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Crusaders

Per chi suonano… i tamburi di guerra

Gli strumenti musicali che accompagnano gli uomini in battaglia

Musica campale e soldati a cavallo

In una brulla piana, sotto un sole cocente, due folti eserciti si fronteggiano. Da un lato, lo schieramento crociato, irto di lance e cavalieri. Dall’altro, la formazione turca, a ranghi serrati, in attesa della prima mossa dei soldati latini.

D’improvviso, uno squillo di tromba. I crociati iniziano a muoversi, la cavalleria si lancia alla carica e punta al cuore della formazione turca, dalla quale comincia però a levarsi un suono tonante e minaccioso. I tamburi vengono fatti vibrare.

Turchi contro cristiani
Crociato contro Musulmano, 1250

I cavalieri crociati sono appena disturbati dal rombo, presi da fervore religioso e gonfi d’adrenalina. I loro cavalli, però, cominciano a tentennare. Alcuni rallentano, disturbando la formazione. Altri incespicano e cadono o si volgono improvvisamente nella direzione opposta per sfuggire al rumore, finendo per essere travolti da altri destrieri.

Prima che le spade abbiano cozzato, gli eserciti, ancora lontani, si stanno già scontrando.

I tuoni del terrore sul campo di battaglia

I tamburi di guerra non salvarono la pellaccia dei turchi, ma sicuramente misero un grosso stress sulle truppe crociate, considerato che a partire dal tredicesimo secolo anch’essi si doteranno di strumenti d’offesa musicali, per così dire.

I primi tamburi conosciuti in guerra dall’Europa, peraltro, sono proprio i timpani turchi. Si tratta della tipologia più standard di strumento a percussione, una pelle tesa sopra di una struttura semisferica, o comunque sopra un cerchio con annessa cassa di risonanza, che viene percossa con martelli morbidi.

Turchi

Provate ad immaginare emozioni e sensazioni, da entrambi i lati. Il crociato che si lancia alla carica assieme ai suoi compagni, che respira la polvere sollevata dagli zoccoli del cavallo, che suda sotto le vesti e piegato dallo sforzo, costretto a restare concentrato nel rumore assordante e motivare il proprio destriero, spaventato da quel roboante spettacolo musicale.

Di contro, il cavaliere turco sa che alle proprie spalle i suoi compagni suonano per lui, dandogli un netto vantaggio sul campo. Il suo cavallo carica come il cavallo crociato, ma nella direzione opposta. Esso fugge a rotta di collo da quel rumore alle sue spalle, che lo spinge a correre più veloce possibile.

Uno strumento psicologico

La musica di guerra è sempre stata, prima di tutto, uno strumento psicologico. Chi suona decide il ritmo dello scontro, comunica ai propri uomini istruzioni codificate, può coordinare il movimento delle truppe e allo stesso tempo ostacolare le comunicazioni nemiche.

Corpi di suonatori

Con gli strumenti giusti, si può comunicare uno stato di allarme a un intero esercito, allietare gli uomini nell’attesa della battaglia, o galvanizzarli per l’imminente scontro frontale.

Zhangu, tamburi di guerra
Zanghu, tamburo di guerra

I suoni di guerra hanno un impiego trasversale. Abbiamo parlato di tamburi turchi, ma il loro impiego non è un’invenzione del secolo delle crociate. Se ne conosce un uso precedente anche in Cina, con lo Zhangu, tamburo prima rituale e poi militare, impiegato successivamente anche dalle popolazioni mongole.

Il tamburo è lo strumento musicale perfetto per la battaglia. Resistente, semplice, fragoroso e richiede pochissimo addestramento per essere utilizzato con efficacia. Tuttavia, non è il solo, né il più interessante.

Aztechi, teschi e fischietti

Si dice che i conquistadores non dovettero davvero combattere per conquistare il Messico.

Furono sufficienti la pessima decisione degli aztechi di accogliere gli europei come emissari del divino, le malattie che gli spagnoli portarono con sé e la superiore tecnologia militare degli invasori. I cavalli, in tutto ciò, giocarono un ruolo fondamentale: gli aztechi non li conoscevano, non ne avevano mai visto uno e ne erano, di conseguenza, terrorizzati.

Eppure, c’era qualcosa che spaventava anche gli spagnoli, nonostante la netta superiorità.

Durante la battaglia, cantano e danzano e talvolta gridano e fischiano selvaggiamente, specialmente quando sono in vantaggio. Chiunque li incontri per la prima volta sarà terrorizzato dalle loro urla e dalla loro ferocia

Anonimo, ‘Narrativa di alcuni fatti della Nuova Spagna e della grande città di Temestitan’

Grida e fischi non erano soltanto umane. Gli aztechi impiegavano uno strumento rituale, chiamato ‘Fischietto della morte‘, che riproduceva un suono terrificante, simile a un coro di grida strazianti.

Death Whistle
Fischietto della morte, cremato

Nello stato di guerra perenne con le popolazioni sottomesse che gli aztechi vivevano allo scopo di reperire continui sacrifici umani, i fischietti della morte erano un elemento fondamentale di guerra psicologica. Servivano prigionieri vivi e sani, e il terrore può immobilizzare un uomo senza che si debba vibrare un solo colpo.

Kodo, la guerra in musica

Lo Zhangu cinese si sposta in Giappone, dove inaugura una genìa di tamburi da guerra, i Taiko.

Anch’essi inizialmente utilizzati per scopi rituali, ne viene rapidamente notato il potenziale bellico e nel periodo feudale vengono sistematicamente impiegati in battaglia.

O-daiko

Nel video che segue, il gruppo Kodo porta i tamburi di guerra sul palco, e suona per noi gli O-daiko, in una danza di guerra che si fa musica per il pubblico.

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