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Salmo e quella foto che la cancel culture ignora

Diatriba tra un'influencer e il rapper abituato ai litigi con Fedez e altri

di Melpot Cosmos

Purtroppo, sempre alle solite

Salmo, tristemente, continua ad alzare polveroni uno dietro l’altro.
Proteste mal pensate, litigi bambineschi con Fedez, e anche con un buon 50% degli artisti italiani.
Insomma, dal quadretto patetico scaturito dal live improvvisato al molo di Olbia, nessuno ne è uscito indenne: tantomeno il buon Maurizio Pisciottu. Ma dopo un mese, nell’era dei social, il completo oblio era praticamente garantito.

Ma non tutto procede come deve.
Esattamente quando sembra che ogni polvere dell’esplosione si sia placata toccando il suolo, un’altra mina antiuomo salta in aria, lasciando ancora più sbigottiti, completamente inermi verso il susseguirsi di eventi.

Salmo, un’influencer e la pochezza

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La chat tra l’influencer e il rapper

Il 27 agosto viene denunciato sulle storie di una influencer di Instagram una terribile condotta del rapper sardo nei suoi confronti: senza aver sollecitato l’invio, ma anzi, completamente all’improvviso, le è stata inviata una foto del membro del soggetto.
Ovviamente disgustata dalla condotta di Salmo, la ragazza si è sentita libera di sfogarsi sui social sull’accaduto, per ottenere una valanga di insulti da parte dei fan dell’artista. Si è vista costretta a dover togliere la possibilità di commentare al di sotto dei propri post, facendo perdere così engagement alla propria pagina, il contrario di quanto lei si potesse augurare.

Accusata persino di essersi inventata la vicenda per ottenere della visibilità, la ragazza si è trovata a scrivere sui social che, se risuccedesse, non renderebbe mai più tutto pubblico, ma ne parlerebbe direttamente in privato.
E forse non ci accorgiamo di quanto sia grave ciò che in tutta probabilità e possibilità è stato commesso: inviare determinate immagini NON richieste è un reato, a tutti gli effetti, allo stesso modo delle molestie.

E in tutto questo, ciò che realmente trovo più raccapricciante è il comportamento di Salmo: nulla è stato detto da parte sua, ma incredibilmente riesce a trovarsi dalla parte della ragione pur non muovendo nessun dito.
Il rapper non ha smentito confermato nulla, ma la gogna mediatica verso di lui sembra tutt’altro che feroce.

Dov’è la cancel culture?

L’esistenza effettiva della cultura della cancellazione ha ricevuto anche critiche in quanto viene ritenuto un termine sproporzionato all’effettiva portata dei fenomeni descritti. Non sono in ogni caso registrati casi effettivi di cancellazione di opere, né censure di artisti, intellettuali, autori […]

-Wikipedia sulla parola ‘cancel culture’

E a questo punto credo sia giusto tirare fuori uno scheletro dall’armadio di questa generazione:
davanti a un reato che sta scontando unicamente la altamente probabile vittima, dov’è la cancel culture?
Quel senso di giustizia nel cancellare artisti a causa delle loro condotte spregevoli o dei loro messaggi ambigui?
Ora che potrebbe trovare un senso non pensiamo neanche esista. Anzi, la additiamo subito quando la visione di ‘Dumbo’ viene proibita ai bimbi di meno di 7 anni.
Ora che forse avrebbe un senso, mi chiedo se questa fantomatica cultura sia mai esistita.

Devo assolutamente precisare che non è l’eliminazione di tutto il materiale musicale dell’artista quello che a cui nessuno mira.
Cancellare o censurare in blocco è assolutamente sbagliato come idolatrare senza farsi alcuna domanda.
Simboli oltretutto di regimi totalitari, in cui è facile trovare i vari errori commessi.

Condanniamo Salmo, non la sua arte. (Forse)

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Il rapper Salmo

Ovviamente é l’uomo a pagare, non l’arte, questo è poco ma sicuro.
Il punto però che credo fondamentale è che si debba specificare chi sia l’artista prima di godersene le opere: è di basilare importanza contestualizzare, bere tutto senza farsi domande rimane sbagliato alla radice.
Abbiamo quindi da separare l’umanità dal mondo artistico, ma mai dovremmo dimenticare che dietro ad ogni opera c’è un uomo, e dietro a ogni individuo risulta un passato e delle scelte, che possono e devono essere lodate e/o condannate.

Abbiamo realmente bisogno di un equilibrio in queste tempeste mediatiche, di cercare dell’imparzialità e di sentirci liberi di condannare le condotte errate, senza giustificazioni del calibro “ma è un artista!”.
Andiamo avanti, non è più un’offesa puntare il dito quando serve.
Non cancelliamo ma richiamiamo l’attenzione.
Ovvio, nessun uomo è impunito, ma non è l’esperienza personale che giustifica o no i comportamenti altrui.

Riproduzione Riservata ®

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