ARTICOLO
L'Antitesi
Laura Pausini

Laura Pausini non è Bella e non è Ciao

Laura Pausini, un’icona

Non credo di dover presentare ai gentili lettori un nome come quello di Laura Pausini, ma il mio dovere me lo impone.
Laura Pausini è una celebre e premiata cantante italiana, che ha iniziato la sua enorme scalata verso il successo nel ‘93, vincendo con il brano ‘La Solitudine’ la sezione “Novità” del Festival di Sanremo.
Da lì si è lanciata la sua carriera, che l’ha portata a importanti certificazioni e anche a tour mondiali.

La richiesta inaspettata

Un’artista globalmente riconosciuta, con un grande seguito anche fuori dal suo paese natale, quindi chiamata anche all’estero per realizzare delle interviste.
Difatti Laura Pausini è stata chiamata alla trasmissione nazionale spagnola ‘El Hormiguero’ come ospite, per rispondere ad alcune domande e intrattenersi assieme ai conduttori.
L’intervista si svolge nel migliore dei modi, fino che i presenti al programma non incominciano con toni scherzosi a intonare canzoni: alla Pausini viene difatti di cantare ‘Bella Ciao’.
A quel punto, la cantautrice rifiuta di cantare la canzone, e senza ulteriori intoppi l’intervista si conclude, senza dare troppo peso a quanto successo.

Il rifiuto, ma per quale motivo?

Il rifiuto è stato velocemente spiegato: la cantante non vuole essere strumentalizzata e non vuole cantare canzoni “troppo schierate politicamente”.
Ma questa considerazione purtroppo, è stata fatta troppo tardi.
Ancora prima di valutare quale sia il significato di ‘Bella Ciao’ la posizione presa dalla Pausini verrà utilizzata da esterni in qualsiasi modo, che sia essa positiva o negativa.
Difatti, in un caso come questo, non cantando una canzone storicamente attribuita a un preciso polo politico, non ha fatto altro che dare modo al polo opposto di difendere la sua posizione.
Difesa che si trasforma subito in attacco mediatico reciproco, fra critiche, tesi e (appunto) antitesi.

“La paura della strumentalizzazione è essa stessa la strumentalizzazione”

-Confucio?

Differenze tra Spagna e Italia

La posizione di Laura Pausini doveva quindi essere fatta prima, a telecamere spente.
Così si sarebbe evitato qualsiasi caso di strumentalizzazione.

Risulta spontanea una domanda: perché quindi una canzone capace di generare così tanto scalpore solo a nominarla sarebbe stata presa così alla leggera da un’emittente nazionale?
Il motivo rimane principalmente uno, ossia che in Spagna la canzone è sentita in modo completamente diverso rispetto a qua.
Dopo essere stata inserita all’interno della serie spagnola ‘La Casa di Carta’ oltretutto, è diventata anche una canzone molto famosa in patria, ma senza alcuna accezione politica.
Di conseguenza si può capire come Laura Pausini volesse evitare principalmente le critiche in Italia, che però, erano diventate inevitabili dalla messa in onda.

Bella ciao
Poster de ‘La casa di carta’

Cos’è ‘Bella Ciao’

La cantante quindi si trovava davanti a due scelte, che possiamo vedere entrambe come vicoli ciechi.
Giusto?

Parzialmente.
Purtroppo, viste strumentalizzazioni della canzone stessa (e di conseguenza degli artisti che la reinterpretano) questa ha preso una connotazione politica di sinistra, nonostante non ne sia la vera natura.
La canzone, ha un’origine dubbia: poco cantata durante l’effettiva resistenza italiana dell’ultima parte della seconda guerra mondiale, è stata però attribuita a quel periodo, a simboleggiarlo.
L’idea che sta dietro a ‘Bella Ciao’ non è tanto progressista quanto antifascista.
E non possiamo permetterci di parlare di antifascismo come politica: la stessa costituzione è espressamente contro la riorganizzazione del partito fascista.

E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana

Doveva quindi cantarla?

Sono contrario al “dovere”, ovviamente un’artista non è un jukebox e ha sempre il diritto di decidere cosa performare.
Ma lo scalpore dietro al semplice accenno di una canzone di tale importanza storica è semplicemente dannoso alla memoria collettiva di un paese che si fonda su determinati ideali.

Insomma: che si canti ciò che si vuole, ma che questo sia a solo gusto di chi deve farlo, e non di altri pensieri.

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