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death metal chuck schuldiner

Qual è il primo album death metal di sempre? (1985-1987)

Un breve confronto tra due album capisaldi del genere

Ma prima un po’ di contesto

A inizio anni ’80, gli Stati Uniti sono un ottimo brodo di coltura per il genere metal (principalmente thrash e poi death metal): influenzate dal metal inglese rappresentato dalla cosiddetta New Wave of British Heavy Metal (Iron Maiden, Saxon etc…) e dai primi accenni di speed metal come i Motörhead di ‘Ace of Spades’ (1980) e i Judas Priest di ‘Stained Class’ (1978), diverse nuove band iniziano ad emergere. Il 1983 è considerato l’anno di battesimo del thrash metal americano, una combinazione di metal inglese e ritmiche hardcore punk, vista la pubblicazione dell’esordio dei Metallica, ‘Kill’Em All’ e degli Slayer, ‘Show No Mercy’, e da lì il successo del genere sarà crescente fino ad arrivare alla fine del decennio

. Val la pena menzionare anche l’avvento, decisamente più in sordina, del power metal (ritmiche veloci in maggiore, canto pulito e talvolta tastiere) con ‘Battle at Helm’s Deep’ (1985) degli Attacker (ovviamente ispirato a ‘Il Signore degli Anelli’, un topos del genere) e ‘Soldiers of the Night‘ (1985) dei Vicious Rumors.

metallica death metal
I Metallica in studio

Il thrash va verso scenari ignoti

Da questo mare magnum, di cui fanno parte sia un mondo mainstream accreditato che uno strettamente underground, iniziano a emergere diverse pulsioni già all’inizio della seconda metà degli anni ’80: le tematiche del thrash si fanno sempre più cupe, grazie anche al contributo degli Slayer, che non mancano di citare nei loro testi immagini del repertorio satanista-paranormale (‘Raining Blood’ alla fine narra dell’avvento dell’Anticristo) e nazista (‘Angel of Death’ parla di Josef Mengele), ovviamente senza essere personalmente né satanisti né nazisti.

Allo stesso tempo, temi più cupi spingono il genere sempre più verso la cacofonia, con assoli sempre più veloci e percussioni sempre più tendenti al blast beat, e l’urlo della voce thrash che diventa sempre più un ruggito inquietante. I canadesi Slaughter con il loro esordio ‘Strappado’ (1987) ben rappresentano questo tipo di pulsioni ‘estreme’ che covano nel mondo thrash. La strada sembra più che spianata per l’avvento del death metal.

Un possibile candidato

Nel 1985, i Possessed, una band di studenti liceali originari di San Francisco, pubblica il suo esordio, ‘Seven Churches’. Esplicativo già dalla copertina con tanto di croce rovesciata e titolo in ‘caratteri demoniaci’, l’album rappresenta già un enorme passo avanti rispetto al classico suono thrash. Brani come ‘The Exorcist’, ‘Pentagram’ e la closer ‘Death Metal’ sono capisaldi del genere, brani che qualsiasi ascoltatore di death metal dovrebbe conoscere. Il canto di Becerra è quanto di più vicino al growl si fosse sentito all’epoca, le ritmiche sono serratissime e i testi si richiamano chiaramente a tematiche satanico-paranormali. La produzione, senz’altro non calda e studiata come quella dei Metallica, rende il tutto più spigoloso. L’album resta un punto di riferimento importante per le band death a venire, come ad esempio i Morbid Angel di Trey Azagthoth.

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La copertina di ‘Seven Churches’

Forse il vero vincitore

Nel 1987, i Death di Chuck Schuldiner, originario della Florida, riescono a pubblicare dopo diverse demo il loro album d’esordio, ‘Scream Bloody Gore’. Cantando e suonando tutti gli strumenti ad eccezione della batteria, Schuldiner riesce a creare una grottesca galleria degli orrori, dove lo splatter più assurdo, tra il volutamente esagerato e il pulp a tema satanico, viene accompagnato da toni di chitarra che sembrano coltellate e urla allucinanti dello stesso Schuldiner, piuttosto capace nell’uso del growl. Un ascolto continuato potrebbe senz’altro provocare mal di testa a molti, complice anche una produzione decisamente non ottimale (ahimè, una presenza piuttosto continua nella discografia dei Death). La copertina, altrettanto grottesca, raffigura degli scheletri vestiti da improbabili adepti di qualche setta bere da un calice e ridere tra di loro in una cripta.

death metal scream bloody gore
La copertina di ‘Scream Bloody Gore’

C’è realismo nel death metal?

Indipendentemente dalla risposta alla nostra domanda iniziale, entrambi gli album restano influenti e in ogni modo determinanti per ogni atto successivo del death metal: ad entrambi va riconosciuta la lungimiranza, l’aver saputo spingere sull’acceleratore prima di tutti gli altri, l’aver portato ai suoi estremi, a primo ascolto più irragionevoli, un genere tutto sommato ‘orecchiabile’ come il thrash. Come ricorda Chuck Schuldiner in un’intervista, il vero Male esiste ed è reale, molto di più di un demone rappresentato su una copertina e ‘osannato’ in qualche canzone. Alla fine, spingersi verso l’estremo per questi ragazzi è stato solo uno spietato esercizio di realismo, malgrado a prima vista si potrebbe pensare l’opposto.

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Chuck Schuldiner durante un’esibizione dal vivo
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