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Jimi Hendrix - fotografia musicale

4 grandi della fotografia che hanno fatto la storia del rock

Quando un'immagine vale più di mille parole

Fotografia e musica: due facce della stessa medaglia

Da sempre, il mondo fotografico e quello musicale sono legati in un legame profondo. Basti pensare alle centinaia di foto che hanno fatto la storia della musica, e che ritraendo le grandi rockstar in tutto il loro splendore hanno contribuito a creare i miti che tutti noi oggi conosciamo.
Patty Smith androgina con camicia e cravatta, Jimi Hendrix inginocchiato davanti alla chitarra in fiamme e Jhonny Cash che fa il dito medio sono solo alcuni degli scatti che col tempo sono diventati la testimonianza della vera essenza del rock.
Ma chi sono gli autori di queste foto iconiche? E quando nasce la fotografia musicale?

La gioventù del rock e della fotografia musicale

La fotografia musicale ha iniziato a diventare popolare con l’avvento del rock’n’roll, quando negli anni ’50 e ’60 si è registrato un incremento di interesse per i memorabilia musicali come poster, video, foto, ecc.
É proprio in questo periodo che nascono anche molti dei magazine musicali tutt’ora famosi, come ad esempio la rivista Rolling Stone, e che si inizia a capire l’importanza della fotografia soprattutto per l’industria musicale.


Nel giro di poco, il potenziale comunicativo delle fotografie scattate ai grandi della musica inizia ad essere compreso, e così, dalle prime istantanee scattate quasi per caso – immagini spontanee e del tutto non premeditate – si passa alla necessità di costruire, curare e diffondere l’immagine dei grandi musicisti proprio per contribuire alla loro fama, e alle vendite dei loro album.
Nascono quindi alcune delle immagini più iconiche della storia del rock e, di conseguenza, alcuni dei fotografi musicali più famosi del settore. Vediamo allora in questa breve rassegna almeno quattro dei grandi che devono la loro fortuna alla musica, a partire da chi si è improvvisato fotografo andando incontro al suo destino.

Henry Diltz, da rockstar a fotografo

Immaginate di essere in viaggio con la vostra band su un furgone scassato, di fermarvi in un negozietto di cose usate e di trovare una vecchia macchina fotografica con la quale iniziate a scattare qualche foto, così, giusto per divertimento.
Per Hanry Standford Diltz, ex componente della Modern Folk Quartet, è esattamente così che è andata.
Nel giro di poco, l’amore per la fotografia matura al punto da fargli abbandonare la carriera da musicista per dedicarsi interamente alla nuova passione. Una volta arrivato al Laurel canyon, vicino a Hollywood, fa pratica ritraendo alcuni dei suoi vicini di casa (Joni Mitchell, i Doors, Frank Zappa) diventando una sorta di foto reporter “insider”, testimone di una memorabile stagione musicale.

Già nel 1967 è un fotografo affermato noto per i suoi scatti musicali e per le sue conoscenze nel campo del rock, e sempre negli anni ’60 partecipa a Woodstock come uno dei fotografi ufficiali del festival. Nello stesso periodo viene ingaggiato per la copertina del primo album dei Crosby, Stills & Nash e, successivamente, viene chiamato anche per realizzare quella che diventerà una delle sue copertine più famose, quella di Morrison Hotel dei Doors.


Da quel momento, la fama di Diltz come fotografo musicale cresce al punto da portarlo a fondare, nel 2001, una catena di gallerie fotografiche ovviamente dedicata alla storia del suo lavoro: la Morrison Hotel Gallery – un vero e proprio tempio del rock.

Elliott Landy, l’uomo che ha fatto resuscitare Bob Dylan

Nel 1968, dopo un tour mondiale durato due anni e un misterioso incidente in moto di cui non si conoscono bene le dinamiche, Bob Dylan è in una sorta di periodo sabbatico. Voci di corridoio parlano di un abbandono delle scene, arrivando addirittura a supporre che il cantante sia morto proprio in quell’incidente.
Così, vista l’insistenza dei fan e per mettere a tacere le voci, Dylan accetta di fare un servizio fotografico per annunciare l’uscita del suo prossimo album: Nashville Skyline.


Il fotografo ingaggiato per lo shooting, un reporter di nome Elliott Landy, instaura nel giro di breve un buon rapporto di amicizia con il cantautore, il quale, poco dopo la prima sessione fotografica, lo richiama per scattare alcune foto di famiglia. L’occasione si rivela un ottimo modo per entrare in sintonia con Bob Dylan e consolidare l’amicizia, ma anche per realizzare una serie di scatti inediti, che raffigurano il cantante in atteggiamenti spontanei e autentici.

In seguito a quel servizio, grazie al quale viene prodotta la copertina di Nashville Skyline, ormai consacrato come promessa della fotografia musicale, Elliott viene scelto come uno dei fotografi ufficiali di Woodstock nel 1969.
Le foto del festival scattate da Elliott diventano presto l’emblema di quello che è rimasto l’evento musicale più grande mai realizzato nella storia del rock, nonché protagoniste di innumerevoli raccolte e libri di fotografia iconici, tra cui ricordiamo Woodstock Vision: The Spirit of a Generation , 1994.

Kane, il fotografo illusionista

Verso l’inizio degli anni ’70 il rock si evolve, i musicisti stessi sono più maturi e iniziano ad affrontare la realtà in modo più sofisticato. Allo stesso modo, anche i fotografi affinano le tecniche e lavorano maggiormente sull’ideazione delle loro opere, contribuendo alla regia degli scatti necessari alle vendite dei nuovi album e alla fama dei musicisti.
Di questa nuova categoria di fotografi musicali fa parte Art Kane, giovane eclettico che sul finire degli anni ’60 diventa autore di alcune delle foto musicali più famose della storia.


Alcuni dei suoi scatti più celebri riguardano il mondo del jazz, ambiente per il quale ha contribuito alla realizzazione di incredibili memorabilia come ad esempio la foto “A Great Day in Harlem” che ritrae 57 dei musicisti jazz più noti dell’epoca (e della storia).
Uno dei suoi scatti rock più noti, invece, appare sulla copertina della rivista Life nel 1968 e ritrae gli Who mentre sonnecchiano seduti per terra avvolti dalla bandiera britannica davanti al Carl Shurz Monument di New York.


Kane era un artista raffinato che sapeva come catturare l’attenzione e, armato delle sue idee, ha tracciato indelebilmente la storia della fotografia scoprendo nuove tecniche, con l’obiettivo di liberare la fotografia da quella che egli definiva una “presunta veridicità”.

“La realtà non è all’altezza delle aspettative visive che genera. Piuttosto che documentarla, sono interessato a condividere il mio modo di sentire le cose”

Art Kane

Annie Leibovitz e “la foto della vita”

L’8 dicembre del 1980, Annie si reca sulla 72a di New York per scattare un servizio fotografico per la copertina della rivista Rolling Stone.
I soggetti dello shooting, non sono altri che John Lennon e Yoko Ono.
Il servizio fila liscio e, come di consueto, la Leibovitz lavora con grande professionalità e sensibilità.
“Hai catturato perfettamente la natura del nostro rapporto”, afferma Yoko, e una volta finito il lavoro, la coppia lascia l’appartamento per dirigersi allo studio di registrazione dove stavano lavorando su Walking on Ice, il nuovo singolo di Yoko Ono.


Una volta usciti, i due vengono avvicinati da un giovane che nel giro di pochi attimi gli scarica addosso cinque colpi di pistola, provocando da li a breve la morte di John Lennon.
La foto scattata quel giorno da Annie, che ritrae i due sdraiati sul pavimento mentre il corpo completamente nudo di lui avvolge quello di lei, finisce in copertina il 22 gennaio 1981, entrando inevitabilmente nella storia.
Come dichiarerà in seguito la Leibovitz, destinata a diventare uno dei migliori ritrattisti americani, “la leggenda di John sopravvive anche grazie a quell’immagine, a quel suo essere audace e sincera al tempo stesso”.

Yoko Ono e Jhon Lennon - Annie Leibovitz
John Lennon e Yoko Ono, copertina Rolling Stone, 1981

La fotografia musicale oggi

Oggi, con social network e la possibilità di scattare foto ovunque e in qualunque momento, le cose sono certamente cambiate. Allo stesso modo anche l’industria della musica è diversa da quella di 30 o 40 anni fa, e tutto ciò influisce inevitabilmente anche sul mondo della fotografia musicale.
Se da un lato, per i musicisti di oggi la fotografia è ancora più importante, dall’altro c’è da considerare quanto le immagini siano diventate effimere.


Certamente, grazie a internet tutti noi abbiamo a disposizione una enorme quantità di materiale importantissimo per la storia della musica, per non parlare dei social che contribuiscono al crescente bisogno di comunicare per immagini. L’intimità degli artisti oggi è a disposizione di chiunque abbia un profilo instagram e spesso non c’è più bisogno di acquistare riviste specializzate per vedere i dietro le quinte o le immagini inedite dei servizi fotografici realizzati dai grandi fotografi.


Insomma, le cose sono decisamente cambiate da quelle prime istantanee scattate di sfuggita, e da quei primi ingaggi che hanno trasformato semplici fotografi in rockstar a loro volta. Forse le cose sono più semplici, o forse no, ma quello che sicuramente è rimasto uguale, è il potere che queste immagini hanno: la loro capacità di farci avvicinare alle persone ritratte e di rimanerci impresse nella mente per sempre.
Perché che si tratti di una polaroid, un poster, la copertina di un album o di una storia, un immagine vale sempre più di mille parole…ed è questo ciò che conta.

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