Rino Gaetano

Rino Gaetano e Riccardo Cocciante: il 1° motivo a unirli

Un caso discografico che in pochi conoscono

di Armando Vertorano

Al momento, la canzone A mano a mano cantata da Rino Gaetano vanta oltre 58 milioni di ascolti su Spotify, il che la rende, almeno su quella piattaforma, il brano più gettonato tra tutti quelli che il grande cantautore ci ha lasciato, superando anche titoli come Gianna e Ma il cielo è sempre più blu. Eppure non tutti sanno che A mano a mano è una cover. Il brano originale porta infatti la firma, autorevolissima, di Riccardo Cocciante.

Una cover sì, ma non nel senso classico del termine, perché della versione di Rino Gaetano esistono solo registrazioni live, di cui solo una messa su disco, e non è mai stata incisa in studio.

Confusi?

Ecco a voi la storia di questo piccolo “caso” discografico.

Correva l’anno 1978

A mano a mano appare per la prima volta su un 45 giri pubblicato da Cocciante nel 1978, di poco in anticipo sul sesto album del cantautore, intitolato semplicemente Riccardo Cocciante. Scritta in collaborazione con Marco Luberti, A mano a mano è una canzone d’amore dai toni malinconici: un uomo, mentre sente “la bella stagione che sta per finire” ripensa alla donna che non è più al suo fianco. Una storia finita ma ancora fin troppo viva nel cuore dell’uomo, che si rivolge a questa donna dicendole “dammi la mano e torna vicino, può nascere un fiore nel nostro giardino”. Un brano intenso, emozionante, con un crescendo musical/emotivo tipico cocciantiano.

Eppure A mano a mano, nella sua versione originale, non incontra il successo plateale riservato a brani come Bella senz’anima e Margherita. Perché diventi un brano famoso toccherà aspettare il 1981 e il celebre live di Rino Gaetano.

Prima di arrivare a quello però dobbiamo fare un passaggio intermedio e raccontare un’altra breve avventura, quella di un formato discografico ormai dimenticato: il Qdisc.

Solo quattro canzoni: la RCA e il Qdisc

All’inizio degli anni ’80 il mercato discografico in Italia stava attraversando una delle sue cicliche crisi. Nel tentativo di far fronte a questo problema la RCA italiana, una delle major dell’epoca oggi non più in attività, inventò un nuovo formato, una sorta di mini LP contenente solo quattro canzoni.

Questo avrebbe permesso di continuare a pubblicare dischi ma a un costo di produzione più ridotto e soprattutto vendibili a un prezzo più basso. La “Q” stava dunque per “Quattro”, ma anche per “Quattromilacinquecento” il prezzo in lire del supporto, nonché per “Qualità”, dal momento che essendoci meno brani i solchi sul vinile erano più distanti, restituendo un suono più pulito.

Nella prima metà degli anni ’80 furono diversi gli artisti a pubblicare dei Qdisc, tra i grandissimi possiamo citare Lucio Dalla – il cui Q disc pubblicato nel 1981 conteneva la bellissima Telefonami tra vent’anni – gli Stadio con Chiedi chi erano i Beatles, del 1984 o ancora Anna Oxa e il suo Controllo totale del 1980.

Anche altre case discografiche presero esempio dalla RCA e cominciarono a distribuire dei mini 33 giri. Tuttavia l’avventura del Qdisc fu piuttosto breve, il fenomeno si esaurì nel giro di 4-5 anni, quando si tornò al classico “dualismo” 45 giri/33 giri.

Riccardo Cocciante Rino Gaetano

Dal Qdisc ai Qconcert

Per promuovere il Qdisc, al di là delle solite campagne pubblicitarie, la RCA ebbe la fortunata idea di organizzare degli eventi live esclusivi che presero il nome di Qconcert. Si trattava di piccole tournée che riunivano tre artisti della scuderia. Il meglio di quei concerti finiva ovviamente in un Qdisc la cui struttura era sempre la stessa: quattro brani live, uno a testa per ciascuno degli artisti coinvolti, più un inedito interpretato da tutti e tre gli artisti insieme. Come dicevamo però il Qdisc durò poco e di Qconcert ne furono pubblicati soltanto tre.

Il primo uscì nel 1980 e riuniva Ivan Graziani, Ron e Goran Kuzminac, cantautore italiano di origine serba. Il terzo Q concert uscì nel 1982 e vedeva in squadra ancora Kuzminac, stavolta insieme a Mario Castelnuovo e Marco Ferradini (sì, quello di Teorema).

Quello che interessa a noi però è il secondo, del 1981, il Q concert quello che vedeva protagonisti Riccardo Cocciante, Rino Gaetano e il gruppo progressive rock dei New Perigeo.

Cocciante, Gaetano e New Perigeo live

Il disco fu registrato tra il 4 e il 5 marzo 1981 durante due date della tournée, rispettivamente quella di Pistoia e quella di Novara. Il brano di apertura è l’inedito Ancora insieme, con testo di Rino Gaetano e musica di Cocciante e Giovanni Tommaso dei New Perigeo. I tre artisti si alternano nel cantare le strofe del brano.

A mano a mano è la seconda traccia del disco, appunto brano di Cocciante cantato da Rino Gaetano. Lo “scambio” fra i due prosegue nella terza traccia, in cui possiamo ascoltare Cocciante cantare la mitica Aida. A chiudere sono i New Perigeo con Aschimilero.

Inutile dire che la seconda traccia spicca su tutte le altre: A mano a mano cantata da Rino Gaetano e suonata dai New Perigeo sembra brillare di luce propria. Il brano rimasto nella nicchia della discografia di Cocciante risorge inaspettatamente a nuova vita, diventando un classico.

L’aneddoto di Özpetek

La versione di Rino Gaetano è stata scelta anche dal celebre regista Ferzan Özpetek per la colonna sonora del film Allacciate le cinture, del 2014. In un’intervista ha dichiarato di essere molto legato alla canzone anche perché pare che, durante l’esecuzione, Rino Gaetano avesse visto tra il pubblico del concerto la sua ex-fidanzata. La donna si sarebbe poi subito allontanata, eppure questo spiegherebbe il motivo per cui quell’interpretazione risulti ancora oggi così potente e struggente. Özpetek specifica che si tratta di un racconto di seconda mano, purtroppo non confermato da nessuno, eppure l’ipotesi non può che affascinarci.

Forse anzi è proprio per questo che a distanza di oltre quarant’anni da quel concerto, ascoltare Rino Gaetano cantare di un amore ormai perduto, sentirlo implorare per stringere ancora una volta una mano lontana ci strazia ancora così tanto l’anima: in quell’esibizione, in quello spettacolo, potrebbe essersi intromessa un’amara scintilla di vita vera.

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