Amadeus

Amadeus, operazioni nostalgia da far venire la nausea!

Uno sguardo all'Arena Suzuki '60/'70/'80 dopo la celebrazione di Sanremo

di Melpot Cosmos

Ora e sempre ritorno al passato

Ci risiamo. Il ritorno al passato ogni mese del 2021 è ormai inarrestabile.
Amadeus, dopo una celebrazione del passato iniziata con Sanremo, non si ferma: Arena Suzuki ’60/’70/’80 è un tripudio del passato commerciale italiano e internazionale.
Un nuovo ritorno a ciò che non è più la musica, forse in risposta a tutti giovani presentati all’SMA, per ripareggiare i numeri di ciascuna fascia d’età presentata sul palco dell’Arena di Verona.

Mamma Rai… ma ormai badante

L’interesse dei giovani verso la televisione è ovviamente diminuito, e solitamente i tentativi di riavvicinare le fasce più giovani della popolazione sono pallidi e inconsistenti: spesso non si prende sul serio la cultura giovanile, e finisce per perdersi in critiche infinite da ambo le parti, seppellendo ogni avvicinamento in modo rapido.
Per questo ci si butta sopra la vittoria più facile possibile, quella di colpire nella nostalgia le persone componenti il proprio zoccolo duro di utenza.

Una tecnica fallimentare per definizione, che porterà a lungo andare all’assottigliamento della propria fanbase, troppo poco rimpolpata da giovani amanti del vintage.
E forse un po’ troppo rimpolpati da persone in cerca del trash nelle prime serate di Rai 1.

Amadeus cinduce arena 60 70 80
Locandina dell’evento

La squadra che vince sempre, è ormai in pensione

Insomma, i classici ‘soldi facili’ attraggono tutti, anche la Rai. Quando diventerà troppo evidente e non sarà possibile nascondersi dietro la possibilità del revival, forse solo in quel momento crollerà un immenso castello di carte tenuto in piedi da un’economia fallimentare che non tiene conto del tempo.

Ma fino ad allora: Amadeus presenta un djset nell’arena di Verona con ospiti vari, nel tentativo di creare una sorta di serata da discoteca, ritornando infatti dietro alla consolle dopo decenni.
Un ritorno dei ritorni, il presentatore torna al suo primo lavoro mentre davanti a lui si alternano personaggi come: Orietta Berti (ormai immancabile, pronta a coronare questo 2021 come suo) ma anche gli Europe, Loredana Bertè, Umberto Tozzi e molti altri.

Una discoteca gigante

In questa sfilata di ospiti, hit del passato e ricordi, la prima serata di Rai 1 diventa un enorme festa del liscio.
‘Anta’ presi per la gola da una playlist che conoscono a memoria, di cui si cibano per rivivere un passato non troppo lontano.
Una televisione che non si ferma a mirare una certa fascia d’età, ma che va oltre: un’operazione nostalgia che fa pesare ancora di più gli anni che passano, fissando con gli anni che passano gli ascoltatori più assidui.

Sarà un’emozione poterlo rifare adesso da una postazione fantastica come la consolle che domina la platea dell’Arena

Amadeus

Al limite del complottismo

Perché è vero: i ricordi ci fanno sentire protetti e sicuri, non ci mettono contro al dovere del cambiamento, ce ne fanno scordare completamente.
E chiunque sia interessato all’intrattenimento altrui non sente il bisogno di rischiare e di curarsi di una costante crescita della propria utenza: la zona di comfort crea profitto, anche se rischia la diminuzione procedurale dell’utenza.
Non solo dunque si presenta una situazione sempre uguale, ma si rischia di far invecchiare più velocemente una generazione arresa al non stare al passo coi tempi, dei ragazzi che, non spronati, si trovano a essere i loro genitori senza neanche accorgersene.

Arena conduce Amadeus
Fotografia dell’Arena di Verona durante l’evento

Il ballo del liscio prima del tempo

Dunque, persone tra i 40/50 costrette a sentirsi se stesse solo per qualche ora ogni tanto. Non molto diverso del liscio ballato in coppia alle sagre di paese degli anziani: una generazione che si arrende, accetta il destino di non allontanarsi dalle orme di chi è arrivato prima di lei.
Uno stacco generazionale che si rimarca ancora di più, mettendo in continuo contrasto i diversi media presenti, dividendoli in fasce d’età sempre più precise. E tutto questo per una continua operazione nostalgia, oramai nauseante.

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