Gigante Monterosso storia

Il gigante di Monterosso: storia di un silenzioso guardiano

Luci e ombre su uno dei simboli del borgo

di wheremagichappens
Questo articolo è il numero 5 su 6 nella serie 5 Terre Experience

È un protagonista tanto amato e fotografato quanto odiato e disprezzato: si tratta della statua del gigante di Monterosso. Il Gigante riposa alla fine della spiaggia di Fegina, oltre il parcheggio laddove ha inizio il porticciolo della cittadina. La statua è fatta in cemento armato, è alta 14 metri e pesa circa 1700 quintali.

È stata costruita per sorreggere un terrazzamento del giardino della villa che i monterossini Giovanni e Juanita Pastine vollero costruire per celebrare il loro ritorno dall’Argentina (verso la quale erano emigrati anni prima). Il desiderio di mostrare ai concittadini quanto grande fosse stato il patrimonio accumulato in sud America, fece sì che Arrigo Minerbi (artista di Ferrara) confezionasse questa raffigurazione del Dio Nettuno.

Statua gigante di Monterosso

Le antiche vestigia del Gigante di Monterosso

Inizialmente la statua impugnava un tritone ed era integra: sfortunatamente la villa venne bombardata e quasi totalmente distrutta durante la II guerra mondiale (se ti interessa altro sulla guerra ecco qui un articolo che fa al caso tuo) e la statua si presenta come un tronco senza braccia, senza tridente, senza conchiglia e e senza una gamba.


Di tutta Villa Pastine rimane completamente intatta solamente una torre. È stata costruita tra il 1906 e il 1910 ed era composta da tre piani con una torre laterale, una terrazza, una loggia a colonne e una scalinata di marmo con ben tre rampe. La storia di questa villa durò davvero poco poiché Giovanni morì durante la prima guerra mondiale e questo fece nuovamente emigrare Juanita dalle 5 Terre alla volta dell’Argentina.

Con la conclusione dei lavori per la costruzione della sua villa l’avvocato Pastine aveva, come abbiamo detto in precedenza, ottenuto quello che davvero voleva: acquisire prestigio e rispetto presso la sua comunità natale; si dice che l’uomo avesse mire di diventare Senatore del Regno e, per questo motivo e per le sue pubbliche relazioni personali, un’abitazione di tale sfarzo non poteva far altro che essere d’aiuto.

Il giudizio critico degli artisti

Le opinioni che l’intera opera suscitò nel mondo della cultura furono, invece, totalmente in controtendenza con quello pensato dall’avvocato. Probabilmente lo sfarzo e il gusto chiche dell’intera opera (al cui ingresso era addirittura ospitata una copia della celebre statua della libertà) erano davvero fuori contesto. Lo scrittore Eugenio Montale (ligure e quindi emotivamente coinvolto) non ha sicuramente misurato le parole per commentare l’opera e scrisse così

“… tre piani alti più di cinque metri ciascuno, con una torre e terrazze e una loggia a colonne e un ponticello e un lastricato decorato come un tappeto turco e le panchine in finto legno e una grande scalinata in marmo di Carrara a tre rampe e perfino un’improponibile copia della Statua della Libertà… e poi le arcate che sorreggevano la scalinata ricoperte di finta roccia e il giardino pensile antistante la villa… un sogno o, per l’architettura razionalista, un delirio!

Eugenio Montale
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