldati morti, anche soldati nevrotici, deliranti, trasformati nella mente e nell’anima. I manicomi del continente si riempirono di soldati affetti da shell shock, shock da granata. Durante il conflitto vengono ricoverati per “ragioni nervose e mentali” oltre 40.000 persone in Italia, tra le 80.000 mila e le 200.000 mila in Inghilterra, 300.000 in Francia e 400.000 in Germania.

Fonti:

  • Storia intima della Grande guerra. Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte, Quinto Antonelli, Donzelli, Roma, 2019;
  • Niente di nuovo sul fronte occidentale, film di Edward Berger, 2022;
  • La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919, Mark Thompson, il Saggiatore, Milano, 2012

Dove si trovano le trincee della Prima Guerra Mondiale e come fare per visitarle.

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