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Serietà
Totti Baggio Maradona

Maradona, Totti, Baggio: la sfida tra leggende continua

Dopo ‘il Divin Codino’ e ‘Speravo de morì prima’, la serie sul Pibe de oro

Dei e re, sogno di tutti i ragazzini

Ma quale Facebook, Instagram e storie varie. Niente videogame e serie tv. “Maradona è megl ‘e Pelé” ci piaceva cantare da ragazzini, mentre accarezzavamo il pallone con la suola, cercando di imitare le gesta dei miti del calcio nel cortile sotto casa. Questo famoso slogan di un intero popolo era il famoso titolo di una canzone, scritta da Bruno Lanza, che di calcio nulla sapeva (come ammesso in un’intervista). Nelle strofe, il presagio degli scudetti e di una rivincita sociale, oltre che sportiva.

Ancora oggi, incoronare il re dei re di quel rettangolo di gioco verde è una sfida che promette scintille fin dal fischio d’inizio di quelle discussioni a cui si prende parte. Soprattutto se a scendere in campo sono nomi che tendono a sconfinare nel divino.

Nel mondo del calcio probabilmente non si arriverà mai ad un nome unico. Nel mondo delle serie tv magari sì. Una corona, un divin codino, la mano de Dios: la sfida tra dei e re si infiamma nuovamente, con un altro tassello pronto ad aggiungersi ai titoli imperdibili da guardare assolutamente. Chi sarà il migliore? Partiamo, nel viaggio tra le leggende del mondo del calcio giunte sui nostri schermi. Tra morte e rinascita, luci ed ombre, e quelle date indelebili, già entrate nella storia.

L’ottavo (o forse l’unico) Re di Roma

Speravo de morì prima

Il 28 maggio 2017 sugli spalti dello stadio Olimpico appare uno striscione, una frase scritta in nero su sfondo chiaro che recitava: ‘Speravo de morì prima’. Prima di cosa? Proprio di quel 28 maggio, il giorno in cui Francesco Totti, il capitano della Roma, gioca la sua ultima partita, annunciando il suo ritiro dal calcio.

Francesco Totti l’aveva raccontato nel libro ‘Un Capitano‘. Proprio da questo è stata tratta la miniserie andata in onda su Sky. Il titolo? Lo stesso di quel famoso striscione, che in pochissime parole, è riuscito a racchiudere passione, incredulità e un pizzico di quella disperata nostalgia nel trovarsi difronte a quel momento inimmaginabile, eppure inevitabile: Speravo de morì prima.

“Vite che capitano, e vite da capitàno”

La serie ha debuttato il 19 marzo e si è conclusa il 2 aprile 2021. In 6 episodi, il regista Luca Ribuoli racconta il percorso di Totti (Pietro Castellitto) verso la consapevolezza che la sua carriera da calciatore è prossima alla fine e che non potrà continuare a giocare. L’ultimo rinnovo per l’ultimo anno da calciatore, insomma. Tutti ne sono consapevoli, tutti tranne lui, terrorizzato all’idea della fine, come se tutti i calciatori destinati alla leggenda fossero uniti da questo filo comune e invisibile.

La discesa, nella serie come nella realtà, sarà resa più veloce dal ritorno nella capitale di Luciano Spalletti (Gianmarco Tognazzi), vero ‘villain’ della storia, che sembra avere con Totti un bel po’ di conti in sospeso.

Castellitto in Speravo de morì prima

Una serie non troppo seria

Negli episodi, ciò che si racconta è una storia vera. Eppure, si sceglie di farlo puntando spesso su un’atmosfera goliardica, farsesca, dimostrando di non volersi prendere troppo sul serio. Si sceglie di puntare molto spesso alla battuta per fare essenzialmente ridere.

La sensazione che arriva allo spettatore è quella di assistere a note e momenti drammatici, dove a venire a galla sono le fragilità di un uomo che una città intera ha eletto a divinità, che si miscelano e si inseriscono ogni volta che la narrazione tende a sconfinare troppo nella parodia. Come se si volesse riequilibrare con l’uso di due registri contrapposti.

Il risultato finale porta, tuttavia, ad un po’ di confusione, come se l’intento narrativo non fosse completamente chiaro.

A Cesare tutto quel che è di Cesare?

Francesco Totti

‘Speravo de morì prima’ ha cercato di raccontare uno dei finali più sofferti e complicati della storia del calcio recente. Un epilogo inesorabile, di quelli di cui tutti sono a conoscenza, ma che nessuno vuole accettare. L’attesa e il pieno di emotività caratterizzanti questo evento la dice lunga sulle aspettative di cui si è caricata la serie.

Gli spettatori si sono divisi, romanisti e non, tra qualche polemica e molte discussioni fra social e realtà. Alcune anche da parte dello stesso Spalletti, uno dei protagonisti che ha maggiormente diviso l’opinione.

‘Speravo de morì prima’ rappresenta, alla fine, un’occasione non completamente centrata, non riuscendo a rendere epocale una serie biografica su un personaggio che ha fatto la storia.

La fine è soltanto un nuovo inizio

E dopo la fine? Dopo la fine c’è la vita, un’altra vita. O meglio una rinascita. Quella che ha cercato di raccontare Letizia Lamartire, stavolta in un film su un’altra leggenda del calcio. Stavolta, con qualcosa di divino.

Roberto Baggio, probabilmente il calciatore italiano più amato a livello nazionale, è approdato su Netflix il 26 maggio 2021 con il titolo ‘Il Divin Codino‘.

Doverosa premessa, per evitare di rimanere delusi: il film, in questo caso, ha un approccio completamente diverso rispetto alla miniserie televisiva dedicata al capitano giallorosso. Il messaggio che trapela fin dai primi minuti è chiaro: non si vuole onorare il calciatore Roberto Baggio, non si vogliono celebrare i goal che hanno segnato la storia del calcio italiano. Si vuole parlare dell’uomo dietro il personaggio. Lo stesso Stefano Sardo, sceneggiatore del ‘Divin Codino’, cerca di dribblare la domanda sul perché di questa scelta.

Delle prodezze calcistiche di Baggio, Youtube è pieno. Noi volevamo raccontare una storia poco conosciuta, non fare una puntata di ‘Sfide

Stefano Sardo
Il Divin Codino

Il Divin Codino: poco calcio, tanta umanità

Che sia sul campo di gioco o sul grande schermo, nessun calciatore può sottrarsi alla pressione più grande di tutte: quello delle aspettative da rispettare. La sfida non è stata delle più semplici, perché quando vai a toccare un personaggio così caro al sentimento nazionale, il rischio delusione è sempre dietro l’angolo.

Il film ripercorre in maniera veloce la vita di Roberto (Andrea Arcangeli), uno degli otto figli di una semplicissima famiglia di Caldogno, il cui grande scopo nella vita è quello di mantenere la promessa fatta al padre da bambino: vincere i Mondiali di calcio contro il Brasile.

Il talento calcistico giovanile, l’acquisto da parte della Fiorentina a 17 anni, il primo infortunio che rischia di compromettere la carriera, il suo rapporto con la fede buddhista che lo mantiene vivo nei suoi momenti più bui. Sono queste alcune delle tappe che vengono ricordate. Insieme alla rincorsa di quel sogno infrantosi nel luglio 1994, con quel calcio di rigore calciato troppo alto contro la nazionale brasiliana, indelebile nella mente di tutti gli italiani.

Il rimorso, i successivi infortuni e le riprese, tutto affrontato con il cuore di chi non molla mai e vive per raggiungere un qualcosa.

Una rappresentazione del privato, dell’animo di Baggio. Una storia favolistica, anche qui con quegli alti e bassi tipici degli eroi maledetti.

Il più umano tra i divini

Il calcio, nel lungometraggio, è utilizzato come un pretesto che serve a discernere l’uomo dal mito. Il Roberto Baggio del film è il calciatore più amato d’Italia, ma probabilmente il motivo è legato proprio alle sue fragilità, che finiscono per renderlo più umano.

Un eroe, piegato dal destino ma mai sconfitto, perché è rimasto fedele a se stesso. Pur perdendo non ha mai perso i propri ideali. Così Baggio subisce e poi accetta quel rigore spedito verso il cielo, accetta quel dolore dell’errore, senza tuttavia perdersi mai. Letizia Lamartire sceglie di usare la strategia drammatica della caduta e della rinascita, ripetendola più volte.

La storia diventa un esempio per tutti noi, posti davanti agli imprevisti e ai fallimenti. Davanti a quegli eventi che possono sconvolgerci nella loro improvvisa manifestazione. Quegli eventi che, a volte, possono anche farci piangere.

Ancora lacrime, color azzurro

25 nov 2020. Nemmeno il sole di Napoli riuscirà mai ad asciugare quelle lacrime. Né agli abitanti della terra del Vesuvio, né a tutti quei folli amanti del gioco più bello del mondo. A quasi un anno dalla morte di Diego Armando Maradona, quelle stesse lacrime di colore azzurro sono pronte a riaccendere il ricordo di colui che ha scritto alcune delle più incredibili pagine della storia del calcio.

Maradona: Sogno benedetto’, così si intitola la serie biografica sul numero 10 che con il suo genio ha ispirato intere generazioni. Realizzata dalla casa di produzione messicana BTF Media, sarà disponibile dal 29 ottobre prossimo su Amazon Prime Video.

Maradona Dios umano
‘Dios umano’ di Jorit, San Giovanni a Teduccio (Napoli)

Set dal fascino sudamericano

Le scene della nuova serie ci porteranno in un viaggio tra Argentina, Uruguay, Messico, Spagna. E ovviamente anche in Italia, in quella stessa Napoli ricca di quei luoghi, quartieri e locali nei quali Maradona fu accolto come un eroe contemporaneo. La città che lo ha sempre considerato non un santo, ma un vero e proprio dio, nonostante la semplicità di un calciatore che ha sempre dichiarato “Voglio essere semplicemente Maradona”.

La serie vanta un contributo italiano anche per le riprese: quelle ambientate a Barcellona e a Napoli sono state affidate al regista partenopeo Edoardo De Angelis.

Speriamo che da questi ambienti così vicini al calciatore, possa venir fuori tutto lo spirito e la straordinarietà di Diego, il genio del calcio morto a 60 anni a causa di un arresto cardiaco.

Pino Daniele, Massimo Troisi, Totò, Maradona, tutti con un cuore che non ce l’ha fatta, a dimostrazione che dalle nostre parti, di cuore, ce ne mettimm’ semp’ nu poc’ e ‘cchiù

Alessandro Siani su Maradona

Da ‘el Pelusa’ a ‘el Pibe de oro’

In Argentina se non hai un soprannome non sei nessuno. Diego se lo guadagnò ai tempi delle Cebollitas, le giovanili dell’Argentinos Juniors: era ‘el Pelusa‘. Da questo a ‘el Pibe de Oro‘, la serie è nata proprio con l’idea di ripercorrere la vita dell’uomo e del calciatore nella maniera più completa possibile.

Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires

Maradona alla presentazione ufficiale allo stadio San Paolo

Dieci episodi da un’ora ciascuno mostreranno la straordinaria storia del fuoriclasse argentino, nato da un famiglia umile e cresciuto nella piccola cittadina di Villa Fiorito. Da lì ha poi conquistato il mondo del calcio passando per il Boca Juniors, il Barcellona ma soprattutto il Napoli, dove ha giocato per sette anni sollevando due storici scudetti e risollevando un intero popolo. In mezzo, la magnifica cavalcata con la nazionale albiceleste ai mondiali di Mexico 1986, dove vinse la competizione e segnò, contro l’Inghilterra, quello che è ritenuto da molti il gol più bello di tutti i tempi.

Una personalità esuberante e fuori dagli schemi, una storia fatta di voli verso l’alto ma anche cadute fragorose. Un’alternarsi di impareggiabili gesta sportive sul campo e momenti difficili fuori dal campo, tra cui le dipendenze da alcool e droga che gli hanno causato nel corso degli anni gravi problemi di salute. Genio e follia, Maradona è anche questo. La sua figura, non a caso, è stata già in passato di ispirazione per film e documentari.

Tratto dal film ‘Maradona by Kusturica’: Diego Armando Maradona canta ‘La mano de Dios’ di Rodrigo Bueno

I diversi volti del campione

Maradona: sogno benedetto interpreti

La produzione ha ingaggiato tre attori che interpreteranno il ruolo di Maradona in ogni fase della sua età. Nella fase iniziale della carriera del ’10’, l’attore sarà Nicolas Goldschmidt, che verrà rimpiazzato da Nazareno Casero nella fase più avanzata della carriera e da Juan Palomino nella fase finale della vita di Maradona.

Nel cast saranno presenti anche Julieta Cardinali e Laura Esquivel, entrambe nella parte della compagna di Maradona, Claudia Villafane, che Maradona sposò nel 1989 e dalla quale divorziò più di dieci anni dopo.

Il padre del compianto campione sarà interpretato da Pepe Monje (da giovane) e da Claudio Rissi (da anziano).

Scritta dagli argentini Guillermo Salmerón e Silvina Olschansky e diretta da Alejandro Aimetta, la storia avrà una seconda stagione già annunciata, composta da altre 10 puntate.

‘Maradona: Sogno Benedetto’ si candida ad essere già una delle serie tv più attese del 2021: l’opera di riferimento, definitiva, per i tantissimi fan e chiunque altro voglia approfondirne la storia.

Trailer della serie tv ‘Maradona: sogno benedetto’

Triplice fischio o titoli di coda?

Due serie tv e un film, dunque, per esplorare le diverse sfaccettature di quei calciatori che hanno influenzato enormemente il mondo del calcio e i nostri sogni fin da bambini. Con il ritorno della serie A, dopo la lunga pausa dell’estate, la fame di calcio comincia a farsi sentire. Tra passato e presente, ritagliamoci un po’ di spazio per questi titoli che inevitabilmente porteranno con loro un bel po’ di nostalgia.

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