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baby records naggiar

Baby Records e l’Italo disco (1974-1994)

Breve storia di un'etichetta tutta italiana

Un’etichetta controversa

Parlando dell’Italo disco, ormai già menzionata qua e là in diversi articoli, non si può non parlare della Baby Records, una delle principali etichette responsabili del fenomeno. Fondata a Milano nel 1974 da Federico ‘Freddy’ Naggiar, l’etichetta si lancia velocemente nella produzione di musica disco, all’epoca un’assoluta novità, per artisti emergenti.

La Baby Records, guidata dallo scaltro Naggiar, contribuisce a costruire letteralmente da zero l’immagine di questi artisti, anche affidandosi a terzi per la composizione di singoli di successo, le cosiddette ‘hit’: come esempio, resta eclatante il caso di Den Harrow, che tratteremo in seguito. L’eredità di questa etichetta, definitivamente chiusa nel 1994, resta ancora oggi nella scena musicale italiana, poiché ha contribuito a rendere celebri personaggi, per alcuni musicalmente discutibili, come Pupo (uno dei primi artisti scritturati dall’etichetta e poi diventato autore per altri) e il duo composto da Al Bano e Romina Power.

baby records naggiar
Naggiar in prima fila al centro

Dalla musica leggera alla disco

Per la Baby Records, i primi successi nel mondo disco arrivano grazie al duo dei fratelli La Bionda, con hit come ‘One for You, One for Me’ e ‘Gimme Some More’ ma la vera Italo disco viene probabilmente inaugurata con Paul Mazzolini, in arte Gazebo. I celebri singoli ‘Masterpiece’ e ‘I Like Chopin’, raccolti nell’omonimo album d’esordio pubblicato nel 1983, schizzano in testa alle classifiche. Quanti di voi hanno notato alcuni passaggi somiglianti in ‘Gimmick!’ di Gazebo e La Dolce Vita’ di Ryan Paris, altro prodotto targato Baby Records? Non c’è da sorprendersi, entrambi i brani sono co-scritti dalla stessa persona, Pierluigi Giombini, uno dei tanti compositori dietro il mondo Italo disco.

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Gazebo in uno scatto recente

Italo disco e Italo dance

Con una Italo disco ormai sempre più spinta verso territori dance, nel 1984 la Baby Records sforna la hit ‘Turbo Diesel’, cantata da Alberto Carpani, in arte Albert One, e prodotta da Roberto Turatti e Miki Chieregato, un altro importante duo compositivo nel panorama Italo disco. Dal testo rigorosamente in inglese, come la stragrande parte delle hit Italo disco, il brano resta ancora oggi tremendamente orecchiabile e il video incredibilmente grottesco, con Albert One vestito da pilota stile Mille Miglia e la sua macchina, ormai ridotta a un catorcio, che si scompone pezzo dopo pezzo dopo aver probabilmente sfondato un muro. Molte di queste hit venivano poi raccolte in ‘Mixage’, una compilation pubblicata a cadenza semestrale, che riscuoteva enorme successo di vendite ed era presente in ogni autoradio che si rispetti.

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Albert One

Den Harrow, o ‘denaro’

Più che un semplice artista, Den Harrow è un vero e proprio progetto musicale, all’inizio pianificato come senza volto dalla Baby Records. Attraverso diversi contatti, alla fine l’etichetta approda alla scelta di reclutare un cantante americano trasferitosi a Milano nel 1980, Tom Hooker, che registri in studio a nome ‘Den Harrow’ (una storpiatura simil-americana del termine ‘denaro’) e un modello italiano, Stefano Zandri, che presti il suo volto alle campagne promozionali e canti dal vivo (rigorosamente in playback) i brani della ‘sua’ discografia. Tra Hooker e Zandri sono ancora aperti dei contenziosi legali, tanto che la pagina ‘Den Harrow’ su Wikipedia è al momento oscurata: in esibizioni recenti, lo stesso Zandri ha ormai iniziato a cantare dal vivo senza l’ausilio del playback. Resta memorabile l’incontro-scontro tra Zandri e Richard Benson sul palco di ’Stile Libero’.

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Stefano Zandri

Non solo musica disco

La Baby Records però non è solo musica disco! Come la Factory Records di Manchester manteneva una parte del suo catalogo per compositori di musica classica contemporanea, così Naggiar si spese in prima persona per portare avanti i Rondò Veneziano, un ensemble musicale che si richiama alla tradizione barocca e a diversi autori del Settecento ma che compone brani propri sotto la guida di Gian Piero Reverberi, fondatore del gruppo e direttore d’orchestra.

Il modello di business della Baby Records, decisamente spregiudicato per i più idealisti, resta una descrizione accurata di buona parte dell’industria musicale pop, con artisti costruiti a tavolino per vendere a un pubblico mediamente giovane ed eserciti di ‘ghost composers’ reclutati per cercare di scrivere qualche singolo di successo.

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