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ifpi ascolto analisi

Ifpi, il rapporto: ascoltiamo più musica, in maniera differente

Analisi su abitudini e tendenze nell’era dello streaming

Forse non tutti conoscono la Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry): si tratta dell’organizzazione che rappresenta l’industria discografica in tutto il mondo.

Questo ente, che compie regolarmente ricerche ed analisi di mercato, ha recentemente pubblicato un report piuttosto interessante su come siano cambiate le abitudini dell’ascoltatore di musica negli ultimi mesi (caratterizzati come ben sappiamo dalla pandemia che, volenti o nolenti, ci ha obbligati a dedicare più tempo a noi stessi).

Engaging with Music, cosa ci dice il report Ifpi sull’ascolto di musica oggi

Il titolo del report Ifpi, pubblicato non più di qualche giorno fa, è Engaging with Music (che potremmo tradurre relazionarsi con la musica). Lo studio tiene conto delle più recenti modalità di consumo e fruizione musicale. La ricerca si è svolta principalmente tramite interviste.

Queste sono state portate avanti nei 21 principali mercati mondiali per la musica, ovvero quasi tutti i Paesi occidentali e quelli più popolosi. Gli intervistati sono stati oltre 43mila: ci troviamo dunque di fronte al più grande studio in materia mai portato avanti nel mondo.

I risultati sono stati confrontati con quelli dell’edizione precedente del report, datata 2019, risalente al periodo subito prima della pandemia. Come c’era da aspettarsi, l’emergenza ha pesantemente condizionato anche le nostre abitudini relative all’ascolto della musica.

Dal 2019 ad oggi il tempo che trascorriamo ad ascoltare musica è decisamente aumentato. A livello globale l’ascolto medio tra gli intervistati è oggi di 18,4 ore ogni settimana rispetto alle 18 di due anni fa. In Italia l’aumento delle ore passate con la musica è cresciuto in maniera davvero sensibile: se nel 2019 dedicavamo 16,3 ore ogni 7 giorni all’ascolto, oggi siamo arrivati a 19,1.

Gli intervistati sono stati selezionati in maniera casuale, tra persone di età compresa tra i 16 e i 64 anni. Lo studio si è svolto nei mesi di giugno e luglio; le sessioni sono state suddivise per nazione. Ifpi chiarisce come 18,4 ore di ascolto settimanale significhino che ogni settimana, nel mondo, vengono ascoltate 368 tracce della durata di 3 minuti da ogni singola persona. Parliamo di valori medi, naturalmente, eppure il risultato è significativo.

Ifpi ascolto di musica in libertà
Foto di Marcelo Chagas da Pexels

Nuovi modi di connettersi con gli artisti e la loro musica

Engaging with Music 2021 ci racconta la storia di come i fans, nel mondo, si connettano con gli artisti e la loro musica preferita. Lo fanno in modi che qualche anno fa non ci saremmo neppure immaginati.

Notiamo la rapida affermazione dei brevi video, del livestreaming o dell’ascolto in-game, mentre si videogioca. Tutto è sostenuto dall’amore per la musica.”

“Le case discografiche hanno consentito agli artisti di sviluppare la loro visione, reso disponibile una miriade di tracce alle più disparate piattaforme e agevolato le nuove tecnologie come mezzi di diffusione della musica per gli ascoltatori.

Sono modi eccitanti e ancora in sviluppo per relazionarsi con i propri artisti preferiti.”

“La libertà delle etichette discografiche nel rendere la musica fruibile in queste modalità nuove e immersive è cruciale per la futura crescita dell’intero ecosistema musicale.

Ifpi sta portando avanti una campagna globale per accertare che i governi favoriscano o implementino un ambiente nel quale questi rapporti commerciali possano continuare a essere portati avanti.”

Frances Moore (Chief Executive Ifpi)

Moore lavora a stretto contatto con le etichette discografiche, come facilmente si evince dalle sue parole. Eppure quel che dice è particolarmente significativo.

È infatti vero che ultimamente i modi in cui ascoltiamo musica sono radicalmente cambiati e ciò ha irrimediabilmente modificato le nostre abitudini e la nostra esperienza di ascolto. Quest’ultima, oggi, è profondamente diversa rispetto a qualche lustro fa.

L’avvento dello streaming

L’analisi appena riportata è giusta. Spinto dagli investimenti mirati e continui delle case discografiche, che credono sempre di più in questo mezzo, lo streaming è in continua crescita. Il tempo trascorso, nel nostro Paese, davanti alle piattaforme che offrono questo servizio è aumentato del 100% nell’intervallo tra i due report Ifpi.

I dati sugli abbonamenti parlano chiaro (+51% a livello globale di abbonamenti a streaming musicale, negli ultimi 24 mesi). La musica ormai si ascolta soprattutto in questo modo.

I punti di forza di questi servizi sono principalmente il facile accesso e l’autonomia che essi offrono nella scelta della musica e nelle possibilità di seguire i propri artisti preferiti. Ne è un esempio anche il grande successo delle piattaforme per lo streaming video. Ifpi conferma che il 68% degli intervistati ricerca canzoni specifiche nelle librerie online più di una volta a settimana mentre il 62% di essi ascolta sovente playlist personali nell’arco di 7 giorni.

Pro e contro del livestreaming

ascolto di musica su musicassette personalizzate
Foto di cottonbro da Pexels

I pro

Il livestreaming agevola indubbiamente l’ascolto di una maggiore varietà di generi musicali. Non a caso sono stati più di 300 i generi nominati dagli intervistati, i quali hanno spaziato dai più noti e diffusi fino ai recenti – e poco conosciuti ai più – stili gqom, axé e la canzone hokkien.

L’accesso a librerie musicali così ampie, infatti, coadiuva l’accesso a tipologie profondamente diverse di stili e generi, arricchendo di molto la cultura musicale dell’ascoltatore.

Esistono dunque degli evidenti vantaggi per chi usufruisce abitualmente, o persino quotidianamente, dei servizi in streaming ma, se paragoniamo il metodo di ascolto odierno a quello di un paio di decenni fa (quando stavamo iniziando la transizione verso l’epoca dell’mp3), troviamo anche aspetti ben meno positivi.

I contro

Dei 75 milioni di utenti di Spotify, il principale servizio di ascolto livestreaming, 20 milioni sono titolari di un abbonamento Premium. Il numero in realtà potrebbe essere ben più alto, molti infatti si riuniscono per dividere tra più persone il costo della singola sottoscrizione. Tutti questi possono dire di possedere, in qualche modo, le canzoni che amano.

Chi è Premium può infatti gestire la musica salvata anche offline, esattamente come farebbe con un iPod o lettore mp3, organizzandola in playlist, ascoltandola in maniera casuale e via dicendo. Tutto però termina nel momento in cui l’abbonamento non viene rinnovato.

La musica di Spotify è crittografata con tecnologia DRM e ci sarà impedito di ascoltarla qualora non avessimo installato la app del servizio streaming. Ciò preclude l’accesso alle tracce scaricate nel momento in cui la sottoscrizione non sia più attiva.

C’è poi il nodo della qualità audio. Gli utenti Premium dispongono di una qualità accettabile pari a 320kbps (kilobyte al secondo) chiunque non paghi, però, e scelga di utilizzare il servizio free, la vedrà dimezzata fino a 160 kbps. L’esperienza utente per un account gratuito, dunque, è ben meno gratificante.

Come ben sa chi utilizza Spotify free, poi, non è possibile skippare – dunque saltare, all’interno di un album o playlist – più di 6 tracce musicali ogni ora. Si tratta di un limite considerevole se ci trovassimo ad incappare in musica che non gradiamo.

Conclusioni

In definitiva, la libertà legata allo streaming si dimostra effimera, se la confrontiamo con l’ascolto di un cd o un vinile. Se da una parte abbattiamo la barriera di accesso – il costo del supporto – dall’altra penalizziamo l’esperienza.

Quando hai a disposizione milioni di canzoni da ascoltare, con quanta attenzione lo fai? Quante volte ascolti ogni singola traccia? Da musicassetta, cd, vinile o lettore mp3 si finiva per ascoltare anche centinaia di volte la stessa canzone. Ora, probabilmente, lo si fa con molta meno assiduità.

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