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my bloody valentine

Un album ‘senza amore’ per i My Bloody Valentine (1991)

Breve recensione di una vera pietra miliare dei My Bloody Valentine

Direttamente da Dublino

I My Bloody Valentine sono un gruppo forse considerabile di nicchia, ma fondamentale per lo sviluppo dello shoegaze e dell’alternative pop degli anni ’90. Fondati a Dublino nel 1983 da Kevin Shields (chitarra e voce) e Colm Ó Cíosóig (batteria), i My Bloody Valentine iniziarono a suonare dal vivo e a pubblicare singoli e EPs in maniera indipendente. Si aggiunsero poi alla formazione Debbie Googe (basso) e Bilinda Butcher (chitarra e voce), rispettivamente nel 1985 e nel 1987: a formazione stabile, il gruppo arrivò a pubblicare il suo primo album in studio, ‘Isn’t Anything’, nel 1988.

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La copertina di ‘Isn’t Anything’

Un esordio sicuramente notevole

‘Isn’t Anything’ è un esordio che lascia il segno, decisamente influente per quello che stava accadendo nella scena alternative pop internazionale, dove dopo anni di tastiere usate come strumenti solisti i Pixies (il loro esordio, ‘Surfer Rosa’, è sempre del 1988) e tanti altri gruppi riscoprivano le chitarre, dal suono distorto e volutamente sporco (e accordature spesso droppate o quantomeno insolite).

Shields in particolare introdusse un nuovo modo di suonare la chitarra, denominato ‘glide guitar’: al consueto strumming di accordi, Shields sovrappose il continuo ‘solleticamento’ della leva del tremolo, creando un suono ancora più disorientante e continuamente altalenante. La voce dolce ed eterea della Butcher richiama il mondo del dream pop e il muro di chitarre e rumore, con i synth relegati a creare un sottofondo ambient distorto, rappresenta una pietra tombale su gran parte del pop anni ’80.

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Un album ‘senza cuore’?

Dopo 3 anni di travagliata produzione (sembrerebbe a causa del ‘perfezionismo sonoro’ richiesto da Shields stesso, produttore dell’album), i My Bloody Valentine pubblicarono la loro pietra miliare, ‘Loveless’. Shields e Cíosóig sono però gli unici membri del gruppo a suonare nell’album: Butcher contribuì scrivendo diversi testi (e cantando ovviamente) e Googe non suonò in alcuna traccia, pur ricevendo i crediti.

Oltretutto, per dei problemi di salute di Cíosóig, egli registrò dal vivo solo ‘Touched’ e ‘Only Shallow’, mentre per le restanti tracce si usarono samples di sue registrazioni precedenti. Il disco complessivamente presenta un suono più cupo del precedente ed è ancora più tendente al cacofonico, con tastiere fischianti e distorte, quasi a simulare talvolta delle urla, e chitarre distorte, incattivite in diversi passaggi. La copertina dell’album, un frame ritraente il corpo della Fender Jazzmaster di Shields, distorto con colori violacei, rende spietatamente bene l’idea di cosa si celi dietro a questo disco.

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La copertina di ‘Loveless’

Qualcosa in più sul disco

Come opener, ‘Only Shallow’ esordisce con molte delle idee dietro l’album: una vera onda di suono che nei suoi maggiori momenti di calma culla l’ascoltatore attraverso le voci eteree di Shields e della Butcher. ‘Loomer’ è costruita su dei samples di chitarra, alcuni dei quali forse anche riprodotti al contrario, anche qui con l’obiettivo di creare un’atmosfera frastornante, mentre ‘Blown a Wish’ propone anche dei samples vocali.

When You Sleep’, che in teoria sarebbe una semplice canzone d’amore (dal testo senz’altro piacevole), viene trasfigurata in un canto pre-apocalittico, con i fischi dei synth che sembrano le trombe annunciatrici del giudizio universale, ed è senz’altro il momento di maggior foga dell’album. ‘What You Want’ sembra una riproposizione in chiave shoegaze dello stile dei REM mentre la closer ‘Soon’ mischia abilmente sonorità shoegaze e ritmi dance, certificando ulteriormente come ormai gli anni ’80 siano morti e sepolti.

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Kevin Shields

Un disco inossidabile

A distanza di anni, ‘Loveless’ mantiene sempre un ottimo giudizio della critica e il suo status di pietra miliare resta inossidabile, così come i My Bloody Valentine restano un gruppo di culto. Le sonorità deliranti e dirompenti di questo disco ancora oggi riflettono piuttosto bene la realtà alienante in cui ci troviamo a vivere, rendendo l’album ancora di grande attualità e di importanza fondamentale per chi voglia capire l’evoluzione della musica popolare negli ultimi 30 anni.

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