raffigurazione sacrifici umani aztechi

I sacrifici umani degli Aztechi e la Torre dei Teschi

"La vita è opera degli dei, con il loro sacrificio ci diedero la vita. Essi forniscono il nostro sostentamento che nutre la vita" Henry B. Nicholson

di Daniela Castiglia

Gli Aztechi erano convinti che bisognava onorare gli dei attraverso il sacrificio, per vedere sorgere il sole ogni giorno. Erano terrorizzati dal fatto che potesse collassare l’universo, se gli dei non venivano ripagati adeguatamente.

“Su questi altari si trovavano idoli con corpi dall’aspetto diabolico, e ogni notte cinque indiani venivano sacrificati davanti a loro; I loro toraci venivano aperti, e braccia e cosce tagliate. Le mura erano coperte di sangue.

Noi rimanemmo sconcertati e demmo all’isola il nome di isleta de Sacrificios…Quel giorno furono sacrificati due ragazzi, aprendone i toraci e offrendo il loro sangue a quell’idolo maledetto…trovammo gabbie con solide sbarre in legno […] piene di uomini e ragazzi che venivano fatti ingrassare per il sacrificio durante il quale la loro carne sarebbe stata mangiata… Essi aprirono il torace del povero indiano con coltelli in selce estraendo il cuore palpitante che, con il sangue, donarono agli idoli […]. Tagliarono braccia, gambe e testa, mangiando braccia e gambe durante i banchetti cerimoniali. La testa fu appesa a una trave, e il corpo venne […] dato alle bestie come preda.”

(Bernal Díaz, Historia verdadera de la conquista de la Nueva España)

I sacrifici umani degli Aztechi

Sulla cima del tempio la povera vittima veniva tenuta ferma su una lastra di pietra da quattro sacerdoti. Il suo addome veniva squartato da un quinto sacerdote con un coltello cerimoniale affilatissimo, fatto di selce.

coltelli cerimoniali aztechi
Coltelli cerimoniali aztechi

Il taglio era così profondo che oltrepassava il diaframma. Il cuore veniva estratto ancora pulsante e posto in una scodella sorretta da una statua del dio a cui veniva offerta la vittima. Il corpo veniva poi scaraventato giù dalle scale del tempio.

“Il sacrificio di schiavi e di prigionieri di Guerra e l’offerta dei loro cuori e del loro sangue al sole codificava il carattere essenziale della gerarchia sociale e dell’ordine imperiale, mentre forniva un valido strumento di intimidazione e di punizione per l’insubordinazione” (Human Sacrifice at Tenochtitlan, p. 379)

Le viscere venivano date in pasto agli animali, la testa sanguinante veniva esibita nella rastrelliera dei teschi. Basandosi sui dati dei conquistadores, pare che ci fossero circa 60.000 teschi esposti nella rastrelliera, chiamata tzompantli, a Tenochtitlán.

Uno tzompantli raffigurato nel Codice Ramírez
Uno tzompantli raffigurato nel Codice Ramirez

Esistevano altri metodi sacrificali aztechi dedicati alle varie divinità. La vittima poteva essere uccisa da una freccia, o in un combattimento tra gladiatori, o sacrificata al termine di una partita di tlachtli (il gioco della palla), o essere arsa viva in onore del dio del fuoco, o ancora essere scorticata viva in onore del dio Xipe Totec, e a volte anche affogata.

“Hanno un’orrida e abominevole usanze che gli meriterebbe di essere puniti e che per ora abbiamo visto solo in parte, ed è che, ogni volta che vogliono chiedere qualcosa agli idoli, per rendere più accettabile la loro richiesta agli dei, prendono molte ragazze e ragazzi e anche adulti, e in presenza di questi idoli aprono i loro toraci mentre sono ancora vivi estraendo i cuori e le interiora e bruciandoli davanti agli dei, offrendo il fumo come sacrificio. Alcuni di noi lo hanno visto, e dicono che sia stata la cosa più terribile che abbiano mai visto.” (Hernan Cortés)

Ogni 52 anni si teneva la cerimonia del Fuoco Nuovo, dove tutti i fuochi venivano spenti e a mezzanotte iniziavano i sacrifici umani. Se all’alba il sole sorgeva significava che i sacrifici fatti erano stati sufficienti. Un fuoco veniva acceso sul corpo della vittima, e da questo fuoco venivano presi altri fuochi, da portare in ogni casa. Cominciava così un nuovo ciclo. La fine del mondo era stata rimandata per altri 52 anni. Gli Aztechi però, pensavano che il sacrificio umano costante avrebbe ritardato sempre di più la fine del mondo.

Anche gli animali venivano sacrificati in onore agli dei, per questo gli Aztechi allevavano cani, aquile, giaguari e cervi. Venivano dati in sacrificio anche gli oggetti. Ad esempio, il culto di Quetzalcoatl, richiedeva il sacrificio di farfalle e colibrì.

Resti di teschi nel tzompantli a Tenochtitlán
Resti di teschi nel tzompantli a Tenochtitlán

Alla fine del 2020 è stata scoperta la Torre dei teschi a Tenochtitlan, Città del Messico. Gli esperti dell’Istituto Nazionale Messicano di Antropologia e Storia (INAH) hanno scoperto altri 119 teschi umani, oltre ai 484 già trovati prima (risalenti al 1486 e 1502), e un altare dove le teste ancora sanguinanti dei prigionieri venivano impalate per onorare gli dei. Gli studiosi credono che il sito faccia parte di un tempio dedicato al dio del sole, della guerra e del sacrificio umano.

Resti di teschi nel tzompantli a Tenochtitlán
Resti di teschi nel tzompantli a Tenochtitlán

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