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I Metallica e noi: 4 maestri, gli altri burattini

Una band epocale per un album da antologia

I Metallica, questi sconosciuti

Non servono senz’altro presentazioni per i Metallica: uno dei gruppi metal più famosi al mondo. Considerati tra i fondatori del thrash metal (una originale fusione tra hardcore punk e heavy metal), i Metallica hanno venduto più di 100 milioni di dischi durante la loro (non sempre onorata) carriera.

Tra i loro principali capolavori, non possono non essere citati i primi quattro album: ‘Kill’Em All’, ‘Ride the Lightning’, ‘Master of Puppets’ e ‘…And Justice for All’ (forse il più debole di questi). Con la pubblicazione del cosiddetto ‘Black Album’, uscito nel 1991, i Metallica hanno plasmato un sound decisamente più tendente all’heavy metal classico e all’hard rock, creando un vero e proprio spartiacque nel mondo thrash metal (indeciso, a questo punto, se seguire la stessa strada commerciale della band o mantenere fede ai propri principi).

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Cover dell’album Master of Puppets

Una formazione entrata nella storia

La formazione classica dei primi tre album è composta da James Hetfield (voce e chitarra ritmica), Cliff Burton (basso), Kirk Hammett (chitarra solista) e Lars Ulrich (batteria). Prima dell’ingresso di Hammett, il posto di chitarrista solista apparteneva a Dave Mustaine, poi fondatore dei Megadeth, cacciato dal gruppo per i suoi problemi con l’alcool e per il suo comportamento violento.

Durante il tour promozionale di ‘Master of Puppets’ in Svezia, Burton rimase vittima di un tragico incidente stradale (il pullman del tour gli si ribaltò addosso): il trauma profondo lasciato dall’incidente portò i Metallica vicini al ritiro dalle scene. Una volta accantonati questi propositi, il posto di Burton verrà preso da Jason Newsted per la registrazione di ‘…And Justice for All’.

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Cliff Burton nel 1985

Un album entrato nella storia

Prodotto in maniera eccelsa da Flemming Rasmussen e dai Metallica stessi, ‘Master of Puppets’ resta il capolavoro formale del gruppo: tra composizioni di altissimo valore, momenti quasi al limite del barocco e del perfezionismo e veri e propri pezzi manifesto del genere, i Metallica creano probabilmente uno dei migliori album di sempre.

Quest’ultimo è coeso dalla prima all’ultima traccia, senza essere mai sottotono. Con quest’album, il gruppo standardizza la sua impronta, mantenuta anche nei progetti successivi: la opener, ‘Battery’, è la traccia più veloce e serrata dell’album, la seconda traccia è la titletrack e la quarta, ‘Welcome Home (Sanitarium)’, è una melodrammatica power ballad, mentre al penultimo posto troviamo una traccia strumentale: ‘Orion’.

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Ulrich (sinistra) ed Hetfield (destra) con al centro Michael Wagener, addetto al mixer durante le registrazioni di ‘Master of Puppets’

Anatomia di un capolavoro

Basterebbero già queste poche tracce per lasciare il segno: l’album non ne sbaglia una: dal riff sincopato di ‘Leper Messiah’ (il cui embrione compositivo forse era già stato accennato da Mustaine) a ‘Damage, Inc.’, un’ottima closer. ‘Battery’, introdotta da una ormai celebre ritmica spagnoleggiante di chitarra, sfoggia tutto il melodismo e le armonizzazioni che caratterizzano l’album, così come ‘Orion’, ricca di momenti simili che vanno oltre il genere del thrash metal (chiunque dovrebbe ascoltarlo almeno una volta nella vita).

‘Welcome Home (Sanitarium)’, dalle atmosfere tragiche simili a ‘Fade to Black’ (la power ballad contenuta nell’album precedente), tratta il tema della pazzia e della brutalità dei manicomi, mentre la titletrack è probabilmente una raffinata allegoria sulla tossicodipendenza, impersonificata da un burattinaio (da qui il titolo dell’album) che manipola le nostre vite.

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Burton ed Hetfield durante il tour di ‘Kill’Em All’

L’eredità del thrash metal

I Metallica restano la quintessenza del thrash metal e la loro carriera (perlomeno iniziale) rappresenta uno spartiacque fondamentale per il metal anni ’80. Senza di loro, la rivoluzione del thrash non sarebbe probabilmente mai avvenuta e oggigiorno ricorderemmo quella decade solamente come l’epoca del glam metal, contesa tra Van Halen, Bon Jovi, Mötley Crüe e tutte quelle band americane copia carbone l’una dell’altra.

Senza il thrash metal, difficilmente esisterebbe il death metal, sottogenere fondamentale e di grande successo nei primi anni ’90.

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I Metallica in Italia nel 2019
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