‘The Bear’: un piccolo gioiello tra le serie tv del 2022

Una chicca nell'universo dello streaming

di Davide Bellanca

The bear e il racconto moderno del mondo della ristorazione

Chi ha lavorato in un ristorante sa che nel momento in cui il locale apre ai clienti prende il via una cavalcata che termina solo quando si batte l’ultimo scontrino. Camerieri, chef, cuochi, pasticceri, lavapiatti, ognuno coi suoi compiti, si lanciano in una danza frenetica che impone di svuotare la mente, di concentrarsi, di coordinarsi, di essere pronti a ogni imprevisto.

Certo, non siamo di fronte al primo prodotto audiovisivo che racconta il mondo della cucina, tuttavia, The Bear, serie tv americana, prodotta da FX e sbarcata in Italia il 5 ottobre 2022 su Disney+, è forse quello che riesce con più naturalezza a trasportare lo spettatore dietro le quinte della ristorazione.

the bear serie tv

Carmy (Jeremy Allen White), un giovane chef ostinato, ha lavorato per anni nei migliori ristoranti degli Stati Uniti, per dimostrare a sé stesso e al fratello maggiore Mikey il suo valore in cucina. Una notizia tragica, però, rimescola le carte della sua vita. Mikey si toglie la vita, lasciando in eredità al fratello la sua tavola calda a Chicago, The Original Beef of Chicagoland, e insieme a lei un mucchio di debiti coi fornitori, una scalcagnata brigata di cuochi e camerieri e il suo problematico ex migliore amico Richie (Ebon Moss-Bachrach), burbero manager del locale, che nasconde dietro la sua dura corazza un profondo senso di vuoto generato dalla perdita del compare.

Una storia ben scritta che tratta di temi caldi

Così come Richie, Carmy è il tipo di uomo che ha sempre pensato di risolvere le questioni sobbarcandosi tutto il carico sulle spalle, flettendo i muscoli, ma che in fondo sente il peso di un machismo ostentato che non lascia trasparire le sue vulnerabilità e lo condanna alla solitudine e all’abbrutimento. Con la solita presunzione, quindi, Carmy decide di prendere in mano la gestione del ristorante, per provare a rilanciarlo, illudendosi, in questo modo, di riuscire ad aggiustare anche il complicato rapporto che aveva col defunto fratello.

Sono molti i punti di forza di questa serie, che si posiziona di diritto tra le migliori uscite lo scorso anno, a cominciare da un’ottima sceneggiatura e da una sapiente scrittura dei personaggi. Il cast di attori, sostenuto da un’attenta regia,  recita con naturalezza e autenticità, portando sullo schermo delle performance degne di nota. In particolare, l’interpretazione di Jeremy Allen White, attore protagonista della serie, è stata premiata recentemente con il Golden Globe come miglior attore in una serie musical o comedy.

Attraverso lo sguardo vacuo, triste ma deciso, di Carmy, questa serie racconta la storia di un lutto, e di come il duro e incessante lavoro possa diventare un antidoto temporaneo per la sofferenza. Un lutto che il protagonista condivide con tutta la sua brigata di cucina, che fino a qualche mese prima lavorava a fianco a fianco col defunto Mikey, e col quale non mancano gli scontri. Il giovane chef cerca in tutti i modi di combattere il fantasma del fratello, che avrebbe voluto più vicino e che scoprirà di non conoscere così bene come credeva.

I personaggi che entrano nel cuore dello spettatore

Ogni personaggio prima o poi conquista lo spettatore, lasciando trasparire gradualmente e con naturalezza l’umanità che lo contraddistingue. Persone imperfette, insicure, incomplete.

The Bear è una favola contemporanea, che con l’espediente dello stressante lavoro in cucina, rievoca le ansie collettive di questi anni difficili. In particolare riesce a raccontare, tra le maglie della sua storia, le difficoltà di chi fa impresa oggi, in una società mutilata dagli anni di pandemia, e, non a caso, lo fa attraverso la storia di un ristorante e di chi lo tiene in vita. Una sorta di piccolo tributo a uno dei settori più colpiti dalla crisi sanitaria.

La visione ci costringe insistentemente dentro le stanze della piccola tavola calda, con uno sguardo onesto e ficcante. La serie si avvale di un’estetica quanto più realista e di una regia quasi claustrofobica: la camera a mano attraversa continuamente gli affollati spazi della cucina, si districa tra i movimenti dei cuochi, si sofferma insistentemente sulle piastre roventi ricolme di carne sfrigolante, sui forni sempre in funzione, sullo sporco che si accumula e che viene incessantemente ripulito.

Ma gestire un ristorante non è solo cucinare: i debiti coi fornitori, la manutenzione dei locali, i problemi con la clientela e col vicinato, il rapporto con i dipendenti, con gli ordini, con la stampa, con la tecnologia. Tutto questo è puntualmente messo in scena, suggerendo l’attenta ricerca che l’autore e regista della serie, Christopher Storer, ha compiuto per rappresentare al meglio il contesto in cui è ambientata la trama.

The Bear è, infine, la storia di un gruppo di amici che combattono per tenere in piedi ciò che rappresenta a tutti gli effetti la loro vita, i loro ricordi, i loro sogni. Insomma, la storia di una famiglia. Sempre pronti a sostenere un compagno nelle difficoltà o a far ragionare qualche membro particolarmente stressato, i personaggi si prendono vicendevolmente cura delle loro ferite, lasciando trasparire come, in fondo, nonostante i diverbi e nonostante la confusione, il legame che li unisce è la vera eredità da difendere.

Se vuoi conoscere ancora di più il mondo delle Serie tv ecco dove trovarne altre.

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