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Il curioso caso di John McAfee, quello dell’antivirus

Il suicidio in cella e le teorie del complotto in un'America divisa

Da scienziato della Nasa a eccentrico imprenditore

Matematico, informatico, imprenditore, e ora anche illustre scomparso della storia recente americana: ecco John McAfee, meglio conosciuto al mondo per l’omonimo antivirus che gli ha garantito enorme fortuna (economica).

Britannico di madre e americano di padre, il suo percorso controverso e chiacchierato gli è valso il titolo di ‘the wild child of Silicon Valley’, in una vita sregolata tra genialità ed eccesso.

La sua storia inizia nel 1968, con il lavoro alla Nasa per il programma Apollo, che lo lancia come sviluppatore di software. Nel 1987 il suo illustre successo: il primo software antivirus mai creato, apripista assoluto del campo della protezione dai malware, che lancia il suo nome e la sua azienda nel pantheon dell’informatica.

Sarò per sempre grato ad Intel per avermi liberato dalla terribile associazione con il peggior software del pianeta

John McAfee

McAfee però, come molti creatori, giunge presto a detestare la sua opera. Nel 2017, in un video satirico molto indicativo della sua eccentrica personalità, il tycoon, tra hostess seminude e polverina bianca, mostra il suo complicato rapporto con il software

La vita come un film western

Non ho dichiarato reddito per 8 anni. Perché? 1: le tasse sono illegali. 2: ho pagato già decine di milioni e ricevuto servizi da schifo. 3: ho chiuso col fare soldi. Vivo del denaro guadagnato dalla McAfee Inc. Il mio reddito è negativo. Ma sono un bersaglio per la Irs

John McAfee, Tweet del 2019

Dal 2000 le cose si fanno turbolente per John. La crisi del 2008 prosciuga gran parte delle sue finanze, che si risollevano con la cessione della McAfee Inc. nel 2014. Negli anni successivi il tycoon si candida ripetutamente, a partire dal 2015, per la presidenza degli Stati Uniti.

Nel 2019, però, prima della sua ultima candidatura, l’Internal Revenue Service, o Irs, mette gli occhi addosso a lui, sua moglie e alcuni suoi collaboratori, con l’accusa di evasione fiscale.

Da allora, l’esilio, annunciato prima in Venezuela e poi a Cuba, con un fantasioso piano per una campagna presidenziale a distanza basata sull’impiego di gruppi di sostenitori, che avrebbero dovuto indossare una maschera del volto McAfee e parlare a nome suo dalle strade d’America.

La corsa alla presidenza non sorprendentemente fallisce e John, in continuo conflitto con la giustizia, finisce in manette il 5 ottobre 2020, in Spagna. Qui, il verdetto di estradizione, che giunge il 23 giugno 2021, martedì scorso, dopo mesi di prigionia nel carcere Brians 2, a Barcellona. Il giorno successivo, mercoledì 24 giugno, il tycoon viene trovato impiccato nella sua cella.

La parte strana della storia

McAfee non ci potrà più raccontare la sua versione, ma la storia della sua morte non si conclude con il ritrovamento del 24 giugno. Come per il caso Epstein, finanziere americano trovato morto in dubbie circostanze nella sua cella, una fremente parte d’America si convince che ci sia di più dietro alla morte dell’eccentrico milionario. Una lettura caldamente incoraggiata dallo stesso imprenditore:

L’appiglio fondamentale sono alcuni suoi tweet, dal periodo dell’esilio ai mesi di prigionia che, se fossero presi per buoni, non lascerebbero alcuno spazio al dubbio. Il 15 ottobre 2020, pochi giorni dopo l’arresto, McAfee twitta dalla propria cella che, se si fosse impiccato, non sarebbe stata colpa sua, citando proprio il controverso caso Epstein, di cui parleremo più avanti.

L’avvocato, in continuo contatto telefonico con il tycoon, rifiuta recisamente la possibilità del suicidio, come dichiarato a Reuters. Della stessa opinione la moglie Janice, che racconta dell’ultimo contatto avuto col marito.

Le indagini preliminari delle autorità spagnole, però, avvalorano l’ipotesi dell’impiccagione volontaria e una fonte vicina alle indagini ma non autorizzata ancora a diffondere informazioni racconta ad AssociatedPress del ritrovamento di una nota di addio sul corpo. Il contenuto, però, non è stato ancora reso pubblico.

QAnon, McAfee e gli americani contro l’America

Poche ore dopo la morte dell’imprenditore, un colllaboratore pubblica sul suo account Instagram una singola lettera Q. Il post viene rapidamente eliminato, ma prontamente catturato dagli utenti in molteplici screenshots.

QAnon-Instagram-McAfee

Il riferimento, qui, è quasi certamente a QAnon, una teoria nata sulla famigerata messageboard 4chan e poi trasferitasi sulla sua cugina 8chan. Non scenderemo eccessivamente nei dettagli, per i quali rimandiamo alla lettura di questo articolo, ma prendetela come una sorta di visione escatologia nata dall’internet basata sull’esistenza di una cospirazione globale per il controllo del potere, à la New World Order. Un gioco apocalittico tra shitposting e reali conseguenze (la presa del Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stata direttamente influenzata dagli ‘affiliati’ QAnon), tra partecipazione metaironica e coinvolgimento quasi religioso.

Campidoglio-Saul-Loeb
Occupazione del campidoglio – Fotografo: Saul Loeb/AFP/Getty Images

L’opinione mediatica è totalmente allineata nella condanna di QAnon e la maggior parte dei riferimenti sono stati bannati dalle principali piattaforme social. Risulta dunque molto difficile ripescare una campana meno critica sulla vicenda, qualora esistesse anche un fronte convincente. Questo, prevedibilmente, non ha che estremizzato i sostenitori più coinvolti.

Epstein e la paura delle informazioni

Il punto, comunque, è che il sostegno a QAnon o simili derive, in America, non è che aumentato dalla sua origine nel 2017, complice la tradizionale segretezza delle operazioni di intelligence americana. Un contributo fondamentale alla diffusione di scetticismo nei confronti delle istituzioni è senz’altro il controverso caso Epstein, molto più genuinamente oscuro del suicidio di McAfee.

Jeffrey Epstein, processato per traffico di minori a scopo sessuale e suicida in cella nel 2019, ci lascia con stranezze difficili da ignorare. Abbiamo tutti gli ingredienti per un complotto perfetto. Procedure di controllo non rispettate, il trasferimento improvviso del compagno di cella proprio la notte del suicidio, telecamere di videosorveglianza guaste, rapporti falsificati da parte delle guardie e una certa reticenza a fornire informazioni dettagliate non contraddittorie.

Clinton Epstein WhiteHouse
Bill Clinton accoglie Jeffery Epstein alla Casa Bianca

La supposta ragione per tutto ciò sono informazioni che Epstein, profondamente coinvolto nell’establishment americano e in altri illustri lidi, avrebbe potuto possedere, su elementi di corruzione governativa. Informazioni che, qualora fossero mai esistite, sono comunque sepolte fino a nuovo ordine assieme al miliardario di Brooklyn.

Deadman Switch e la fine dei giochi

Uno degli elementi più interessanti della vicenda McAfee è senz’altro quanto dichiarato in un tweet del 2019 e ribadito in altre occorrenze. Il tycoon sostiene di essere in possesso di una grande quantità di informazioni incriminanti su grandi nomi dell’intelligence americana, e di avere un dead man’s switch sulla blockchain Ethereum, pronto per scattare in caso gli fosse accaduto qualcosa, .

Se non lo aveste già intuito, con dead man’s switch si intende una procedura automatica pronta ad avviarsi in caso di morte dell’utente.

L’ossessione per la sicurezza dell’imprenditore, soprannominato the prophet of paranoia, era ben conosciuta dal pubblico americano e l’esistenza di una simile misura di sicurezza non suonerebbe affatto insolita. Qui, un video molto completo sulla vicenda.

Una labirintica foresta di tweet

Per quanto possibile, in questo articolo abbiamo cercato di parlare dei fatti, ma è difficile analizzare un così complesso panorama in un breve pezzo, quando esistono interi saggi di sociologia dedicati alla sola QAnon. Dunque, vittima o mitomane? Suicidio premeditato per essere immortalato nell’internet o qualcosa di molto più tetro? Ai posteri (forse) l’ardua sentenza. Noi vi lasciamo con questa curiosità e il consiglio di avventurarvi nella foresta di tweet che McAfee ha lasciato dietro di sé.

In conclusione, un piccolo estratto off-topic alla Wmh dal McAfee pianista, che il 17 febbraio ci lascia con una malinconica esibizione che vogliamo proporre come un addio a quest’uomo, così controverso eppure così interessante. Buon ascolto.

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