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Le 5 grandi bugie sulla dieta vegana

I grandi miti da sfatare sulla dieta vegana: dalle carenze alimentari all'ingrassare.

Quanti sono gli Italiani che seguono la dieta vegana?

Prima di affrontare di petto le 5 grandi bugie sulla dieta vegana, vediamo di contestualizzare il fenomeno in poche righe. E’ un argomento di stratta attualità: sempre più italiani scelgono di seguire una dieta completamente priva di derivati animali (vegana), vegetariana (eliminando la carne, ma conservando nei propri menù pesce, uova, latticini) o sono flessibili (ossia riducono il consumo di carne e derivati animali a seconda delle occasioni). Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, infatti, sarebbe il 2,4% – con trend in crescita – della popolazione italiana ad aver completamente rinunciato a carne e derivati, per giunta con delle motivazioni chiarissime.

Perché scegliere una dieta vegana?

dieta vegana allevamenti intensivi
La questione etica preoccupa migliaia di consumatori

Il 23% ha dichiarato che il suo percorso ha radici in una motivazione prevalentemente ambientalista, per salvaguardare il pianeta e le sue risorse (l’allevamento intensivo di carne è una ferita aperta nel delicato equilibrio dell’ecosistema Terra). Seguono le motivazioni salutistiche (21,3%) e la questione etica sul rispetto e la salvaguardia degli animali (20,7%). Il tridente rappresenta i pilastri del movimento vegano nel mondo. Veniamo, ora, ai 5 grandi miti da sfatare, cresciuti dal fertile terreno della disinformazione (o, a volte, vera e propria malafede). W.M.H. arriva a fare chiarezza.

Numero uno: carenze proteiche

Il primo, grande, ostacolo da superare: la dieta vegana (o vegetariana), comporta delle carenze proteiche? la risposta, ovviamente, è no. O meglio, non proprio. I nutrizionisti e il mondo accademico in genarle portano un’evidenza scientifica insormontabile: tutti gli amminoacidi (i “componenti” delle proteine, per intenderci) – anche quelli essenziali – provengono inesorabilmente dal mondo vegetale.

Il punto focale, dunque, è la quantità: la “conditio sine qua non” a livello nutrizionale non è la percentuale di amminoacidi contenuti in un singolo alimento (e i derivati animali, effettivamente, sono ricchi di catene già “raffinate” dal metabolismo), quanto la quantità effettiva totale di amminoacidi consumati nella dieta giornaliera. Insomma, dal punto di vista proteico, mangiare tanti vegetali vale come ingerire (un po’ meno) carne.

Numero due: carenze alimentari

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La vitamina B12 nel suo scientifico splendore

Anche in questo caso, in realtà, la verità si adagia nel mezzo. Tendenzialmente, un vegano, vegetariano o chiunque decida di limitare in un modo o nell’altro il consumo di derivati animali, non necessita di alcun integratore alimentare, se non di uno. Rispetto a chi segue una dieta onnivora, ci sarebbe in effetti, una vitamina da integrare, la B12. Come tutte le vitamine del gruppo “B”, anche la numero 12 svolge un ruolo fondamentale nella metabolizzazione del cibo e nella trasformazione di quello che ingeriamo in energia. Il problema è che la vitamina B12 è di produzione strettamente batterica: la si trova comunemente, dunque, nel terriccio e appunto, in quantità ben maggiori, nello stomaco dei ruminanti.

Ironia della sorte vuole che più, spesso di quanto si possa immaginare, nutrirsi di carne non metta completamente al riparo dalla necessità di assumere integratori di vitamine B, che sono – infatti – tra i più comuni in commercio.

Numero tre: il ferro animale viene assorbito meglio

Terza mezza verità per la dieta vegana: davvero il ferro animale viene assorbito meglio dal nostro organismo? In via del tutto teorica, sì, ma addirittura, troppo. Il ferro animale viene recepito meglio dal nostro metabolismo, che funziona come un magazzino: gli elementi che vengono assimilati dal cibo vengono stipati fino al limite di capienza, oltre, si rischiano delle ripercussioni. Ed è proprio questo il caso: il nostro organismo non è in grado di interrompere l’assorbimento del ferro animale oltre il limite, creando un ambiente che facilita le infiammazioni. Al contrario, per noi, è molto più facile assimilare il ferro di derivazione animale, che mantiene un adeguato livello nutrizionale, senza eccedere e creare problemi di salute.

Numero quattro: latticini e calcio

Un vegano, o comunque chi limita il consumo di prodotti di origine animale, non rischia affatto di avere carenze di calcio contenuto nei latticini. Il concetto è molto semplice: il latte di una mucca, di per sé, è privo di calcio, che è un minerale che si trova naturalmente nel terreno. Lo sono, dunque, anche tutti i prodotti che vengono raffinati dal latte (formaggi, yogurt eccetera).

dieta vegana mungitura
Il calcio nei latticini arriva direttamente dalle piante che vengono mangiate dalle mucche

Il “trucco” arriva direttamente dalla dieta degli erbivori, che nutrendosi di piante – che a loro volta assorbono il calcio dal terreno – riversano il prezioso minerale nel loro latte. L’equazione è semplice: per ottenere lo stesso quantitativo di calcio, basta includere nella propria dieta le stesse cose che mangerebbe una mucca. Si è a buon punto già scegliendo mandorle, verdure in foglie, crucifere, soia e derivati.

Numero cinque: l’eccesso di carboidrati fa ingrassare

Questa forse è la bugia sulla dieta vegana più grande di tutte e si basa sul presupposto, completamente errato, che quest’ultima debba “appoggiarsi” necessariamente su un quantitativo elevato di carboidrati. Con i carboidrati, lo sappiamo, si è solo più felici. Di fatto, una dieta a base vegetale ha una densità calorica infinitesimale, un elevato potere saziante e migliori prestazioni nutrizionali (per il discorso sul “quantitativo massimo” di elementi assorbibili del punto 3). Anzi, una dieta vegetariana o vegana è indicata , proprio per queste caratteristiche da supereroe della nutrizione, è particolarmente indicata per chi pensa a un calo ponderale.

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